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LETTERATURA: Lo scrittore Andrea Vitali

28 Gennaio 2012

di Alberto Pezzini

Il Dott. Andrea Vitali, scrittore da due milioni di copie vendute, alla domenica mattina fa le visite ai suoi pazienti. A Bellano, si sa, gli abitanti sono pochi ed il dottore lo conoscono tutti. Mica si fanno dei problemi a chiamarlo anche quando potrebbe e dovrebbe starsene a casa. L’ultima paziente: se non vieni a visitarmi questa mattina (domenica, appunto), ti denuncio. Mi dice con un fi-lo di sorriso che senti brillare anche al telefono, tanto per farti capire che rapporto ha – strettamente familiare – con i suoi pazienti. È come nei suoi libri. Dopo una “Finestra Vistalago” che gli ha assicurato una fama in crescita costante, la sua vita di scrittore non ha più conosciuto tregua (“Olive Comprese”, “La figlia del podestà” per citarne qualcuno). E’ autore molto prolifico tanto da essere diventato una delle stelle danzanti della casa editrice Garzanti con cui ha un rapporto solido. Sforna in genere un libro all’anno, sempre orchestrato con maestria e brevità. Vitali è un maestro della concisione. Tutti i suoi volumi – che parlano di una provincia sonnolenta ma ribollente (le cosce femminili biancheggiano anche all’ombra di un confessionale) – sono scritti in capitoli secchi come fucilate: ognuno di loro fa a sé, e da ogni paragrafo si potrebbe prendere spunto per farne una storia autonoma. Interrogato su questa sua inclinazione scrittoria alla stringatezza, Vitali risponde in maniera altrettanto telegrafica. “Sono un artigiano della scrittura e mi occupo di fatti. Quando devi rendere una situazione non puoi stare lì a farci sopra i ricami, oltretutto con il rischio di far perdere al lettore la sua curiosità.”
Per questo motivo disdegna tutti gli scrittori che ti fanno la morale.

E’ curioso, mi chiedo e gli chiedo, come mai un autore così popolare come lui non abbia ancora scelto di “mollare” la sua condotta da medico per dedicarsi interamente ad un’attività di cui potrebbe vivere benone. E’ molto semplice, mi risponde. Ha in cascina, grazie alla medicina, moltissime storie che oggi fanno un po’ come il fieno: stagionano lì, fino a quando non sono pronte per essere raccolte e trasfigurate ben bene, dando poi la stura ai libri più gustosi e sapidi che la letteratura italiana conosca dopo Piero Chiara e Andrea Camilleri. I puristi della lingua e delle sacre lettere inorridiscono ad udire simili paragoni. Molto spesso Camilleri viene trattato da autore di serie B, come Vitali. Peccato che il pubblico li adori ed ognuno dei loro volumi vada via come le pagnotte fresche dal fornaio. Sono semplicemente irresistibili. Si è mai chiesto il perché, Dott. Vitali?

Anche qui l’uomo – che peraltro parla con un vocione da baritono alla stazione – è molto schietto.

Fa rientrare il tutto nella sua idea fissa, quella per cui scrivere è una sana attività artigianale. A Vitali piace da matti – si diverte proprio alzarsi alla mattina alle sei, quando magari un filo di nebbia imperla ancora le acque del suo lago, e cominciare a sporcare la pagina (alla lettera) con delle matite. Gli piace sentire quell’odore del legno buono, quando temperi la punta. Ogni giorno si regala circa due ore, prima di portare il figlio a scuola. Il lavoro quotidiano – osserva – alla lunga paga. Resto convinto – però – che come ogni buon artigiano, la qualità del prodotto debba restare il primo obiettivo. Così è per i suoi lettori che non lo mollano mai. Certo, bisogna essere sinceri. Ogni tanto qualche flessione o abbassamento di voce i suoi libri lo inforcano, come tutti i fuoriclasse che – a volte – hanno la giornata buia. Il mestiere, in questi casi, lo tiene comunque su anche perché la provincia italiana resta un covo di desideri inespressi da ven-demmiare fin che si vuole.

Per questo Vitali è così piacente, come scrittore. E’ una specie di psicanalista in piazza, capace di portare in pubblico la nostra vita domestica e quanto avviene nelle menti dei maschi, soprattutto.   Sa unire il sacro ed il profano in maniera provetta, tanto da far pulsare certi pensieri pruriginosi accanto all’acquasantiera.

Chi vorrebbe essere, Dottore, se non fosse Andrea Vitali?

“Nico Orengo, che consideravo una specie di ironicissima canaglia, un uomo in grado di annientare il buio dell’anima con tre righe capaci di saltare come acciughe fuor d’acqua. Di lui mi resta il rimpianto di non averlo ringraziato abbastanza per avermi presentato allo Strega.”

(dal “Corriere Nazionale”)


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1 commento

  1. Commento by Alberto Lumachi — 2 Gennaio 2013 @ 16:39

    Ho appena letto <Regalo di nozze> e già dalle prime pagine son diventato un fan di Vitali.Sarò fortunato se mi sarà consentito dal buon Dio (ho 76 a.e un glaucoma) leggere tutti gli altri scritti suoi. Certamente mi son sovvenuto di Pietro Chiara, ma Vitali ha un suo stile discretamente essenziale e descrive persone e ambienti come se si facesse parte della situazione. Devo dire che mi son divertito e ho cercato il suo sito per ringraziarlo ed augurargli il meglio dell’avvenire suo, visto che abbiamo appena festeggiato il Nuovo Anno. :lol: :lol:

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