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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Letteratura: Suite

7 Giugno 2009

di Mauro Cristofani
(La sua galleria di quadri qui)  

      La ragazza scende dal bianco lettino si riveste tutto bianco intorno a lei i muri il mobilio il camice del dottore, il suo abito scuro è una macchia su un foglio immacolato.
      La ragazza finisce di abbottonarsi, sguardo interrogativo, “è incinta” dice il dottore.
      La ragazza si tocca il ventre lo accarezza lieve fissa un punto lontano, ecco ora cammina nella strada attraversa il parco, bambini che giocano. Si china verso il più piccino, espressione d’infinita tenerezza. Riprende a camminare, si volta vede che il bambino vuol seguirla, accelera il passo e gioca con le foglie dei rami…

i fili di seta mi cullano
nell’amaca di nuvole azzurre
il ricordo mi strugge
come fossi zucchero filato

      La ragazza guarda bene la strada è libera l’attraversa schiude un cancelletto si ferma, vorrebbe non entrare…
      Interno modesto salottino pareti con la carta a fiori mobili vagamente liberty, piante messe ovunque con una certa grazia.
      La ragazza si toglie il soprabito con gesti lenti, la mente è lontana. Entra una donna “ciao mamma”, le porge un biglietto “è per te”.
      La ragazza è come se si svegliasse all’improvviso da un sogno ha un presentimento, indietreggia, a fatica lo prende lo legge “parto odio gli addii non ti scorderò”.
      Ora la ragazza è una marionetta senza fili lasciata su una sedia, braccia pendenti senza vita. La donna si avvicina tenta d’aprir bocca ma desiste, parole inutili.
        La ragazza s’alza e scappa fuori, pallida disperata non sa dove va ma non le importa, sfuggire da sé è impossibile. Urto dei passanti sta per cadere si riprende, passi sempre più tremanti…

i fili di seta non eran di seta
le nuvole azzurre non sono più azzurre
Giù in basso il mare, attraente e terribile.

      Una mano le si aggrappa alla gonna, è il bambino del parco che dice con vocina severa “non puoi fare il bagno è freddo”.
      La ragazza lo guarda, folle fissità. Lineamenti che si stendono, occhi che si riempiono di pianto. Tremendi singhiozzi che sconquassano, tempesta liberatoria che pare senza fine.
     Ma finisce. La ragazza si guarda intorno, non vede più il bambino.
      Il mare laggiù, ora è un’immagine da cartolina.
      La ragazza china il capo si guarda il ventre, le s’increspa il viso in un sorriso indefinibile…

m’è bastato il tepore d’un sogno
un minuscolo seme raccolto
una voce che ascolto
come l’ombra d’un’ombra fui
ma di questo vissi
e quando il crepuscolo scende
sento in me
crepitare la gioia


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3 Comments

  1. Commento by claudio grosset — 7 Giugno 2009 @ 10:06

    Una situazione ‘infamante’ in un passato neanche poi tanto lontano, descritta con una tensione emotiva e coinvolgente da Cristofani.
    L’evento simbolo della piena felicità per un un essere che nasce – ed una parte di noi che… rinasce -, calato nello status privilegiato, per sua natura, della “donna” protagonista, si trasforma in una tragedia, nel contesto dell’abbandono e della solitudine difficili da superare ed affrontare. Sta per implodere nell’atto ultimo inusitato ma, il nostro “Angelo” o la nostra Coscienza – il bambino del parco – ci soccorre con rinnovata ed inaspettata energia e ci proietta in un ennesimo scorcio di vita ancora da percorrere, in nuove esperienze, ostacoli da affrontare e superare.
    Leggendo queste righe mi sono tornate a mente alcuni tratti comuni di tante ‘Storie’ narrate da Cristofani, evidenziate da un critico accorto come Egidio Innocenti –
    ” …lo svolgimento di una parabola… un finale rasserenante… una morale positiva” – che ritrovo nel testo e che danno gradimento, al mio personale gusto, per questa lettura.

  2. Commento by Gian Gabriele Benedetti — 7 Giugno 2009 @ 16:02

    Storia breve, ma intensa, drammatica e tenera ad un tempo. L’incanto della parola sostiene la potenzialità dell’assunto. Rapidi “tocchi”, raffinatezze descrittive, consonanze profonde, ricognizione esistenziale e sofferta partecipazione offrono consapevolezza emozionale, aprendo l’animo alla meditazione, alla tensione, fino allo smarrimento ed al patimento, ma restituendo, in fondo, un raggio di speranza. E si apre, così, un orizzonte al di là del buio
    Gian Gabriele Benedetti

  3. Commento by Monnosi Giannoni Caterina — 20 Giugno 2009 @ 14:49

    Tema scottante quello che affronta lo scrittore in questo racconto. La cronaca spesso ci mette di fronte a realtà crude di bambini rifiutati in modo barbaro o sfruttati fin dalla tenera età; non credo che la storia sia cambiata purtroppo! In passato non c’era modo di conoscere queste cose in tempo reale, oggi questo è possibile ma tanto si fa per impedire orribili azioni e tanto si disperde in una parte di noi che sembra diventata refrattaria al dolore, alla fame nel mondo e ad ogni tipo di sofferenza, specialmente quella dell’ anima. Auguriamoci che il futuro sia foriero di notizie più confortanti. A Mauro Cristofani l’auspicio di continuare a farci leggere qualcosa di suo, magari anche dopo la pausa estiva.

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