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LETTERATURA: Morte di un pensionato

4 Febbraio 2012

di Mario Camaiani

¬† ¬† ¬† Quella sera Romolo tardava a ritornare a casa ed i suoi familiari erano in apprensione, perch√© essendo gi√† ¬† l’ora di cena ¬† questo ritardo era del tutto insolito. ¬† ¬† Romolo, un uomo robusto giunto ormai alla settantina, era in pensione da diversi anni; ma purtroppo da un paio di anni la morte aveva strappato da questo mondo la sua adorata moglie, Roberta, proprio pochi mesi dopo la celebrazione delle loro nozze d’oro. ¬† Il loro era stato un matrimonio d’amore nel senso reale della parola, si erano sposati giovanissimi, lui a diciannove anni di et√† e lei ad appena diciotto e per questa loro giovane et√† i loro rispettivi genitori non erano stati troppo consenzienti ad una unione cos√¨ frettolosa. ¬†Ma poi i fatti dettero ragione ai due giovani che andarono a vivere per conto loro e lavorando ambedue in pochi anni riuscirono a comprarsi una casetta. Poi nacque la loro unica figlia, Carla, che fu consolazione dei nonni e motivo di maggiore unione delle loro famiglie. Roberta lavorava in un maglificio e Romolo in un grande stabilimento industriale nel quale riusc√¨ a fare una piccola carriera diventando, da operaio che era, un caposquadra di reparto. ¬† Cos√¨ passarono gli anni in modo normale, ma felicemente; la figlia si diplom√≤ e poi si spos√≤ con un giovane operaio della suddetta fabbrica, Giovanni. ¬† Intanto Roberta era andata in pensione seguita pochi anni dopo dal marito ed a questo punto i due pensionati si dettero a vivere diversamente ¬† intraprendendo gite, viaggi, crociere…finch√© alla moglie si presentarono i segni di quel male che doveva portarla alla tomba. ¬† E siamo alle nozze d’ oro, gi√† accennate: fu l’ultima volta che Romolo e Roberta ¬† parteciparono ad una grande festa: la Santa Messa nel santuario mariano di Migliano, nella vicina Garfagnana, nel quale ¬† cinquant’anni prima avevano celebrato il loro matrimonio; il pranzo, attorniati dai parenti e da tanti e tanti amici; ed anche si concessero una breve vacanza per festeggiare in modo intimo la bella ricorrenza recandosi per pochi giorni alla vicina citt√† de La Spezia. ¬† La celebrazione del ¬† cinquantenario del loro matrimonio fu l’apoteosi della loro unione, attestando con la loro vita coniugale come il matrimonio debba essere indissolubile fino alla morte, matrimonio che √® base di una solida famiglia onde costruire una sana e solida societ√†…(Mentre oggi, all’opposto, sta prendendo campo l’andazzo che al sorgere di qualsiasi difficolt√† di relazione di coppia i coniugi si separano, magari poi cercando altri compagni; e ci√≤ viene definito, in modo eufemistico, allargamento delle ¬† famiglie; mentre in realt√† √® sfaldamento delle famiglie!). ¬† Dopo la morte di Roberta, la figlia ed il genero ospitarono in modo definitivo Romolo nella loro casa, la quale era gi√† stata allietata dalla nascita di due gemelline e nella nuova famiglia il nostro personaggio si trov√≤ benissimo per cui dopo un certo tempo, anche stimolato dai suoi cari, cominci√≤ ad uscire, ad intraprendere camminate con gli amici, anche in montagna, perfino sulle viciniore Alpi Apuane; poi, specie nella brutta stagione, passava interi pomeriggi al ‚Äúcircolo per anziani‚ÄĚ, dove prese passione a giocare a carte: per lui ora il gioco, le carte, erano il suo passatempo preferito e con gli amici faceva gli ‚Äúspuntini‚ÄĚ, bevendo ‚Äúbicchierotti di quel buono‚ÄĚ, rientrando la sera a casa per l’ora di cena felice e contento con passo veloce, talvolta anche perfino canticchiando.

