Maurizio Antonetti: “Una domenica a corte di Re Travicello”, Trasciatti ed. 2009

di Marisa Cecchetti

“Una domenica a corte di Re Travicello” di Maurizio Antonetti, biologo lucchese, è decisamente un racconto che stupisce. Proiettato in un futuro remoto, dove il virtuale ormai ha sostituito il reale, ci porta in un mondo di donne, dove la riproduzione avviene al femminile e l’unico maschio sopravvissuto è oggetto di visite da parte di scolaresche di ragazze chiassose, che vogliono studiare lo sconosciuto funzionamento del sistema riproduttivo del maschio. Vir XIV vive alla reggia di Versailles, gestito da mani e menti di donna, risvegliato nei sensi da sensuali veline virtuali, in modo da essere sempre all’altezza del suo compito. Con questo “compendio di paleoandrologia” che coinvolge per la ricchezza della immaginazione, per il linguaggio e le situazioni,   Antonetti dilata e deforma fino al grottesco e al surreale i messaggi che arrivano dalla nostra società, che vede identità maschili sempre meno marcate, con i ruoli non più ben definiti, con il culto dell’immagine che omologa uomini e donne, con l’estendersi delle insicurezze relazionali che portano, come conseguenza sempre più verificata e denunciata, alla ricerca dello stesso sesso in cui riconoscersi, perché non fa paura. Inatteso il finale. Interessanti le tavole illustrative di Jessica Lagatta

Maurizio Antonetti, Una domenica a corte di Re Travicello, Trasciatti ed. 2009

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Commenti

3 risposte a “Maurizio Antonetti: “Una domenica a corte di Re Travicello”, Trasciatti ed. 2009”

  1. Grazie a Marisa per la recensione e a Di Monaco per l’ospitalità.
    Alessandro

  2. Racconto letto e riletto, anni fa’,quando fu pubblicato per la prima volta.Mi manca l’Antonetti dedito alla fantascienza,ma opere come questa sono un valido memento alla sua bravura in questo tipo di letteratura!

  3. Avatar Maurizio Antonetti
    Maurizio Antonetti

    Grazie Simona, e detto da te, che la fantascienza non solo la leggi, ma la scrivi (e con ottimi risultati!) mi fa doppiamente onore.
    Un grazie speciale anche a Marisa e a Bartolomeo  per gli  apprezzamenti – fin troppo generosi –  e per  lo spazio riservato a questo “libratto”.