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LETTERATURA: LETTERATURA: Gli anni Trenta in Germania rivisitati attraverso le poesie di Bertolt Brecht ed illuminati da alcune riflessioni di Willy Brandt (8)

30 Settembre 2010

di Nino Campagna

[Nino Campagna, presidente dell’Acit di Pescia (Associazione Culturale Italo-Tedesca) (acitpescia@alice.it), che conosco da vari anni, è un infaticabile messaggero della cultura, in particolare di quella tedesca, di cui si può dire sappia tutto. Affascinato da quella letteratura va in giro a parlarne davanti a studenti e professori, incantando tutti con il suo eloquio da oratore tanto preparato quanto appassionato. Non si finirebbe mai di ascoltarlo. Della cultura tedesca conosce non solo la letteratura, ma la musica e in modo tutto speciale – al contrario di quanto accade in Italia – la fiaba, che nella Germania gode di grande considerazione, quasi a livello di vero e proprio culto. Per la sua attivitĂ  ultra quarantennale è stato insignito della croce al merito culturale concessagli dal Presidente della Repubblica Federale di Germania Horst Köhler. Essendo la sua opera protesa alla diffusione della cultura tedesca, la rivista è lieta della sua collaborazione, che ci farĂ  conoscere molti aspetti interessanti di quella Nazione, e per questo lo ringrazia.]

Willy Brandt, nel discorso al Congresso degli scrittori tenutosi a Stoccarda il 21 novembre 1970, avrà occasione di stigmatizzare con estrema lucidità e fermezza questa mai sopita consuetudine dei regimi dittatoriali: “Che voi lo ascoltiate volentieri o meno, è necessario ricordare, che le dittature sono da sempre impegnate a porsi come obiettivo quello di limitare le libertà degli scrittori, far loro dei processi, porre su liste nere libri e autori. Dove vengono effettivamente o simbolicamente bruciati libri, dove scrittori vengono perseguiti o costretti a lasciare il loro Paese, lì sono sempre in pericolo anche la libertà, la sicurezza e la vita di tutti i cittadini”.

Feroce e illuminante la poesia satirica scritta in proposito da Brecht nel 1938:

Die BĂĽcherverbrennung (Il rogo di libri), 694 – 1938 –  

Quando il regime ordinò di bruciare in pubblico
Libri dal contenuto dannoso e dappertutto
Buoi furono costretti a tirare carri con libri
Per gettarli sul mucchio destinato al rogo, scoprì
Un poeta bandito, uno dei migliori, esaminando la lista
Degli inceneriti con sgomento che i suoi
Libri erano stati dimenticati. Corse allo scrittoio
E scrisse colmo d’ira una lettera ai potenti
Bruciatemi! scrisse con penna volante, bruciatemi!
Non fatemi una cosa del genere! Non risparmiatemi! Non ho
Forse sempre detto la veritĂ  nei miei libri? E adesso
Non vengo da voi trattato come un mentitore? Vi intimo
Bruciatemi!              

Per fortuna l’amarezza per le notizie   a dir poco deprimenti, che arrivano dalla Germania, viene in qualche modo mitigata dalla constatazione che il suo prestigio di scrittore è, perlomeno all’estero, immutato. E si deve proprio a questa stima di cui ancora gode, se, verso la fine dell’anno, un suo libro, scritto quasi unicamente per impinguare le casse di una famiglia con tante bocche da sfamare, viene accettato da una casa editrice ed è pronto per la pubblicazione. Si tratta del  “Dreigroschenroman” (Il romanzo da tre soldi), che gli consente di esprimere senza falsi pudori la sua intima soddisfazione: “Der Roman brachte mir dann tatsächlich viel Geld” (Il romanzo in effetti mi ha procurato allora un sacco di soldi). A pubblicarglielo sarĂ    l’editore Hermann Kesten di Amsterdam. Nello   stesso anno (1934) l’editore   du Carrefour (Francia) pubblicava il volume “Lieder, Gedichte, Chöre” di Brecht e Eisler.

Hitler intanto, sfruttando al massimo l’indiscusso ruolo di   baluardo anticomunista, che gli era riconosciuto anche sul piano internazionale, cerca di ingraziarsi i cattolici e di sigillare con relazioni ufficiali il rapporto di stima (alcuni lo definiranno di sudditanza psicologica) che da tempo lo legava al Duce italiano, per lui un simbolo oltrechĂ© un Maestro. Inevitabile a quel punto l’incontro tra Mussolini, “uomo della provvidenza”, come era stato chiamato da Papa Ratti, e il “nuovo Redentore”, come in molti ambienti cattolici veniva definito Hitler. Due tra i dittatori   piĂą cinici che la storia moderna abbia conosciuto vengono ammantati da definizioni tipicamente cristiane: semplicemente grottesco!