    E qui risiamo al punto di partenza del racconto finché, quando ormai stava per telefonare al circolo, finalmente Carla   dai vetri della finestra intravvide il babbo che spuntava dal fondo strada.
¬† ‚ÄúGiovanni, eccolo che arriva; ¬† per√≤ mi sembra che cammini male, che stia barcollando‚ÄĚ. ¬† ¬† L’uomo si avvicin√≤ alla moglie e osservando il suocero esclam√≤ ‚ÄúPerbacco, ma sembra ubriaco: ¬† √® assurdo!‚ÄĚ E corse fuori per strada andandogli incontro. Poi ¬† parlandoci ¬† si rese conto che Romolo non era
per nulla ubriaco bens√¨ stava male. Lo accompagn√≤ a braccetto in casa e subito l’anziano volle andare a letto, rifiutando la cena, opponendosi a che gli chiamassero il dottore e chiuso in se stesso non dette alcuna spiegazione di come gli era capitato quel malessere. ¬† Carla e Giovanni non vollero contraddirlo aspettando l’indomani per decidere il da farsi; ma durante la notte, con discrezione, facevano saltuarie visite nella sua camera e sentivano che l’uomo, agitatissimo, profferiva frasi strane, sconnesse, anche piagnucolando e talvolta minacciava qualcuno, alzando la voce.

¬† La mattina dopo Romolo era in condizioni ancora peggiori, prostrato soprattutto moralmente, quasi come assente alla realt√†; insomma era tutto l’opposto dell’uomo del giorno prima, amante della vita, esplosivo come un baldo giovanotto. ¬† A questo punto i suoi familiari chiamarono il dottore che lo visit√≤ con molta accuratezza, concludendo: ‚ÄúTrovo che quest’uomo √® affranto psicologicamente, come avesse avuto un grande dispiacere: va stimolato affinch√© riprenda a mangiare, va seguito e aiutato a distrarsi, a ritornare tranquillo.‚ÄĚ ¬† E gli prescrisse una cura adatta al caso. I due coniugi ce la misero tutta nel mettere in pratica i consigli del medico di famiglia ed anche le due nipotine, di pochi anni di et√†, sembrava che comprendessero la gravit√† della situazione dandosi da fare ¬† pure loro a ‚Äúcoccolare‚ÄĚ e fare compagnia al nonno. ¬† Dopo questi sforzi congiunti l’uomo un po’ si riprese, ricominci√≤ a mangiare qualcosa, a gironzolare per casa, a guardare distrattamente la televisione, ma pochissimo riusciva a dormire ¬† nonostante le ‚Äúgocce‚ÄĚ e le ‚Äúcompresse‚ÄĚ prescrittogli dal medico; non voleva parlare con i familiari e neppure voleva vedere i vari parenti e conoscenti che si recavano a fargli visita. ¬† Pass√≤ ancora qualche giorno e Romolo fu colto da un forte tremore e come se patisse un freddo tremendo perfino batteva i denti. ¬† A questo punto si rese necessario il suo ricovero in ospedale e l√¨ fu sottoposto ad un gran numero di accertamenti, di esami, fu curato con terapia intensiva, pure alimentato con ipodermoclisi dato che era debilitato…ma i giorni passavano e il vecchio peggiorava…Ma che male aveva? I medici dell’ospedale confermarono la diagnosi del medico di famiglia: era depresso al punto di rifiutare di alimentarsi, di curarsi, addirittura di vivere!

