Marileno Dianda e la Resistenza

di Bartolomeo Di Monaco

Ieri 2 gennaio 2026 è venuto a trovarmi Marileno Dianda, che nella sua vita ha fatto il professore di Filosofia nei licei, ma ha sempre trovato il tempo per dedicarsi al suo grande amore, la montagna. Ho letto tutti i suoi libri e di qualcuno troverete traccia a questo link, nonché nei miei libri di saggistica già pubblicati.
Gli ho detto che mi sono proposto di non leggere più libri, per non affaticare la vista e per dedicarmi alla visione dei film della mia collezione, che mi terranno occupato per qualche anno.
Si tratta – mi ha spiegato – dell’ampliamento di un libro già edito con lo stesso titolo: “L’occhio e il triangolo” e mi ha indicato un punto del libro (una lunga lettera) che avrei dovuto leggere, e che ho letto poco fa.
Ma mi ha riferito un fatto allarmante (non troppo) e, cioè, che non ha trovato nessuno disposto a presentargli il suo libro. Il motivo? È un libro che tocca in modo critico la Resistenza, raccontando fatti dolorosi, dei quali si è documentato. Un po’ come fece il defunto Giampaolo Pansa. Ma i fatti da lui rinvenuti nella sua ricerca sono altri e nuovi (meglio: sottaciuti).
Così, mi sono sentito in dovere di dichiararmi a favore di questo libro, poiché, a qualunque ideologia si appartenga, è un libro-verità, il che è motivo più che sufficiente per reclamargli il diritto di stampa.
All’amico Marileno, va il mio plauso per tanto coraggio, con la speranza che chi ama la storia, voglia arricchirla anche grazie alla lettura di questo suo ultimo lavoro.

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