Viaggi: Domenica in Perù, 1979

di Vincenzo Moneta

(Inizio commento dopo le prime sequenze di militari che marciano)  

In Perù., come in tutto il Sudamerica, l’esercito è il fulcro della vita nazionale, elemento decisivo nei frequenti cambiamenti di regime.
Dal tempo dei conquistadores, quando Pizzarro fece catturare e   strangolare Almagro e i discendenti di questi a loro volta uccisero Pizzarro le rivolte militari si sono succedute a ratificare ogni cambiamento di   governo a cui il popolo, composto in gran parte da indios, assiste quasi sempre indifferente.  

Nell’invasione del Perù la conquista militare precedette la penetrazione pacifica in quanto né mercanti, né esploratori avevano mai visitato la corte dell’Inca, il cui impero era stato nettamente militaristico,   illustre assai più per le conquiste, l’organizzazione amministrativa e l’ingegneria civile, che per i suoi risultati artistici e culturali.  

(Inizio commento su. alzabandiera)  

Oggi è giorno di festa e militari e civili presenziano alza-bandiera in onore di una personalità civile e di un militare.  

(Inizio commento con immagini di mercato)

– Oltre alle celebrazioni militari la domenica è dedicata ai mercati, punto d’incontro e di scambi settimanali, frequentati quasi unicamente dalla popolazione indios, che per l’occasione si improvvisa rivenditore.  

 (Inizio commento   dopo la donna con la pecora sulle spalle)

Qui a Juliaca è intorno alla linea ferroviaria che si estende il mercato improvvisato, ed i binari sono utilizzati come banco di vendita in quanto in Perù il treno passa rare volte la settimana.  

(Inizio commento su immagini di bancarelle colorate)

– Le diverse specie di prodotti contraddistinguono le zone del   mercato.
Siamo storditi dall’aspetto multicolore   ed animato di una folla dal colorito bronzeo, immersa in un’orgia di colori, che vestita di ponchos e di spesse gonne di feltro, va e viene a piccoli passi saltellanti. L’amore per i vestiti coloratissimi è ereditato dal periodo incaico in cui si usavano fan-tastici abbigliamenti creati con piume variopinte.
 
(Inizio commento con uomo che mangia in piedi)

Si cuociono e si vendono cibi che vengono consumati in piedi, preparati sapientemente dalle donne indie che cucinano direttamente sul terreno in panciute marmitte di terracotta o di metallo.
Oltre ai cibi cotti fanno la loro parte di protagonisti gli elementi base dell’alimentazione ricavati da questa terra così avara; si tratta di patate fresche, oppure del chuno; una patata anch’essa ma congelata e disidratata; oppure cereali coltivati nell’altopiano come l’orzo e la quinoa che è uno degli alimenti più completi che esista; cibo fondamentale, è anche il granturco che si coltiva fino a 3000 (tremila) metri d’altezza.
 
(Inizio commento con movimento di piedi in salita)  

Dalle fattorie sparse sulle montagne gli indios, spesso con l’intera famiglia, salgono verso la piazza del mercato di Chinchero, che è uno fra i più. vivi e più. carichi di colori di tutto il Sudamerica.
Questo pueblo della regione di Cuzco, il cui nome significai “II villaggio dell’arcobaleno”, è fra quelli che ha meglio salvaguardato gli usi dal tempo preispanico, anche se, nelle sue modeste transazioni, non è più presente il sistema del baratto.  

(Inizio commento dopo le prime immagini di volti di dorme)

– Fra questi antichi muri, forse dell’epoca dell’Inca Tupac Yupanqui,   le vere protagoniste sono le donne che vendono e circolano tra il mercato, con i tipici mantelli della zona, avvolte negli scialli multicolori,   ancora tessuti a mano, che hanno la funzione di marsupio alla rovescia, con i piccoli che diventano un corpo unico con la padre. Esse recano, secondo la nostra interpretazione di europei un’ondata di rassegnata, silenziosa malinconia, ma dai loro volti emanano anche forza e fatalismo, mitigati qualche volta da un’espressione appena canzonatoria, quasi ironica.  