¬† ¬† Giovanni e Carla fin dall’inizio della drammatica situazione cercavano di sapere che cosa fosse accaduto al loro caro quel brutto giorno al circolo o, chiss√†, per strada e il genero per prima cosa ¬† si rec√≤ al circolo e a Luigi, il gestore, pose delle domande in merito, alle quali l’uomo, molto reticente, rispose vagamente ¬† che s√¨ c’era stata una lite per motivi di gioco nella quale era coinvolto anche Romolo ma che per√≤ non ne conosceva ¬† n√© l’origine n√© lo svolgimento n√© chi erano i partecipanti. E cos√¨ dicendo Luigi risciacquava nervosamente i bicchieri allontanandosi verso il fondo banco. Giovanni insist√©: ‚ÄúSi rende conto Luigi che qui c’√® un uomo che sta per morire e che i suoi cari hanno diritto di sapere quel che √® successo: ho l’impressione che lei sappia molto di pi√Ļ di quello che mi ha detto!‚ÄĚ ¬† Il gestore butt√≤ per terra il canovaccio e quasi gridando si rivolse a Giovanni: ‚ÄúMi stia a sentire: io non sono il tutore dei miei clienti e se ad ogni discussione per le carte dovessi intervenire o informarmi, starei fresco! Sa quanti litigi scoppiano durante le partite? Talvolta pu√≤ accadere che sembra che passino a vie di fatto, urlando; mentre invece scherzano, si sfottono! ¬† Se suo suocero sta per morire mi spiace, ma non √® detto che la causa sia quella che lei suppone e in ogni modo non ne sono responsabile in alcun modo. Io e mia moglie abbiamo preso in gestione questo circolo e lavorando duramente e con orari impossibili facciamo il nostro dovere per contentare tutti…abbiamo da pagare un oneroso mutuo per acquisire la propriet√† dell’ appartamento in cui abitiamo e guai se dovessimo perdere questa occupazione! Non voglio nel modo pi√Ļ assoluto avere seccature per questa faccenda. Quindi cerchi altrove quello che vuol sapere ch√© io non ho altro da aggiungere…e la saluto!‚ÄĚ concluse seccamente guardando duramente il suo interlocutore negli occhi e poi voltandogli le spalle si allontan√≤. ‚ÄúLa saluto pure io!‚ÄĚ gli rispose Giovanni e mentre si ¬† avviava verso l’uscita si volt√≤ verso ¬† gli avventori presenti in sala: tutti lo stavano osservando, avevano seguito in silenzio e con ¬† attenzione il duro colloquio che aveva avuto con Luigi ed ora riprendevano ¬† rapidamente il loro contegno, facendo chiaramente capire di non essere disponibili ad eventuali testimonianze. ¬† ¬† Pure Carla si dette da fare per sapere qualcosa di pi√Ļ interrogando con prudenza alcune sue amiche mogli di soci del circolo ed anche lei riusc√¨ a sapere solo che Romolo era stato coinvolto in un alterco piuttosto violento, ma senza scoprire altri particolari. I due coniugi convennero che la persona adatta per sapere qualcosa di preciso poteva essere era Elio, coetaneo e grande amico fin dall’infanzia di Romolo, vicepresidente del ‚Äúcircolo per anziani‚ÄĚ: avevano fatto insieme il cammino scolastico alle elementari e alle medie; poi, mentre Elio continu√≤ gli studi, Romolo entr√≤ nel mondo del lavoro giovanissimo come operaio; ma i due continuarono a frequentarsi in grande amicizia. ¬† In seguito fecero parte della stessa associazione parrocchiale dell’ azione cattolica ed infine nel circolo per anziani di cui sopra. ¬† Ma Elio non era presente in questo periodo nel paese perch√© con sua moglie erano andati a trascorrere un paio di mesi di vacanza presso un loro figlio, Bruno, risiedente con la famiglia in ¬† Svizzera. Magari ci fosse stato lui ¬† alla scena del litigio, quel brutto giorno! Certamente avrebbe impedito che la lite degenerasse.

  Intanto il responso medico purtroppo si dimostrò esatto e la morte del nostro personaggio sopraggiunse diciassette giorni dopo quel fatale giorno nel quale Romolo,   uscito di casa felice e in gran forma, ne era poi rientrato affranto e sconvolto, praticamente un relitto umano!   La figlia ed il genero piansero amaramente per la perdita del loro caro ed anche le nipotine compresero e si afflissero per la scomparsa del   loro   nonno.