Tuttavia l’incontro   di Venezia del 14 giugno 1934 si sarebbe dimostrato, almeno dal lato umano, un vero fiasco. Hitler rimane estremamente deluso dalla conoscenza personale dell’uomo politico da sempre “idolatrato” e a cui si era apertamente ispirato per la costruzione del suo Reich. Mussolini da parte sua deve sforzarsi per non tradire la sua attonita meraviglia davanti ad un personaggio infagottato in un impermeabile che gli arrivava ai piedi e goffamente impegnato a recitare una parte, che non poteva essere la sua. In altre parole è bastato questo primo incontro a mandare miseramente in frantumi l’idea grandiosa che l’uno si era fatta dell’altro. Addirittura si dice che Mussolini, accompagnando il collega tedesco all’aeroporto, sia sbottato con il suo sottosegretario agli esteri in un eloquente: “Questo Hitler, che pulcinella!”. Mentre Hitler non è da meno e, almeno stando ai si dice, replicava con un altrettanto significativo: “Questo Mussolini, che pallone gonfiato!”. Rapporti umani e politici che minacciarono di guastarsi irrimediabilmente un mese dopo, quando   i nazisti austriaci, d’accordo con i camerati tedeschi, tentarono a Vienna un putsch, di cui fu vittima il cattolico Engelbert Dollfuss, protetto da Mussolini. Questo Cancelliere, che da anni reggeva l’Austria anche se con metodi autoritari, si era tra l’altro conquistato indubbi meriti anche sul piano internazionale per essere riuscito a tenere a galla la precaria navicella di un Paese quotidianamente dilaniato da durissimi scontri tra bolscevichi e nazisti. Hitler, dopo questo atto di criminalitĂ  internazionale, fa di tutto per riconquistare, almeno tra i cattolici, l’antica stima e si decide   ad un’azione riparatrice. Infatti di lì a poco dĂ  l’ordine di perfezionare l’intesa con il Vaticano. A suggellare questa operazione, il 20 luglio 1934 nella residenza dei   Papi viene concordato un patto tra Santa Sede e il Reich, che porta la firma di von Papen e del Cardinale Pacelli.

Sul piano interno, cancellati come abbiamo visto sindacati e partiti, Hitler si impone come unica autoritĂ  indiscussa dell’intera Nazione. A creargli   fastidio sono soltanto le SA di Röhm, che si rifiutano di farsi addomesticare e, potendo contare su oltre 4 milioni di aderenti decisi a tutto, costituiscono una spina per lo stesso partito nazionalsocialista. Röhm tra l’altro covava il non tanto segreto obiettivo di sbarazzarsi prima o poi dell’aristocrazia militare prussiana e di fondere la “Reichswehr” con le sue SA. La crescente rivalitĂ  tra Röhm, che rivendicava una seconda rivoluzione, e Hitler, cui stava molto a cuore la fedeltĂ  della “Reichswehr”, doveva inevitabilmente sfociare in uno scontro, che finirĂ  col costituire una tra le piĂą sanguinose ed efferate pagine del Nazismo. Fu Hitler in persona a sorprendere e dichiarare in stato di arresto, alla fine di giugno 1934, l’ignaro Röhm che si trovava nella stazione termale di Bad Wiessee per una cura contro i reumatismi. Condotto a Monaco il capo nazista venne trucidato assieme ad altri capi delle SA. Stessa sorte sarebbe toccata ai dirigenti che giĂ  si trovavano a Bad Wiessee o che vi erano diretti, dato che proprio in quella cittadina era previsto per il 30 giugno un convegno dei responsabili dell’organizzazione paramilitare. Questa serie incredibile di esecuzioni contro le SA si estese presto contro i nemici, o potenziali tali, del regime. A farne le spese fu tra l’altro il generale von Schleicher, scovato alla periferia di Berlino, mentre von Papen, grazie alla protezione di von Hindenburg, riusciva a scappare. Con questa “grande purga”, derivata da quella che fu poi chiamata la “notte dei lunghi coltelli”, Hitler si era sbarazzato di tanti nemici personali, aveva annientato le SA e soprattutto rassicurato i vertici della “Reichswehr”, divenuta così la sola e legittima organizzazione armata dello Stato. Questa resa di conti, molto simile a quelle tristemente famose tra gangster americani, aveva tra l’altro suscitato enorme scalpore sulla scena europea.

Brecht non si lascia scappare un’occasione del genere e   dedica a quella carneficina, in cui ad essere trucidati sono gli stessi membri del partito nazionalsocialista,   una Ballata:

Ballade vom 30. Juni   (Ballata del 30 giugno),   520 – 1934 –

1

Adolf Hitler era a letto dalla sua nuova amante
Quella ricca Thyssen lungo il Reno.
Sogni malvagi che sempre lo tormentavano
Non lo facevano dormire neppure oggi.

2

All’improvviso apparve attraverso la tenda
Una mano da morto, bianca, pallida
Ed egli vide con una smorfia di terrore
Che davanti a lui stava il suo maresciallo morto.

3

Ed egli vide alla tempia del suo maresciallo
Un buco nero (riusciva a vedere nonostante la scarsa luce).
Sì, disse Röhm, che ci si dovesse incontrare ancora una volta
Questo non l’avresti pensato neppure tu, Adolf ?!

4

Eppure io non te lo posso risparmiare, Adolf.
Se tu non mi avessi ucciso a tradimento!
Tu non devi adirarti così tanto
Sono venuto anche prima qualche notte…

5

Oh, tu mi dipingevi il   futuro più roseo
E tuttavia poi sei ricorso al tribunale di sangue.
La pistola sul tavolo della prima colazione
No, non me l’ero proprio da te meritata.

6

Assieme abbiamo a porte serrate
Progettato un crimine del genere.
Che tu una volta avresti tradito anche me
Questo, Adolfo, non l’ho mai pensato.

7

Ed in un modo così meschino!
Hai avuto ancora modo di   dirmi, di volere
Assieme a me fare qualcosa
Contro determinati ceti piĂą alti.

8

All’improvviso eri dall’altra parte
Perché tu, Adolf, non hai imparato ad essere fedele!
Non agli altri hai fatto del male
Ma a me hai rimproverato la tua severitĂ !

12

Bell’Adolf, farti il letto
Per questo sono stato abbastanza asino.
Adesso giaccio nella tomba e tu puoi ridere.
Sei stato falso e infedele, ma furbo.

13

E hai preso le parti dei signori potenti
Che io non ho visto mai volentieri attorno a te.
E a loro hai, Adolf, consegnato
Il Tuo maresciallo e le tue SA.

15

Falso Adolf! Junker e Baroni
Siedono adesso assieme a te, dove una volta c’ero io.
Adolf, che ne sarĂ  adesso dei miei meriti?
Aspetto inutilmente sotto l’erba verde.

16

E assieme a me lì attendono a centinaia di migliaia
Le SA, che adesso vergognosamente si tengono lontano
Molti di loro sono attualmente in carcere
Dato che in te non alberga riconoscenza alcuna.

….

Il 2 agosto del 1934, a 86 anni, moriva il vecchio Generale von Hindenburg. Hitler decide di unificare nella sua persona le cariche di capo dello Stato e di Cancelliere e, non contento,   si proclama comandante supremo delle forze armate. Subito dopo, il 19 agosto, come era solito fare, chiede al popolo con un plebiscito dall’esito scontato di sancire la sua autonomina. Il risultato di una partecipazione alle urne imponente (95%) fu l’84,6 per cento dei suffragi… Raggiante per il risultato, pensa di festeggiarlo nella ormai nota coreografia che Norimberga riservava agli annuali congressi nazionali del partito. Quello del settembre 1934 aveva come motto: “Nei prossimi mille anni la Germania non avrĂ  bisogno di altre rivoluzioni…”.

Su questa affermazione   Brecht avrà modo di esprimere il suo graffiante sarcasmo:

Dauer des Dritten Reiches (Durata del Terzo Reich), 715 – 1937 –

1

Il FĂĽhrer assicura che il Terzo Reich
DurerĂ  30 mila anni. Su questo
Nelle alte sfere non ci deve essere dubbio. Dubbi
Ci saranno nelle alte sfere, se il Terzo Reich
SupererĂ  il prossimo inverno.

2

Il FĂĽhrer assicura che la guerra imminente
SarĂ  vinta. Su questo nelle alte sfere
Non ci devono essere dubbi. La guerra la vince
Chi dispone di piĂą materie prime, di piĂą generi alimentari
E ha i soldati piĂą resistenti.
Quando pertanto tutti i soldati che montano sui carri armati
Vi rimangono dentro abbastanza a lungo
Tutte le loro donne e figli mangiano rape e nonno Stilke
Gratta accuratamente la sua pattumiera per ricavarne zinco
La guerra che verrĂ  deve essere vinta.

3

La prossima guerra mondiale la vinceremo
Se raccogliamo abbastanza rifiuti. Su questo non ci deve essere
Nelle alte sfere alcun dubbio. Dubbi ci sono solo
Se per esempio i fili di collegamento
Che invece di rame devono essere fatti di alluminio
Resisteranno a lungo. Il FĂĽhrer assicura dureranno
Trenta mila anni.

In occasione del congresso del partito a Norimberga (settembre 1935) il FĂĽhrer compie un altro capolavoro di illegalitĂ  e di protervia. Egli convoca in sessione speciale l’Assemblea del Reichstag e, all’unanimitĂ , fa approvare   le “leggi razziali di Norimberga”, che possono essere considerate il preludio alla   “soluzione radicale” del problema degli Ebrei.


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Bart