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Lo scenario che mi fa paura

16 Aprile 2010

L’ho scritto più volte. Il cambiamento di Fini è stato talmente repentino da far nascere molti dubbi sulle vere ragioni che lo hanno condotto a questo punto. Nemmeno i suoi compagni di strada di molti anni riescono più a capirlo. L’uomo è ambizioso, lo si vede. È tutto sulle sue. Da quando poi ricopre la terza carica dello Stato, la sua prosopopea è arrivata a mille. Quando lui si muove, sembra assai più di un Papa.

A volte penso a quei film di spionaggio internazionale, a Mata Hari, ad esempio, e ad altre belle donne che si sono immischiate nella politica e sono riuscite a trasformare un uomo al punto da influenzarne la volontà. Se è vero che l’ambizione può molto, assai di più può una donna.
La mia filosofia, di sempre, è che sono le donne a mandare avanti il mondo.

Non so se questo possa essere il caso di Fini. Con il passare degli anni capiremo di più e meglio questo autentico rompicapo.
Sembra addirittura che Fini non si accorga del proprio cambiamento e consideri mutati gli altri. Il lavoro che gli è stato fatto ai fianchi è stato davvero eccellente, e quel fantomatico agente segreto andrebbe premiato sul campo.

Salvatosi Berlusconi da attacchi violentissimi sferratigli da tutte le parti, perfino dall’estero, ora si trova improvvisamente a fare in conti con il nemico in casa, il quale abituato alla vecchia politica delle chiacchiere, vorrebbe che anche il Pdl ricalcasse il passato.

Berlusconi non può accettare di tornare alla vecchia politica della burocrazia padre padrona e delle chiacchiere. Un’Italia che non si leva di dosso le croste del bizantinismo non può competere con nessuno, nemmeno con il salumiere sotto casa.

Siamo quindi alla resa dei conti. Come ho già scritto, il nemico è meglio tenerlo fuori che dentro casa. Dentro casa ha buon gioco nell’arruffare, nel confondere, nel rallentare, nell’impedire.

A meno che dai numeri non risulti che Berlusconi possa ancora contare su una buona maggioranza con la quale affrontare la stagione delle riforme, il quadro che potremmo avere davanti è di sconcertante desolazione.

Infatti, nell’ipotesi che Berlusconi non avesse più la maggioranza, il quadro che si presenterebbe sarebbe questo.

– La Lega Nord intende portare a termine la legislatura per fare le riforme che le interessano. O le fa ora o mai più.

– Pd e Fini (insieme con gli altri dell’opposizione) vogliono eliminare il Cavaliere. Ad essi, più che le riforme, interessa liberarsi dell’uomo che sta agitando le acque di una palude politica in cui  molti si sono accomodati e vivono di parassitismo. Per avere questo risultato sono pronti a fare carte false.

– Napolitano non vede di buon occhio le elezioni anticipate.

– Schifani invece dichiara che se la maggioranza si divide, si torna alle urne. Si deve intendere, ovviamente, il caso in cui, uscita la componente finiana, il Pdl restasse senza maggioranza.

Dopo la sortita sibillina di Bocchino in risposta a Schifani, credo che non sarà difficile immaginare una soluzione scalfariana alla eventuale crisi della maggioranza, ossia ci si troverà di fronte ad un nuovo ribaltone, giustificato dall’art. 67 della Costituzione.

Succederebbe questo.

– Il Pd e Fini offrono alla Lega Nord le riforme da lei attese, in cambio di un’alleanza che non chiuda la legislatura ma la porti a conclusione con un nuovo governo e un nuovo premier.

– La Lega Nord accetta per necessità e convenienza, accampando nei confronti di Berlusconi la giustificazione che il suo governo non è stato in grado di mantenere le promesse.

– Napolitano benedice il nuovo matrimonio, emarginando Schifani.

– La nuova maggioranza e il nuovo governo si insediano con il compito di realizzare le riforme volute dalla Lega. Di tutto il resto sarà fatta tabula rasa.

Si prenderanno, così, due piccioni con una fava:

– Berlusconi scomparirà dalla scena politica;

– La prima Repubblica l’avrà vinta sul cambiamento.

Ovviamente, Fini avrà un premio di consolazione, ma non il timone del comando.

Nella sua ebetudine sarà forse perfino contento, ma avrà sfasciato l’Italia.

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5 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 16 Aprile 2010 @ 15:22

    Ma, Bart, a me pare che Fini stia semplicemente cercando di convincere Berlusconi a non lasciare troppo potere alla Lega – che è pronta, lei sì, a farlo fuori appena le fa comodo. Ovvero, Fini sta aiutando Berlusconi.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Aprile 2010 @ 15:59

    Dimentichi, Giulio, che non c’è proposta approvata, non da Berlusconi, ma dal Pdl che non riceva da tempo il controcanto di Fini, a cui si unisce l’applauso dell’opposizione.

    Tra i commentatori politici non ho trovato finora nessuno che affermi che Fini stia aiutando Berlusconi. Anzi tutto il contrario. Nel precedente articolo ho indicato una serie di link utili a capire la situazione in cui ci troviamo.

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Aprile 2010 @ 18:27

    Trovo interessante  questa lettera che è stata indirizzata a Fini da Barbara Di Salvo, che dichiara di averlo sempre votato e di non riconoscerlo più.

  4. Commento by Mario Di Monaco — 16 Aprile 2010 @ 18:54

    E’ proprio vero che la politica è l’arte dell’impossibile: Bersani e La Torre ieri si sono dimostrati i più preoccupati per la battuta di arresto che il cammino delle riforme dovrà subire a causa della crisi nella maggioranza.

  5. Commento by Ambra Biagioni — 16 Aprile 2010 @ 18:57

    Dal Legno

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