di Felice Muolo

Eravamo nel Valais. Dal cantiere giù il paese sembrava una rondine senza coda, con ali spiegate e testa ribaltata. Il becco era il campanile della chiesetta.
Mentre lavoravamo, Henriette parlava. Alla fine del campo di lavoro sarebbe andata in Turchia per rimanerci un anno. Era impiegata alle poste di Parigi e s’era messa in aspettativa.
Non alimentavo la conversazione. Invidiavo il posto di lavoro lasciato a piacimento senza perderlo, i programmi non mi interessavano.
Henriette aveva l’espressione triste.
“Non hai un ragazzo?” le chiesi solamente.
“Bisogna conoscersi bene prima di innamorarsi,” rispose.
Il gruppo alloggiava al paese. La mattina presto in jeep con rimorchio risaliva la montagna per raggiungere il cantiere stradale. Comprendeva un altro italiano oltre me. Una sera, durante la prima settimana, mentre leggevo solo in casa, spalancò la porta.
“Siamo tutti al Bar della Posta. Perché sei qui se non ti piace la compagnia?”
Non risposi e sparì.
“L’amore, come va?” mi chiese qualche giorno dopo un ispettore dei campi di lavoro che avevo conosciuto l’anno prima.
Lo fulminai con uno sguardo e non andò oltre.
Il sabato non si lavorava. Nel primo andai con i colleghi alla piscina di un paese vicino. Avevo scelto questa località l’anno prima. Per mancanza di posti mi mandarono dove incontrai Nathalie.
L’indomani, domenica, io e un cecoslovacco di nome Oskar andammo a Montreux con l’autostop. Stavamo bene insieme, ci capivamo solo a gesti. Il sabato successivo visitammo Chamonix. La domenica il gruppo fu invitato dalla gente del posto a un pic-nic sulla montagna. Si mangiava pane e formaggio abbrustolito, si beveva vino bianco.
Alla fine della terza settimana, i miei colleghi partirono in treno, io mi misi a fare l’autostop.
Arrivai a Lucerna in serata e dormii all’Ostello dei giovani. L’indomani raggiunsi Basilea, attraversai la frontiera e passai la notte a Strasburgo. A mezzogiorno del giorno seguente pranzai alla stazione di Lussemburgo. Nel pomeriggio inoltrato ero a Liegi.
Alloggiai all’Ostello dei giovani e chiamai Nathalie a casa sua. Non c’era. Dissi ai suoi chi ero e dove mi trovavo.
L’indomani mattina ricevetti un telegramma. L’aprii e lessi: Presto mi sposo.
Era anonimo. Lo ridussi in pezzettini che cacciai in tasca.

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Commenti

Una risposta a “Nathalie”

  1. Avatar Felice Muolo
    Felice Muolo

    Grazie, Bart.