¬† ¬† ¬† Nella grande chiesa, la principale del paese, la gente affluiva in gran numero per le esequie del nostro protagonista e gi√† molte persone si recavano subito presso le prime panche dove sedevano i suoi cari per porgere loro sentimenti di cordoglio. ¬† Ed ecco, fra queste, giungere Elio con la consorte, Anna, che calorosamente abbracciarono Carla e Giovanni ¬† partecipando cos√¨ al loro grande dolore. ‚ÄúMa come – fece Carla a significare piacevole sorpresa e per ringraziamento- siete venuti dalla Svizzera di corsa…e noi che avevamo detto all’ altro vostro figlio di qui che non vi avvisasse subito per non obbligarvi…‚ÄĚ ‚ÄúMa che dici: Leonello ha fatto benissimo ad avvertirci per tempo: come potevamo mancare?‚ÄĚ Le ribatt√© prontamente Elio. Intanto aveva inizio la Santa Messa, con la chiesa gremita di gente ¬† che cos√¨ in massa dimostrava quanto l’estinto fosse stimato ed amato. C’erano pure gli amici del circolo anziani i quali non trovando pi√Ļ posto nelle panche avevano preso posto sulle sedie a lato. E dopo la mesta cerimonia quasi tutti i presenti parteciparono al trasporto del feretro accompagnandolo fino al cimitero; e qui c’ √® da notare come a tutt’oggi, fortunatamente, nei centri minori rispetto a ci√≤ che si svolge nelle citt√†, sia in tristi occasioni come appunto ad un funerale, sia in quelle liete come ad un matrimonio, si continua come una volta a partecipare fraternamente ai dolori. o alle gioie di tutti, in massa; mentre nelle citt√†, salvo che per personaggi illustri, c’√® scarsa partecipazione, cio√® praticamente c’√® disinteresse. ¬† Al ritorno, Elio con sua moglie e con il figlio Leonello si trattennero per un paio di orette a casa di Giovanni e Carla, ¬† ¬† ¬† ¬† parlando di Romolo, ¬† della sua bont√† e Elio narr√≤ un fatto a testimonianza di ci√≤: ¬† ‚ÄúQuando si frequentava la terza media, verso la fine dell’anno scolastico mi ammalai gravemente di una polmonite doppia: ebbene Romolo per giorni e settimane continuamente mi faceva visita, mi teneva compagnia, mi metteva al corrente delle lezioni, mi aiutava a svolgerle; per cui quando ancora convalescente partecipai agli esami, riuscii a superarli brillantemente, e questo grazie alla fraterna, assidua assistenza del mio migliore amico! ‚Äú ¬† L’argomento della conversazione, pur sempre a proposito del defunto, pass√≤ poi alle cause della di lui morte ed ¬† Elio infine promise il suo impegno affinch√© venisse in luce la verit√†, concludendo: ‚ÄúFra cinque giorni mia moglie ed io ritorneremo da nostro figlio Bruno in Svizzera per concludere la vacanza; ebbene, ¬† conto che fra tre giorni potremo tornare qui da voi, ¬† spero con notizie certe.‚ÄĚ.

