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LETTERATURA: Nostalgia del paese

4 Giugno 2008

di Gian Gabriele Benedetti
[Oltre a numerosi libri di poesia, ha pubblicato la raccolta di racconti “Paese”, Lalli Editore, 1986]

Lass√Ļ sul colle, fasciato da un verde che allarga il suo manto via via in continue mai uguali sfumature, con timide labbra suggenti nei calici del cielo, appare, a guisa di sogno, il paese.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Le sue misere case, sbiadite d’anni, raccolte come dita di una mano protesa verso l’alto, indugiano pazienti nella rada silenziosa del tempo. I tetti, affogati nella luce che non ridona lo splendore di lontane giovinezze, piegano stancamente le gobbe rugose a proteggere quasi con caparbiet√† il grigio sdipanarsi, non sempre composto, di muri feriti.
                    Qualche passero, come smarrito, inventa ancora, nella fuga inesorabile dei giorni, monotoni singulti per fugare una solitudine ormai consueta.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Le finestre spente dell’abbandono si affacciano su viuzze di pietre sconnesse, fasciate di mestizia, pronte ad allargarsi per dar posto a cortili in miniatura, tinti soltanto dall’eco remota di passate memorie.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Rare case hanno ancora il sapore della vita e si aggrappano, per fermare il correre implacabile delle stagioni, al profumo acre di gerani che spremono invano limpidi colori su pareti d’agonia.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† All’angolo, da sempre, spande il suo incessante chioccolio l’antica fonte, ma non ha chi l’ascolta: non pi√Ļ donne solerti le fanno la corte per caricarsi abilmente la secchia ricolma sul capo avvezzo. E non la distrae l’avida sete di qualche vespa randagia, pronta a posarsi su gocce di perla che scivolano lievi con brividi trasparenti.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Il goffo campanile, che solleva di poco il suo capo al di sopra della bianca sagoma di una chiesetta velata di silenzio, come a scrutare, vecchio curioso, sui tetti muscosi distesi al sole ¬† simili a coperte sdrucite, ha cessato da tempo il suo bronzeo palpitare nell’annuncio di momenti intrisi di primitiva e sentita fede.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Gli fa corona soltanto l’indifferente garrire di rondini che non conoscono soste lungo strade lastricate di azzurro.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† I campi ed i poggi intorno mietono il frutto di giorni avari, ormai smorzati nel lungo oblio di una mano amica che non d√† pi√Ļ certezze di ritorni per raccolti sudati, ma pur sempre benedetti.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Solamente un vecchio, che tenta inutilmente di ricucire il presente al passato, continua con gesti rituali, appesi ad antichi richiami, l’esistenza di sempre, e sembra dimentico dell’et√†, mentre procede stanco, ma non rassegnato, sotto la sua “capagnata” riempita di erbe dal profumo del prato. Lo segue un cane, affatcicato anch’esso nel suo lento camminare verso mete desolate… ¬†

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† —————– ¬†

Caro amato paese, che hai abbarbicato le tue logore radici nel cuore della mia Garfagnana, cos√¨ muovi i tuoi passi verso l’ultimo cancello della vita e avverti, impotente, il respiro amaro di terre dormienti!
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Invano tenti di sfuggire al soffio inarrestabile di ogni giorno, volgendo il tuo sguardo disorientato verso la grigia limpidezza delle aspre Apuane o sul dolce piegarsi dei mille colli vellutati o sul muto elevarsi dell’Appennino.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Il Serchio continua il suo tormentato canto in fondo alla valle, in una fuga incontenibile di smeraldo, e la sua voce √® per te come un pianto d’addio.
    Ma nel tuo inesorabile andare verso i lidi del crepuscolo non sei solo: ti rimarrà sempre la magia di teneri ricordi, quando il chiasso di bimbi dai visi arrossati sciamava a dipingere la speranza dei tuoi vicoli sassosi.
¬† ¬† E a noi, che viviamo la vertigine dei tempi moderni e che ti abbiamo abbandonato in cerca di fatui miraggi, resta ancora ferma negli occhi la tua immagine, raccolta tra le braccia del cielo. Cos√¨ la nostra mente si aggrappa prepotente al mormorio mai sopito di momenti vissuti nel lontano ieri, rievocazioni sempre accese che accompagnano il faticoso procedere dell’esistenza con fiati di struggente nostalgia.
¬† ¬†Riprenderemmo volentieri la via del ritorno, ma ormai √® tardi ed il tempo non ha pazienza di aspettare: non si pu√≤ pi√Ļ riportare sull’albero dell’autunno la foglia caduta. E allora da lungi ti sogniamo ed a sera vediamo tuttora l’amica luna, prodiga di luce, che ammicca, con pupille bagnate di malinconia, alle tue case pigramente ammucchiate nel respiro del buio.

 


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1 commento

  1. Pingback by Fontan Blog » LETTERATURA: Nostalgia del paese - Il blog degli studenti. — 6 Giugno 2008 @ 02:43

    […] sconosciuto: […]

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart