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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

LETTERATURA: Tempo sprecato

12 Luglio 2013

di Felice Muolo

Anteprima di un romanzo di prossima pubblicazione

La biblioteca sorgeva sul porto. I rumori prodotti dalla circolazione delle barche a motore, dallo scarico delle navi, dall’asta del pesce, dal traffico stradale, invadeva la sala di lettura attraverso finestroni lasciati aperti per il caldo.
Il libro che cercavo di leggere era Ulisse di Joyce. Quando sollevavo lo sguardo dalla pagina, non era solo per i rumori o la difficoltà del testo. Mi chiedevo per quanto tempo ancora dovevo continuare a buttare la mia vita. Mi prendeva l’impulso di spaccare tutto quello che avevo intorno.
Consegnai il libro e scesi lo scalone della biblioteca, con ai lati muri grondanti salsedine. Uscito dal portone, girai a sinistra, attraversai un tunnel e sbucai nella luce accecante del porto.
Osservai per un po’ di tempo scaricare legname da un mercantile attraccato al molo. Al solito, invidiai i marinai che giravano il mondo.
Attraversato lo slargo del porto, percorsi una strada in salita e arrivai in piazza per contemplarvi i cartelloni cinematografici esposti.
Se non incontravo Damiano, ritornavo a casa e mi sdraiavo sul letto. In attesa di passare a tavola, sognavo di partire o mi mettevo a leggere, che per me era la stessa cosa.
Damiano era addossato a un albero, sigaretta accesa, sorriso sardonico. Unico amico mio che in mattinata frequentava la piazza. Gli altri vi comparivano di serata.
“Oh, oh,” salutai.
“Da dove vieni?”
“Biblioteca.”
“Tempo sprecato.”
“Ci passavi le giornate, una volta.”
“Ora leggo solo al cesso.”
La piazza era molto grande. Uno stradone la sezionava in due parti rettangolari, contornate da due file di alberi. Al centro di una parte c’era il monumento ai caduti, al centro dell’altra una fontana.
Prendemmo a passeggiare all’ombra degli alberi.
“Ieri sera non ti si è visto. Dove sei finito?” mi chiese Damiano.
“Cinema. E tu?”
”Indovina.”
“Te la da?”
“Mica sono come te.”
“Cosa sono?”
“Angelo, di nome e di fatto.”
“Ci vuole coraggio a fidanzarsi.”
“Come dice la canzone? Domani si vedrà.”
“Danno un buon film.”
“Non ho un centesimo.”
“Bussa a babbo.”
“Mi sfratta.”
“Cosa aspetti a sloggiare?”
“Pensa a te.”
“Lo farò, prima o poi.”
“Tu muori qui.”
“Mi sposo una puttana e faccio il magnaccia.”
“L’altro giorno svaligiavi banche.”
“Se mi metto in politica, ammazzo qualcuno.”
“Fatti prete.”
“Meglio la droga.”
“Neanche fumi.”
“Mio padre mi vede finanziere.”
“E’ un’idea.”
“Di merda.”
“Vai a lavorare nel suo orto.”
“Buona parte di quello che produce, la rimette sotto terra.”
“In Africa si muore di fame.”
“In occidente si lavora troppo. La nostra generazione non deve lavorare.”
“E’ quello che fa.”
“I treni viaggiano mezzi vuoti.”
“Cosa c’entrano i treni?”
“Perché noi giovani disoccupati non possiamo usarli gratis?”
“Dove vorresti andare?”
“Lontano da qui.”
“Lecca il culo a qualcuno, se vuoi sistemarti.”
“Prima o poi ci devo provare.”
“Non cercare altre soluzioni inutili.”
Stufi di passeggiare, andammo a curiosare in un supermercato inaugurato da poco. Quando ritornammo in piazza, Damiano mi mostrò un portafogli che aveva rubato. Prima di salutarci, passammo dal supermercato e lo rimettemmo a posto.


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1 commento

  1. Commento by Felice Muolo — 12 Luglio 2013 @ 17:31

    Grazie, Bart… e scusa i refusi.

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart