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LETTERATURA: Ritorna Scott Turow

6 Novembre 2010

di Alberto Pezzini

Si vede che in Italia i libri veramente belli non fanno terra.
E sì che quando era uscito Presunto innocente (1987), ventidue anni fa, era stato un successo.   Ne avevano tratto un film anche con Harrison Ford, un po’ sbiadito rispetto al libro, ma sintomatico di quanto quella storia fosse penetrata nel tessuto sociologico dell’Italia. Era l’inizio del legal thriller, quello per cui Scott Turow è da considerarsi l’unico maestro. Ha studiato legge ad Harvard, dove gli anni valgono il triplo di quelli normali.

Perché non si trattava di una facoltà comune dove si studiava soltanto diritto. Harvard era il diritto, quello che esige sacrificio e basta.

Ne nacque anni dopo un libro testimonianza, One L in America, e da noi tradotto con Harvard, Facoltà di Legge (1989, Mondatori) in cui Turow parlava della sua esperienza di studente che studiava quattordici ore al giorno sacrificando la vita quotidiana e tutto ciò che di bello si porta un cielo blu ed una donna con la gonna. Per esempio.

Presunto innocente era la storia di un procuratore distrettuale, Rusty Sabich, accusato di avere assassinato la propria bionda e sensuale amante. Incriminato da Tommy Molto, il suo avversario cattivo, riuscirà ad evadere dall’ accusa e farà carriera mentre Molto pagherà il suo accanimento.   Innocente (pagg. 427, Monda-tori, euro 20,00) è il prosieguo della storia. Ventidue anni dopo.   Un colpo di coda che si potrebbe pensare senz’anima. Invece, ha più adrenalina del primo.

Rusty Sabich è a un passo dal diventare Presidente della Corte d’Appello. Sua moglie Barbara, bellissima e laureata in matematica, muore una mattina e lui, quando se ne accorge, aspetta quasi un giorno prima di chiamare i soccorsi. Non avverte la polizia né il figlio Nat.

Viene di nuovo accusato di omicidio e sempre dal suo eterno rivale Tommy Molto che – stavolta – caracolla parecchio prima di prendere la rincorsa. Il romanzo è un fiume, e porterà di nuovo al cuore di un processo dove Rusty schiererà nuovamente il proprio avvocato, anche se malato.   Il colpo di scena finale è secco e non fa sconti.

Innocente è – in assoluto – il miglior libro scritto sul processo americano. Per scrivere un legal thriller ci vuole la conoscenza della procedura penale. Fondamentale.   Questo genere specifico della letteratura trionfa nelle schermaglie procedurali che divampano durante il processo. L’interesse delle persone va lì, quando si acquista un libro di “avvocati”.

Turow ha continuato a praticare, oltretutto si dedica alla difesa dei “colletti bianchi” e alle difese d’ufficio.   Una specie di divisione netta tra clienti facoltosi e poveracci, a metà tra l’oro e il pattume.   L’attaccamento al mestiere ne ha fatto uno scrittore più stratificato e più sensibile perché non ha mai staccato la spina.

Tra lui e gli altri autori del genere passa la stessa differenza che c’è tra un’ostetrica che continua a far nascere bambini e una che invece se ne ricorda soltanto.

Ricorda Mario Tobino che faceva lo psichiatra di giorno, con i matti, e la sera scriveva romanzi intinti nell’umanità.

Il lato umano, in Turow, lo vedi in superficie.
Ciò deriva senza dubbio dal continuare a praticare le aule di giustizia ed i dolori che ci germinano dentro. C’è anche lo strato filosofico, poi, quello più inusuale, che non è il ragionamento troppo semplice di Carofiglio ad esempio sull’avvocato cretino intraprendente (anche se dolorosamente vero), ma è un conoscere la vita per un aspetto che nessuno si aspetta. Quello di un dolore accettato, una dignità che Rusty Sabich raggiunge dentro la sua professione ma soprattutto dentro un sé assolutamente nuovo, uscito quasi fiammante dalla caverna del dolore.

Scott Turow è l’esempio dell’avvocato che tutti vorrebbero essere.   La sua visione del diritto – passionale e lucida – resta un esempio di come la professione nell’ aula non faccia invecchiare. A costo che la si continui a praticare fino alla fine, se si può.

Diversamente non si spiegherebbe perché la gente continua a leggere questi libri. Anche se non si accorge di un Innocente che splende come un sole d’inverno sul mare.

Dalle classifiche è scomparso presto.   Ma le classifiche – in Italia – servono soltanto per Fabio Volo.   Servono.

(dal “Corriere Nazionale”)


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