¬† ¬† Come promesso, dopo tre giorni Elio, ¬† sua moglie ed il loro figlio Leonello si recarono a casa dei loro amici e dopo avere parlato del pi√Ļ e del meno, gustando una buona torta preparata da Carla, Elio con voce calma e tono pacato inizi√≤: ‚Äú Mi sono informato con accuratezza dei fatti di quel triste giorno e credo di poter spiegare con esattezza come si svolsero. Dunque: in quel pomeriggio si teneva al circolo per anziani un torneo di briscola con abbinamento delle coppie di giocatori estratti a sorteggio, ed a Romolo tocc√≤ come compagno di gioco Eugenio il quale sedendosi al tavolo esord√¨ esclamando che peggio compagno non gli poteva capitare, incompetente, ¬† ottuso; e con ¬† questo tono provocatorio continu√≤ a punzecchiarlo e a deriderlo. Romolo lo sopport√≤ con pazienza, invitandolo ad un contegno civile ed a concentrarsi sul gioco; ma l’altro, evidentemente quasi del tutto ubriaco, continuava insolentemente a provocarlo. Ovviamente, ¬† giocando in simili condizioni i due persero le prime partite e cos√¨ uscirono dal torneo alla prima eliminatoria ed allora Romolo, rosso di collera sbott√≤ con violenza contro Eugenio: ‘ Sono stufo di sentirmi offendere, sei un pezzente insopportabile, incapace di stare in pace con gli altri, vergognati, vergognati: vai via! ‘ Eugenio si alz√≤ di scatto in piedi, urlando: ‘ Tu ti devi vergognare per quello che mi hai fatto quando ero a lavorare nel reparto collaudi, da dove mi hai fatto mandare via dal capo reparto perch√© non stavo sottomesso ai tuoi ordini insulsi, e questo per il tuo daffare per cercare di diventare caposquadra, come poi ci sei riuscito. Sono da poco in pensione ed √® da quando che praticando questo circolo ti ho qui visto che cerco di sfogarmi contro di te; ed oggi finalmente ¬† ci sono riuscito.’ ¬† E ancora pi√Ļ forte aggiunse: ‘ Inoltre ti sei comportato vigliaccamente con tutti i tuoi compagni di lavoro, tradendoli, smettendo di scioperare, facendo odiosamente il crumiro! ‘ ¬† Ed esclamando queste ultime parole Eugenio si rivolse in certo modo a tutti gli astanti per trovare consensi e poi altezzosamente usc√¨ dalla sala, mentre il nostro caro era diventato livido, bianco come un morto, sprofondato sulla sedia, affannando vistosamente. In sala, gremita di giocatori che vociavano, durante l’alterco si era fatto silenzio, ma ora le partite riprendevano mentre ¬† alcuni fra i gi√† eliminati si erano avvicinati a Romolo, per consolarlo.‚ÄĚ Nel frattempo Carla piangeva sommessamente perci√≤ Elio tacque per qualche minuto, finch√© Carla stessa gli fece cenno di continuare. ¬† ‚ÄúPersonalmente – riprese Elio- sono convinto che il nostro caro pi√Ļ che per gli ingiusti, vili offensivi attacchi di Eugenio, ¬† soffr√¨ per ¬† l’indifferenza dei presenti, fra i quali c’erano suoi particolari amici, alcuni dei quali si comportarono addirittura quasi velatamente compiaciuti del farneticare del prepotente dal quale accettarono il malevolo spirito del branco, sempre presente nell’animo umano, ma che si manifesta solo in persone misere di buoni sentimenti e di giusti ideali. ¬† Senza contare che molti hanno taciuto una chiara disapprovazione all’operato del facinoroso perch√© lo temevano, come ad esempio gli altri ex capisquadra ed ex impiegati presenti che mai avevano partecipato ad uno sciopero, ed altri ancora che con esso avevano avuto degli scontri, non volendo avere a che fare con una persona cos√¨ irragionevole, cos√¨ pericolosa. ¬† Fortunatamente – prosegu√¨ Elio- come si √® gi√† accennato, diverse persone poi gli andarono appresso per rincuorarlo, per ¬† dimostrargli il loro sostegno. L’ultima di queste fu ¬† il gestore il quale, terminato il torneo, ¬† verso la fine della premiazione dei vincenti gli si avvicin√≤ e vistolo cos√¨ depresso gli propose di chiamare per telefono i suoi di famiglia, o addirittura di accompagnarlo lui stesso a casa. Ma Romolo ebbe un ritorno di fierezza e gli rispose: ‘ Ti ringrazio, Luigi, ¬† ma io sto bene e vado a casa a piedi, come di solito. ¬† Dopo un pomeriggio trascorso seduto mi far√† bene camminare per il circa ¬† poco pi√Ļ di mezzo chilometro per arrivare a casa in una ventina di minuti.’ Il gestore non replic√≤ e poco dopo osserv√≤ l’anziano che prese a camminare con passo incerto e lento: quel giorno infatti Romolo impieg√≤ pi√Ļ del doppio di tempo per rientrare a casa.‚ÄĚ ¬† ¬†