 (Inizio commento col le prime immagini di uomini davanti alla chiesa)

 – Gli uomini si riuniscono sul sagrato della chiesa ad osservare oziosi il  movimento sottostante, oppure si abbandonano alle tradizionali ‘bevute di  chicha, che è una birra ricavate dal granturco fermentato, fabbricata una volta dalle bocche delle donne indie. Con pazienza di ruminanti esse  masticavano a lungo i chicchi di granturco, fino a ridurli in  poltiglia che lasciavano poi fermentare finché la parte pesante non si  depositava ed il liquido ricavato diventava un liquore di sapore agro e dolciastro.
Altri invece ascoltano l’oratore improvvisato che parla di organizzazione di lavoro

(Inizio commento dopo le prime immagini del funerale – stacco musicale)  

                      A questa occasione di scambi e di incontri è presente anche l’ultimo atto umano, con la particolare scenografia dei paesi andini, accompagnato dai suonatori, sempre presenti in ogni celebrazione sia essa   triste o allegra.

 (Inizio commento   con la bara in sosta fuori della chiesa)  

– La bara viene lasciata fuori della chiesa in attesa dell’uscita della messa domenicale e cui i fedeli hanno assistito in ginocchio sul pavimento in pietra.  

 (Inizio commento  dopo la partenza dalla chiesa del funerale)  

– Poi il corteo, dopo la sosta con le consuete bevute di chicha, proseguirà il suo cammino verso il cimitero che si trova nei pressi del lago in cui durante la rivolta dell’Inca Manco, i cavalieri spagnoli trafissero come   pesci gli indigeni che,  per fuggire, vi si erano gettati a nuoto.  

 (Inizio commento con la piazza che inizia a diventare deserta)  

– E’ passato da poco mezzogiorno e, come improvvisamente alle prime ore del mattino la piazza si era animata, adesso si svuota quasi  di colpo, mentre gli ultimi venditori si caricano in spalla quanto non sono riusciti a vendere.  

 (Inizio commento con persone con abbigliamento tipico a fiori)  

– In un altro   paese andino:   Pisac, si celebrano e si festeggiano matrimoni, a cui a volte assiste il figlio degli sposi, che vanno a legalizzare la propria unione. Dopo la celebrazione in chiesa si passa all’ufficio di stato civile por le registrazioni di legge autenticate, quasi sempre dalle impronte digitali, in quanto fra gli indios   vi è una larga percentuale di analfabeti, dopodiché le immancabili bevute di chicha concluderanno la cerimonia.  

(Inizio commento dopo il manifesto che annuncia la festa del Cristo de los Milagros e prime immagini di folla)
 

IL CORTEO FRA SACRO E PROFANO
Un percorso spaziale
(attraversando le strade della città di Lima -Perù-)
e temporale (unendo il giorno alla notte).

La folla immensa, che partecipa l’ultima domenica di ottobre a quella che è la più grande festa della città di Lima e la più imponente di tutto il Perù:

“La festa del Cristo de los Milagros”,

ha iniziato a sfilare dalle prime ore della mattina e continuerà fino a quasi mezzanotte in una unità di fede   che unirà il buio alla luce e la luce al buio nella ruota ininterrotta   del continuo alternarsi dei giorni e delle notti.

Lima – Perù –
Domenica 29 ottobre 1979

Processione del Senor de los Milagros

Secondo la leggenda, l’immagine sacra fu dipinta nel secolo XVII ° da uno schiavo negro   di origine angolana. La parete su cui era dipinto il Cristo   sopravvisse ai catastrofici terremoti che sconvolsero la città; ciò   fu determinante per attribuire quel significato miracolistico a protezione dagli sconvolgimenti della crosta terrestre che solo un intervento al di sopra delle umane possibilità potrebbe fermare.Ai confini tra due mondi e due tradizioni, quella pagana e quella cristiana, uomini, donne e bambini di ogni ceto, condizione sociale e razza, vivono con la stessa intensità il momento della celebrazione della festa che si svolge intorno al procedere lentissimo dell’effige del Cristo, attraverso cui essi trasmettono, nella concezione della divinità, tutto il loro entusiasmo e il loro fatalismo.
Il passaggio dell’immagine, che secondo i credenti provocherà una enorme elargizione di grazie, è seguito dagli sguardi della folla che segue, estraniandosi, ogni movimento della   portantina.  

