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LETTERATURA: Stefania Nardini: “Gli scheletri di via Duomo” – Pironti Editore, 2008

29 Dicembre 2008

di Marino Magliani

In tempi in cui diventa ormai un genere parlare della Napoli quotidiana e di usare tutti gli ingredienti di cui si sa, una scrittrice, una giornalista, come si suol dire, prestata alla letteratura, decide di consegnarci squarci di una Napoli appena trascorsa eppure lontanissima.   E non le basta, la morte sulla quale indaga l’io narrante, un giovane cronista del Mattino, è addirittura archeologica.
Si tratta di due scheletri ritrovati nell’intercapedine di un palazzo che ha conosciuto momenti migliori. Il palazzo si trova in via Duomo al civico 214 e dà il titolo al libro. Gli scheletri di Via Duomo.(Tullio Pironti edizione euro 10).
L’autrice è Stefania Nardini, che ha pubblicato lavori con Newton Compton e questo è il suo secondo romanzo con l’editore Tullio Pironti, un buon editore, storico, al quale si sono legati grandi nomi della narrativa italiana e internazionale e del giornalismo. L’altro romanzo della Nardini è Matrioska ed è stato addirittura tradotto in Ucraina, cosa più unica che rara nella narrativa italiana contemporanea.
Leggendo questo romanzo pensavo a Morte annunciata di Marquez, non perché ci assomigli (anche se in quest’aria di Napoli andata e lontana, a tratti magica, qualcosa di latinoamericano si riesca a respirare), ma per la perfezione della costruzione, per come entrambi gli autori, Marquez e la Nardini riescano a ubbidire e a stupire il lettore nello stesso tempo.
Per come a parlare siano i colori e i respiri, e per come passo passo le ipotesi sappiano ridare vita e rimettere carne intorno agli scheletri di Via Duomo.
In una recensione a questo libro   è stato fatto notare che in questa indagine la polizia non gioca un ruolo. Ed è vero, si direbbe di più una questione privata, iniziata chissà quando e mai interrotta, un rapporto senza mediazioni, tra il giornalismo e la città di Napoli.
Alla fine questa diventa la ricerca di un giornalista che aveva capito che indagando su due scheletri si poteva indagare sul cadavere di una città.
Per concludere questa nota mi viene in mente un altro sudamericano, e di nuovo si tratta di un autore che con la Nardini ha poco a che fare, ma forse la qualità non è già di per sé un sufficiente comun denominatore?
L’autore è Julio Cortazar, il quale in Apocalipsis en Soletiname, come giustamente suggerisce Edmundo Paz Soldan, nella sua geniale introduccion a Roberto Bolaí±o: Literatura y Apocalipsis, ci spiega l’indagine di Cortazar e il suo progetto di fornire una visione naif della realtà. Oppure di testimoniare l’orrore. Ecco, in un certo qual modo, cos’ha fatto la Nardini é proprio un’operazione del genere. Attraverso il suo giornalista, di cui sarebbe bello conoscere col tempo altre indagini, altre storie, nel tentativo di scoprire la verità sui due scheletri di via Duomo, ha smontato un’immagine e ci ha consegnato una visione di Napoli per non mostrarci qualcosa di già visto. Insomma, in quest’epoca di dejà vu, ci ha dato un vero e proprio inedito.

(dal “Corriere Nazionale”)


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1 commento

  1. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 29 Dicembre 2008 @ 21:55

    Ancora un’analisi estremamente efficace che scava e indaga a fondo nell’interessantissimo romanzo di Stefania Nardini. Ne emergono ulteriori aspetti che contribuiscono a sottolineare più significativamente il valore dell’opera e la sua felice collocazione in una Napoli “appena trascorsa eppure lontanissima”; in una Napoli, che potremmo definire pressoché inedita; una Napoli che si apre alla suggestione estetica, ma anche e soprattutto ad un insieme di coordinate esistenziali, quasi realtà di un’anima ed essenza del suo percorso.
    Incisivi e di straordinaria presa, i riferimenti e gli accostamenti a peculiarità tipiche di opere di grandi autori sudamericani.
    Storia, dunque, di fascino, quella narrata da Stefania Nardini, compresa sì nella trama del giallo, ma con valore di messaggio-testimonianza e, perché no, d’amore
    Gian Gabriele Benedetti

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