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L’Italia virtuosa

21 Giugno 2010

Finalmente, questa che è una grande qualità del popolo italiano viene fatta valere in campo economico.

Come è noto, Berlusconi ha proposto all’Europa che nella valutazione del debito di ciascun Stato debba includersi anche l’indebitamento privato. La proposta è stata accolta, giacché dalla somma dell’indebitamento pubblico e di quello privato emergerà la reale solidità di una Nazione.

Per noi italiani, il successo ottenuto vale quanto una manovra economica e i suoi benefici si spalmeranno nel tempo. Infatti, la nuova riclassificazione che ne sortirà farà salire l’Italia quasi certamente   al secondo posto tra gli Stati europei più affidabili, dopo la Germania. Se non addirittura al primo. Così Berlusconi: “«Non siamo l’ultimo paese d’Europa, anzi, mettendo insieme i due debiti » quello privato e quello pubblico, «siamo il Paese più ricco d’Europa, un pelino sopra la Germania »”. (qui).

Ciò significa che noi potremo chiedere prestiti internazionali a tassi più favorevoli; i nostri titoli pubblici avranno una migliore accoglienza tra i compratori; attrarremo più investimenti di capitali stranieri, favoriti da un rating migliore.

Un tale capovolgimento di posizione, a noi molto favorevole, lo si deve ad una caratteristica del nostro popolo. Le famiglie italiane, infatti, non amano l’indebitamento, al contrario di quanto accade negli Stati Uniti, ad esempio, e in vari Paesi europei.
Le nostre famiglie sono formiche, più dedite al risparmio che allo spreco.

La proposta del governo Berlusconi inietta, così, nella spina dorsale dell’Europa questa molecola virtuosa del nostro dna. Infatti: poiché nella valutazione della solidità degli Stati, entra anche questa nuova componente, è ragionevole supporre che le cicale saranno, ovviamente nei tempi necessari a cambiare mentalità ed usanze, costrette a trasformarsi in formiche. Ad imitarci, insomma. Con notevole rafforzamento del sistema Europa.

Proporre un tale benefico innesto non è mai frullato nella testa di nessuno. Ci voleva un uomo abituato a fare i conti con il mercato per capire che qualcosa non andava nel metodo di valutazione degli Stati adottato dall’Europa.

Nessuno dell’opposizione ha levato la voce per ringraziare l’odiato nemico Berlusconi. Nessuno ha avuto il coraggio di dire, nel mentre si discute sulla manovra economica, che Berlusconi ha messo a segno un risultato che porterà vantaggi che varranno ben oltre il valore dei 25 miliardi della manovra in discussione al Senato.

Se l’Italia d’ora in avanti apparirà in Europa con il suo vero volto e la sua vera ossatura e consistenza, il primo ringraziamento deve andare però agli italiani. Berlusconi, con un’intuizione geniale, non ha fatto altro che valorizzarli, mettere ossia in evidenza, in Europa e nel mondo, e farla pesare, la loro innata propensione al risparmio.

Sono gli stessi italiani che Bersani e compagni giudicano una massa di pecoroni incapaci di intendere e di volere quando votano Berlusconi.
Spero che d’ora in poi maturi in loro un maggiore rispetto per il nostro popolo.

Dubito, però, che questa sinistra riesca a capire. Vive con il paraocchi ed ha il cervello ingrippato al secolo scorso. Nessuno ne ha cambiato le batterie. Ancora va ottusamente blaterando che la Costituzione non si tocca, senza accorgersi che  questa Costituzione non riesce più a fare andare il turbo del motore Italia.

Da tutta questa vicenda si trae anche un’altra lezione, amara questa volta. Ossia: se è vero che i cittadini italiani rappresentano la parte virtuosa, è anche vero che l’apparato dello Stato rappresenta la parte sprecona. Dei due addendi, uno, quello del debito pubblico, è gravemente malato.

C’è bisogno che lo Stato prenda lezione dai cittadini, dunque. E per fare questo è necessario mettere mano alle riforme, anche costituzionali. Per snellire e dimagrire un corpo divenuto troppo pesante. Senza queste riforme lo Stato non potrà mai divenire virtuoso.

Con la proposta di Berlusconi, inoltre, tutti i cittadini, italiani e europei, diventano per la prima volta, con le loro scelte e con i loro comportamenti individuali e quotidiani, protagonisti dell’Europa.

È una svolta epocale. E il merito, grazie a questo governo, è tutto nostro, italiano.

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“Il miracolo italiano” di Vito Schepisi. Qui.


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2 Comments

  1. Commento by Mario Di Monaco — 21 Giugno 2010 @ 09:59

    Ieri Eugenio Scalfari, nel chiudere il suo domenicale editoriale, ha voluto minimizzare la portata dell’iniziativa di Berlusconi di introdurre il parametro di sostenibilità complessiva del debito di un paese, affermando che si tratta di un annuncio inutile che serve solo a gettar fumo negli occhi degli sprovveduti.
    Evidentemente l’invidia per il suo acerrimo nemico lo costringono a negare anche la più elementare legge di mercato che lega il costo della provvista al grado di rischiosità del debitore stimato dai finanziatori.
    Passi la marachella di dare degli sprovveduti agli italiani, che per un compagno di De Benedetti è ormai una consuetudine, ma se uno come lui, che ha sempre dimostrato di conoscere i meccanismi che regolano il mercato dell’allocazione dei titoli pubblici, arriva a dover negare il beneficio per il nostro paese vuol dire proprio che è giunto alla frutta.
    Una volta lo giudicavo un liberale, poi un liberaldemocratico, poi un socialdemocratico, poi un socialista democratico e poi mi fermo qui perché non riesco più a capirlo.
    Ma gli uomini della sinistra, si sa, arrivano a compiere tanti mai di quei salti mortali che gli acrobati dei circhi, a loro confronto, sono dei semplici dilettanti.

  2. Commento by Felice Muolo — 21 Giugno 2010 @ 10:03

    Bart, se assommiamo anche i fondi neri degli Italiani, saremmo la nazione più ricca del pianeta?

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