Elio tacque e allora Giovanni prese la parola: ¬† ‚ÄúSono un operaio della fabbrica e ho avuto modo di conoscere Eugenio, anzi egli √® passato pure dal mio reparto e lo ricordo come un contestatario, irrispettoso, talvolta violento, specie quando dava evidenti segni di essere un po’ alticcio; e quando il caporeparto, l’ultimo di una lunga serie, lo cacci√≤ dal reparto stesso, fu convocato in ufficio personale e l√¨ gli dissero che per i suoi comportamenti, per le sue assenze ingiustificate poteva essere licenziato su due piedi, ma che ci√≤ non sarebbe avvenuto per riguardo alla sua povera moglie, anch’essa da lui vessata e per i suoi tre figli, ancora minorenni. Cos√¨, come ultima destinazione di lavoro fu assegnato a far parte della squadra detta nera, di manovalanza, per trasporti, per pulizie, per i lavori pi√Ļ infimi.‚ÄĚ ¬† Detto questo Giovanni aggiunse, cambiando discorso e con fare sereno: ‚ÄúEd ora vado a preparare un buon ¬† caff√®!‚ÄĚ, con la sorridente approvazione di tutti. ¬† A questo punto Leonello prese la parola: ‚ÄúA proposito del vizio di bere di Eugenio, mi √® venuto in mente un detto, una massima, ¬† che dice: ‘ In vino veritas ‘, ¬† cio√® significa che quando una persona √® ubriaca perde i freni della ragionevolezza ed in essa prevale il suo istinto vero, ¬† buono o cattivo che sia, ed infatti talvolta, specie a certe feste fra amici si cerca di far bere pi√Ļ del dovuto un dato tizio per capirne il vero carattere…I proverbi rappresentano perci√≤ la saggezza popolare, spicciola: ecco, non voglio con questo giustificare il malvagio comportamento di Eugenio, ma semmai attenuargli di un poco la colpa, dato che ha agito ¬† in preda all’alcool‚ÄĚ. ¬† Qui intervenne Anna: ‚ÄúLa responsabilit√† soggettiva delle personali azioni di ogni persona resta comunque, perch√© se uno √® portato al male e ubriacandosi sa che peggiora in detta direzione, deve smettere di bere! ¬† E cos√¨ per ogni tendenza al male la ragione, la volont√†, debbono far prevalere in esso lo spirito sulle tentazioni della carne, che sono sempre negative. Ci sono stati dei grafologi, e la grafologia ¬† √® una scienza sicura e certa, che analizzando la scrittura di Santi hanno concluso che si trattava di soggetti collerici e prepotenti; mentre invece questi sono passati alla storia come persone calmissime e pacifiche: questo dimostra come molto attraverso l’aiuto religioso si pu√≤ cambiare enormemente in bene la personale tendenza di ognuno di noi, cosa questa, da quanto si √® capito, che Eugenio mai ha cercato di fare; anzi piuttosto ha fatto il contrario.‚ÄĚ ¬† Anna cos√¨ fin√¨ il suo dire, mentre suo figlio l’approvava tacitamente con cenni del capo. ‚ÄúEcco il caff√®!- esclam√≤ Giovanni servendolo al tavolo- E ci sono pure cioccolatini: servitevi.‚ÄĚ ¬† ¬† Durante la pausa del caff√® Giovanni present√≤ ¬† il libro con le firme ¬† dei partecipanti ¬† al funerale ai presenti i quali osservando i nomi ne riconobbero tanti conosciuti e Leonello, dopo averlo scorso con attenzione, osserv√≤: ‚ÄúCome immaginavo, manca la firma di quel tale…di Eugenio! E’ infatti impensabile che fosse stato presente alle esequie del nostro caro…‚ÄĚ ¬† Con discrezione Carla intervenne: ¬† ‚ÄúCapisco che era necessario ed ¬† anche doveroso parlare di questo… individuo; ma ora preferisco non sentire pi√Ļ parlare di lui, ¬† che in fin dei conti ha provocato la morte di mio padre!‚ÄĚ concluse alzando la voce. ¬†‚ÄúUn’ultima cosa concedimi di aggiungere, Carla √Ę‚ā¨‚Äú riprese Elio- quell’uomo √® un vero assassino, anche se le modalit√† del suo delitto difficilmente possono essere usate per la giustizia umana al fine di incolparlo e condannarlo; e qui mi viene in mente di come la lingua possa divenire uno strumento di offesa e di morte se male usata: questa realt√† viene pi√Ļ volte ribadita nella Bibbia, sia nell’ Antico che nel Nuovo Testamento, ed ¬† in particolare ricordo ci√≤ che √® scritto in proposito nel Siracide (28,18): ‘ Molti sono caduti a fil di spada, ma non quanti sono periti per colpa della lingua .’ ‚Äú