I corpi si   uniscono e si distaccano nello stesso tempo, abbandonandosi e respingendosi, ondeggiando come un mare ora calmo, ora mosso, ora in tempesta.   E’ allora che la preoccupazione e la paura, volutamente cercate, provocano momenti di autentica passionalità e isterismo, favoriti   dalla vicinanza e dalla pressione dei corpi gli uni su gli altri.  

              Un calore immenso emana dal basso e impedisce di respirare e soprattutto donne e bambini sono le vittime di questa mancanza d’aria. Ecco che allora, svenuti, vengono portati a braccia sopra la marea delle teste, verso l’ambulanza, il capo reclinato, gli arti abbandonati.  

              Il pericolo di soffocamento si fa più presente quando, ad ogni confine di quartiere, vengono sostituiti, insieme ai fiori, i sostenitori della portantina e quando si scambiano le persone che trattengono la corda che delimita e protegge lo spazio intorno all’”immagine miracolosa”.  

              La nostra diretta partecipazione alla processione riesce in parte a farci capire l’animo di queste popolazioni in cui alla cultura incaica ne è stata sovrapposta forzatamente un’altra proveniente dalla parte opposta dell’oceano che non è riuscità però ad annullarne le radici.  

              Cultura spagnola e cultura incaica si fondono e si amalgamano in questo modo di trasmettere il messaggio alla divinità attraverso la corporeità di massa. La stessa musica che accompagna costantemente la processione   ci riporta alle grandi   espressioni   dell’animo spagnolo: il flamenco e le   imponenti, suggestive marce funebri delle processioni della Settimana Santa.  

              Ritroviamo quell’atmosfera   dell’Andalusia   che poggia le sue   radici nell’eredità lasciatele dai secoli di presenza araba sul suolo spagnolo.  

              Le soste sono occasione per intonare e recitare preghiere in onore del Cristo; altre volte l’effige, paragonata ad un personaggio fra l’umano e il divino, viene invece fermata perché ascolti le canzoni e le poesie dedicatele dai cantanti e dai poeti nazionali. Intorno a questa compatta massa umana si muove la solita varietà di venditori: dalle effigi religiose agli ex voto, ai dolci fritti ed ai torroni.  

              Ai lati della strada, nell’attesa di rendere omaggio all’effige del Cristo, gli uomini indossano in segno di devozione la cappa viola, che le donne portano   invece durante tutto il mese di ottobre.
 

              La penetrazione della religione cattolica fu favorita anche dalle processioni, coreografiche e suggestive, che sostituirono le feste in onore del sole e della luna, anche se gli indios non riuscivano a capire perché i sacerdoti cristiani smorzassero la vivacità delle feste inducendoli ad evitare le tradizionali bevute e danze.

              Ancora oggi le feste religiose sono uno degli avvenimenti principali che rappresentano, nel loro ricorrere attraverso l’anno, il calendario spirituale della vita di queste popolazioni.

Vincenzo Moneta
Via G.B. Giorgini, 195/B – San Vito
55100 – Lucca – cell. 3494640184 – 0583999358
www.vincenzomoneta.com
www.videoraccontidiviaggio.itURL: http://www.youtube.com/VMoneta
www.videoraccontidiviaggio.it BERTA IN INTERNET
http://www.italiamedievale.org/sito_acim/contributi/berta.html
www.italiamedievale.org/sito_acim/contributi/berta2.html – 27k –
[Altri risultati in www.italiamedievale.org ]
Berta, Berta di Toscana. Brani tratti dal libro inedito “Berta di Toscana e il suo …
www.medioevo.com/index.php

Visto 16 volte, 1 visite odierne.

Commenti

Una risposta a “Viaggi: Domenica in Perù, 1979”

  1. Avatar Gian Gabriele Benedetti
    Gian Gabriele Benedetti

    E ci troviamo ancora immersi in una realtà, che, attraverso la parola precisa e dettata dall’amore trasudante dall’animo di chi scrive, ci appare quasi a portata di mano e ci emoziona. E riusciamo a viverla, quella stessa realtà, assaporandone gli aspetti e le sfumature, vivendo le situazioni, meravigliandoci della fede e del folklore tipici dei luoghi, gustando volti, comportamenti, abitudini, respirando persino i profumi ed i colori…
    E con Maupassant, mi vien fatto di pensare e di dire che per l’autore: “Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà [a noi vicina] per penetrare in una realtà inesplorata che sembra un sogno”.
    Al prossimo viaggio!
    Gian Gabriele Benedetti