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Rivista d'arte Parliamone
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LETTERATURA: Scambio di identità

23 Luglio 2010

di Lorenzo Spurio

Per una volta sarebbe stato un altro, era ormai deciso. Dopo tanti anni di insofferenze e di delusioni Mario aveva maturato un’intensa voglia di diventare un altro ed abbandonare la sua personalità cosi malata che era stata la causa principale del suo stato difficoltoso. Aveva provato, ma inutilmente, a cambiare stile di vita ed interessi. Non era servito a niente. Rimaneva sempre lo stesso. Rimaneva Mario Lintori, o colui che tutti identificavano con questo nome.

Negli ultimi tempi era sottoposto al presentarsi di fastidiosi e cattivi sogni che lui avvertiva e spiegava come pessimi presagi. Si sentiva male ed era da giorni che non usciva di casa. Nessuno lo vedeva per strada, la gente avrebbe potuto darlo per morto o semplicemente lontano da casa, come spesso faceva per ritirarsi in luoghi ameni e sentirsi a suo agio con la natura al di fuori degli sguardi taglienti della gente.

Sapeva in un certo qual modo che il suo malessere e i suoi fastidi non l’avrebbero condotto alla morte, si trattava di un dolore di passaggio che stava lentamente progredendo in una maniera diversa. Durante quel periodo di febbricitante vita Mario venne a conoscenza, tramite alcuni programmi televisivi, di particolari sette sciamaniche del sud America che conducevano delle pratiche singolari e apparentemente assurde. In quel contesto aveva scoperto le tecniche di ipnosi con molto interesse cercando sempre di non avvicinarsi troppo alla convinzione che aveva nel volerle provare con l’aiuto di un istruttore. Tutto quello che prima di quel momento ripudiava e rifiutava con sdegno, cosi come le pratiche ipnotiche, ora lo attraeva. Stava cambiando.

Il periodo di dolore e fastidi si estinse in maniera lenta e graduale. Al termine di questo processo era un altro. Tutti continuavano a chiamarlo Mario ma era evidente che era un’altra persona. Non era più Mario Lintori o forse era un qualsiasi omonimo di Mario Lintori ma non colui che tutti credevano. Lentamente si era impossessato
quasi in maniera nolente di interessi e volontà diverse da quelle che aveva precedentemente condotto. Era rinato, era una nuova persona. Ciò che non gli riusciva di capire era perché questo processo di scambio d’identità attraverso una vera e propria metamorfosi, cosi atteso e voluto, avesse preso piede e si fosse sviluppato nella realtà. Forse era semplicemente riuscito, dentro di sé, ad allontanare da se stesso tutto quello che una volta gli aveva permesso di essere Mario Lintori. Dal punto di vista fisico rimaneva la stessa persona, nessuno all’apparenza avrebbe potuto notare di un cambiamento in lui ma appena uno ci si fermava a parlare, avrebbe ben capito che qualcosa era successo e che un mutamento profondo in Mario c’era stato.

Aveva abbandonato l’arroganza e la freddezza che caratterizzava le sue risposte spesso secche e serrate. Forse aveva capito che questo atteggiamento non l’aveva mai condotto a buone situazioni ed aveva cercato di correggere questo aspetto. Ora era pronto a rispondere con calma e gentilezza. La gente, soprattutto da questo, notò che un cambio c’era stato.

Tanti mutamenti, dai più piccoli ai più evidenti, vennero evidenziati dai suoi pochi vicini di casa, primo tra tutti il giorno in cui Mario tornò a casa con un gatto. I vicini rimasero sbalorditi ed attoniti dato che in tutti gli anni precedenti Mario aveva mostrato un atteggiamento di fastidio e di astio nei confronti di animali domestici.

Era cambiato. Era un altro. La gente prese lentamente con il passare del tempo a chiamarlo Romè che ricordava il nome di un personaggio di una vecchia commedia di un autore locale. Mario era ormai per tutti Romè. Lo scambio d’identità era ormai completo. Chi lo avrebbe chiamato con il suo vecchio nome, quello ufficiale (che rimaneva come tale solamente nei suoi documenti), Romè non avrebbe risposto.

Circa due mesi più tardi, nel suo posto di lavoro, il dirigente gli propose un nuovo incarico, più ambizioso e maggiormente retribuito in seguito ai positivi e lungimiranti consigli che aveva dato in sede di riunione per la discussione delle problematiche dell’impresa. Alcuni uomini che erano da sempre stati suoi colleghi e che a volte si erano burlati di Mario per il suo atteggiamento, ora erano increduli e senza dubbio provavano un po’ di fastidio e di invidia.

La vita di Romè stava cambiando in maniera impetuosa ed idilliaca. Di lì a poco aveva conosciuto, sempre all’interno della sfera lavorativa, una signora quarantenne di buon aspetto. Romè ne era da subito rimasto colpito ed attratto e aveva trovato la forza di chiederle di uscire. La donna, Luigia, aveva accettato di buon grado. I due avevano così cominciato a conoscersi e a frequentarsi. Luigia aveva divorziato dal marito alcuni anni prima in seguito ad una lunga storia di tradimenti e aveva due figli, oramai grandi e sposati.

La vita del fu Mario, di Romè era nettamente mutata in meglio grazie alla sua profonda volontà di cambiare se stesso, di adattarsi, di lasciare da se i tratti della sua persona che sempre avevano costituito un ostacolo nelle relazioni sociali.

Alla cerimonia di nozze di Romè e Luigia, alcuni amici di Romè chiesero al parroco della canonica, in segreto, di chiamare lo sposo col nome di Romè e non Mario, nell’atto di promessa alla sposa. La metamorfosi era compiuta.

Jesi, Settembre 2008


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