¬† E con questa autorevole citazione il racconto poteva essere degnamente concluso; ma c’√® un’appendice, ¬† un episodio avvenuto qualche mese dopo i fatti narrati, che inaspettatamente mette in evidenza diversa un importante protagonista della vicenda. ¬† Un giorno giunge a casa di Carla una sua amica d’infanzia, ¬† Amelia. ¬† Al vederla Carla d√† in una esclamazione di piacevole sorpresa. ¬† ‚ÄúAmelia, che piacere vederti, qual buon vento ti porta? Tutto bene?… ¬† Il marito, ¬† i figli?‚ÄĚ ¬† ‚ÄúTutto bene, ¬† grazie- le risponde l’amica- sono qui da te per metterti al corrente di ci√≤ che mi √® capitato di vedere ieri, al camposanto. – E qui Amelia si fece pi√Ļ seria, pi√Ļ concentrata in quel che diceva- ¬† Ecco, mi trovavo alla tomba dei miei genitori e stavo cambiandone i fiori quando ho visto ¬† in lontananza, ¬† presso la tomba dei tuoi genitori, esattamente ¬† dalla parte dove √® sepolto tuo padre, una persona, un uomo, in ginocchio con le mani sul volto, in preghiera; ma egli mi voltava le spalle e perci√≤ non potevo capire chi fosse. La scena dur√≤ parecchi minuti, finch√© quest’uomo si alz√≤; ¬† ma quando si avvi√≤ si accorse della mia presenza ed allora prosegu√¨ per ¬† ¬† la strada sul retro dell’edificio principale, come non volendomi incontrare. Allora io presi ¬† la brocca dell’acqua e andai per ¬† riempirla ¬† alla fontana sul lato di detto fabbricato e l√¨, con incredibile sorpresa, mi trovai faccia a faccia con costui!…Sai chi era?‚ÄĚ ¬† Carla, che nel frattempo si era fatta attenta mentre un tremore la stava invadendo, rispose con un filo di voce: ¬† ‚ÄúDimmi, chi era?‚ÄĚ ¬† ‚ÄúEugenio!‚ÄĚ le rispose Amelia quasi con un grido. ¬† Ci furono degli attimi di silenzio, poi Carla riprese. ‚ÄúMa sei sicura di non esserti sbagliata? Quell’uomo, che hai visto in ginocchio alla tomba del mio babbo √® lo stesso che poi hai incontrato? E lo conosci cos√¨ bene ¬† da non sbagliarlo con qualcun altro?‚ÄĚ ¬† ‚ÄúCertamente √® il medesimo, ¬† perch√© in quella zona non c’era alcun’ altra persona. ¬† Inoltre , anche se non ci ho mai parlato, epper√≤ di vista con Eugenio ci conosciamo da anni: come sai lui abita nel paese di l√† dal Serchio, ¬† ma spesso per le compere viene nel nostro, talvolta con la famiglia…‚ÄĚ ¬†

¬† Questa volta Carla non rifiut√≤ di parlare di Eugenio, ma chiese ancora: ‚Äú E dopo?‚ÄĚ ¬† ¬† ‚ÄúNiente – le rispose l’amica-; ¬† ¬† al vedermi l’uomo rimase evidentemente imbarazzato e mi accenn√≤ un sorriso a mo’ di saluto, ¬† poi ¬† frettolosamente usc√¨ fuori…Insomma, Carla, hai capito? ¬† Eugenio si √® recato alla tomba di tuo padre per chiedergli perdono!!!‚ÄĚ.
¬†Le due donne si presero le mani come in un abbraccio, guardandosi negli occhi, mentre a Carla scendevano gi√Ļ per ¬† le guance goccioloni di lacrime…


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1 commento

  1. Commento by Mario Camaiani — 4 Febbraio 2012 @ 20:30

    Trascrivo il commento al ¬†mio racconto fattomi dall’amico Gian Gabriele, mentre lo ringrazio e lo saluto sentitamente.
    Mario.  

    “Storia complessa, con vari strati di situazioni, che evidenziano non solo il contesto ‚Äústorico‚ÄĚ del protagonista, ma anche il mondo che gravita da vicino intorno a lui. Ne scaturisce, pertanto, una realt√†, ambientale ed affettiva, che presenta diverse luci e qualche ombra. Tuttavia il cuore pulsante della narrazione prende corpo in modo particolare in quello stato d’animo di un uomo ‚Äúferito‚ÄĚ ingiustamente nell’intimo e nei suoi valori, per una ¬†lite, da chi credeva, nonostante tutto, amico.

    Il male interiore, talvolta, si fa, come in questo caso, devastante, in modo particolare per chi possiede grande sensibilità. Potrebbe crollare tutto quanto di buono e di generoso, anche nei rapporti familiari e non solo, è emerso da una condotta vitale pressoché irreprensibile. Si fa, invece, chiusura al mondo ed alla vita.

    Ma, pur nel tragico epilogo, emergono, di contro, ancora una volta, la capacit√† grande dell’uomo ad una revisione di coscienza e la forza di ritrovare, in fondo in fondo e silenziosamente, quella luce che lo pu√≤ rendere di nuovo degno dell’umanit√† a cui appartiene.

    E ciò può sempre servire da vera lezione di vita.

    ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Gian Gabriele Benedetti ” ¬†

     

     

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