di Felice Muolo
(Ha pubblicato cinque romanzi, tra cui Il ruolo dei gatti, Azimut, 2008)        

        Sarebbe stato sufficiente un lavoro per risolvere la situazione. Se l’avesse trovato, avrebbe comunicato la notizia a Francine, lei l’avrebbe raggiunto e si sarebbero sposati. Avevano stabilito l’accordo durante l’estate, in Olanda, dove si erano conosciuti e amati. Erano in un campo di lavoro del servizio civile internazionale, ristrutturavano una villa che doveva ospitare ragazzi diversamente abili. Passate le tre settimane di permanenza al campo, lui era ritornato al suo paese, nel sud Italia e si era immediatamente messo in cerca di una occupazione. Non l’aveva trovata nei due anni prima di partire, da quando si era diplomato, né la trovò adesso. L’anno stava per finire. Se fosse passato molto altro tempo, era sicuro che avrebbe perso Francine per sempre.
        Aveva due hobby: dipingere e scrivere. Pensò di farne di uno la sua professione. Scartò quella del pittore: tele e colori avevano un costo che non poteva permettersi. Scrivere era meno dispendioso che esercitare qualsiasi altra forma d’arte, considerò.
        Non aveva mai scritto seriamente prima, ora doveva provarci. Decise di mettere sulla carta la storia d’amore avuta con Francine. Pensava fosse l’unica parte della sua vita che valesse la pena di essere raccontata. Se riusciva a venderla, avrebbe risolto il suo problema.
        Cominciò dall’inizio. Mentre ricordava e scriveva, si struggeva dalla nostalgia per la mancanza di Francine. Trascorreva giorni interi a pigiare sulla macchina per scrivere. Di notte si rigirava insonne nel letto, inseguendo le parole dette, i gesti compiuti. Spesso accendeva la luce del comodino e prendeva appunti su un quaderno che teneva a portata di mano.
        Accadeva che la vicenda si sviluppasse in maniera differente da come l’aveva vissuta: i protagonisti assumevano da subito un comportamento fatalista, che sarebbe immancabilmente sfociato in un finale negativo. Nella realtà non era andata così. Il caso che li aveva fatto incontrare, terminato il periodo in cui dovevano stare insieme, li avrebbe tranquillamente spediti ciascuno a casa propria, come nulla fosse successo. Erano consapevoli di dover consumare una breve avventura. Invece si erano innamorati e il distacco era avvenuto tra le lacrime.
        Considerava quindi artefatta la pagina scritta, precostituita. Spesso cancellava e riscriveva salvaguardando l’autenticità della storia, indipendentemente dalla conclusione che, qualunque fosse, si rifiutava di accettare definitiva.
        Appena terminato, inviò il manoscritto a un editore e attese. Pieno di entusiasmo, quando credeva di aver prodotto un racconto d’amore autentico, convinto che sarebbe stato pubblicato e si vedeva già correre da Francine per mostrarle il successo di vendita che sicuramente sarebbe seguito. Pieno di tristezza, quando il pessimismo lo stringeva nella sua morsa, convinto che il suo tentativo sarebbe fallito miseramente, come quelli della maggior parte degli aspiranti scrittori improvvisati.
       Accompagnato da una lettera, il manoscritto gli fu restituito quasi a giro di posta. L’editore riteneva che la storia, pur con dei pregi, non era sufficientemente valida per essere pubblicata. Credeva in lui e sarebbe stato disposto a esaminarne una seconda. Gli dava cari saluti e auguri.
        Per non sprofondare maggiormente nella depressione, non abbandonò il progetto. Non provò a scrivere un’altra storia, gli interessava scrivere solamente la sua. Decise di perfezionarla.
        Nel riesaminarla, credeva di individuare gli errori commessi, le ingenuità e correggeva. Asportava parti che riteneva inconsistenti, prodotte col proposito di riferire la verità e le sostituiva con altre più incisive, frutto della sua fantasia. Il cuore gli si lacerava nel lacerare l’autenticità della vicenda. Compì un lavoro di macellazione in fretta e furia e mandò il risultato allo stesso editore.
        La risposta arrivò di nuovo celermente. L’editore diceva che aveva migliorato molto il suo racconto, tuttavia, conteneva delle mancanze. Lo spronava a continuare a scrivere e consigliava libri da leggere che gli avrebbero insegnato come va a organizzato un testo adatto per la pubblicazione. Poi i soliti cari saluti e auguri.
        Fu allora che ebbe la certezza di aver perso Francine per sempre, ma non smise più di scrivere.

Visto 10 volte, 1 visite odierne.

Commenti

2 risposte a “Per amore”

  1. Avatar Gian Gabriele Benedetti
    Gian Gabriele Benedetti

    Un amore, pur genuino, condizionato soprattutto dalla distanza e dalla insicurezza economica. La faticosa ricerca di un lavoro per colmare almeno una “lacuna”. La spinta per la creatività, che si riverserà soprattutto nell’espressione scritta. Ed allora il fiorire di un doppio sogno: la pubblicazione della storia, vissuta in prima persona e messa sulla carta, e la possibilità, da questa, di realizzazione economica. Ma in agguato è la delusione, che si abbatte due volte sulle speranze del giovane artista. E questi capisce qui di perdere, forse, la sua amata, ma non sa più abbandonare la passione per la scrittura. Passione che prende, vince ed arriva quasi a drogare. Si fa amore assoluto, incondizionato.
    In una pagina breve si addensano situazioni e stati d’animo di intensa suggestione comunicativa e di pregevole rivisitazione emozionale. Prosa autentica e contingente, che appare vissuta, sentita, meditata ed è tracciata con forza stilistica, senza concedere alcunché al superfluo. Emerge la spietata verità che tende a cancellare l’auspicio e il sogno. Ma non piega del tutto la vocazione e la volontà. Quindi rimane ancora aperto uno spiraglio per la speranza.
    Gian Gabriele Benedetti

  2. Avatar Felice Muolo
    Felice Muolo

    Grazie per il consueto apprezzamento, Gian Gabriele.