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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: L’Italia (Q)olta

23 Agosto 2014

di Maria Antonietta Pinna
(da “Destrutturalismo e altro“)

Ovviamente, la Rivista Parliamone darà ospitalità ad eventuali interventi dei chiamati in causa.

Magnarapa e Pappa nel libro Teoria e pratica dell’omicidio seriale, sostengono erroneamente che la vicenda dei due serial killer, Burke ed Hare ha dato luogo ad una ricca produzione letteraria di cui fa parte anche Frankenstein. I due assassini si conoscono nel 1826 dando inizio alla loro attività criminale che si protrae fino al dicembre del 1828. Il romanzo di Mary Shelley è stato pubblicato per la prima volta nel 1818: Frankenstein; or, The Modern Prometheus, 3 voll., Lackington, Hughes, Mavor & Jones, London 1818; quindi è cronologicamente impossibile che la Shelley abbia fatte proprie le suggestioni derivanti dalla vicenda di Burke ed Hare perchè scrive il suo romanzo prima che questi ultimi commettessero i delitti; addirittura l’idea comincia a prendere corpo nell’estate del 1816, a Villa Diodati, in Svizzera, sul Lago di Ginevra. Mary ebbe l’ispirazione da un incubo notturno.

Il libro di Magnarappa e Pappa è stato pubblicato dal Prof. Vincenzo Maria Mastronardi, direttore della Collana editoriale Psicologia dei comportamenti e della devianza della Armando Editore in Roma.

Il prof. Mastronardi, curatore del volume dei suoi due allievi, non si è neppure preoccupato di verificare l’attendibilità storica del testo, infarcito del resto di luoghi comuni e informazioni già note in campo criminologico. Questo stesso illustre docente, siccome l’Università italiana fa abbastanza schifo, non solo insegna all’Uiversità la Sapienza di Roma anche se parla un italiano stentato, ma organizza dei master a pagamento rilasciando titoli che costano fior di quattrini ma non danno nessuna possibilità in termini lavorativi e pratici.

Ho conosciuto il professore durante un master in criminologia. Lezioni ripetitive, monotone, con dati scontati e conosciuti da anni. Un giorno mi chiese se per caso conoscessi un certo Ernesto De Martino, perchè tutti gliene parlavano in continuazione, citandolo, ma lui non sapeva proprio chi fosse.

Ad un certo punto chiese ad alcuni allievi di partecipare alla relizzazione di un libro collettivo che, a suo dire, sarebbe stato pubblicato con la Laterza. Ogni studente doveva occuparsi degli aspetti criminologici di una regione, io della Sardegna. Gli mandai un primo elaborato e mi ringraziò per mail, scrivendomi che andava bene e che lo avrebbe utilizzato, ci avrebbe messo il suo nome sopra e che sarei stata citata come collaboratrice. Andai dall’avvocato e lo diffidai di dare alle stampe qualsiasi tipo di elaborato gli avessi spedito per la pubblicazione collettiva.

Rispose con il solito tono baronale, saccente e volgare, disprezzando l’elaborato che aveva precedentemente lodato.

Il giorno della tesi finale di criminologia erano presenti Luigi di Maio, non si sa bene a che titolo, il prof. Mastronardi, il prof. Parente, relatore della mia tesi. Mentre discutevo la mia tesi, Mastronardi e di Maio parlavano tra loro animatamente dell’estate e altre quisquilie, poi con una studentessa bionda argomentavano di vacanze e di una rappresentazione su rai tre in cui si doveva recitare una specie di processo, per il quale la biondina è stata ovviamente selezionata. Soltanto Parente ascoltava quello che dicevo, gli altri ridevano, scherzavano tra loro, come se stessero in un locale tra amici a divertirsi. Poi hanno applaudito senza aver sentito neppure una parola.

Dopo la fine del master ho avuto bisogno di un documento che attestasse la specializzazione presa. La moglie del prof. Mastronardi, che ovviamente funge da segretaria, mi disse che non poteva mandarmi la copia del documento, tra l’altro pagato a caro prezzo, visto che ad ogni lezione, la solerte signora, ci ricordava di pagare la rata dovuta. Soltanto dopo la minaccia di una querela, mi consegnò copia dell’attestato di specializzazione e mi fece una lunga telefonata in cui diceva che forse si era creato un terribile equivoco, che averli chiamati baroni da parte mia era ingiusto, etc, etc.

Di recente il prof. Mastronardi ha invitato Schettino ad intervenire all’Università di Roma in un seminario sul controllo del panico, argomento nel quale il capitano dovrebbe essere un grande e coraggioso esperto, un raro esempio da imitare.

La parola ai lettori. Io non ho altro da aggiungere.


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Bart