Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

La certezza di Marina Berlusconi: il mio posto è nelle aziende

10 Agosto 2013

di Redazione
(dal “Corriere della Sera”, 10 agosto 2013)

Copertine di settimanali. Interviste, retroscena. Fiumi di inchiostro per raccontare quello che al momento pare essere nei desiderata di molti nel centrodestra ma altrettanto poco probabile: l’ingresso in politica della primogenita di Silvio Berlusconi. Ai manager del gruppo Fininvest e ai suoi più stretti collaboratori che, preoccupati per i rumor sempre più insistenti, l’hanno chiamata in questi giorni, una Marina Berlusconi particolarmente provata ha confermato di non aver cambiato idea: non è nelle sue intenzioni impegnarsi in politica.

Del resto lo aveva già spiegato con una nota scritta attraverso le parole del suo portavoce qualche settimana fa, ma evidentemente a molti nel Pdl, e non solo, non sono bastate quelle frasi. Nell’estate dominata dalla sentenza di condanna della Cassazione per frode fiscale del Cavaliere che può significare la fine di un ciclo politico per via giudiziaria, la più volte ventilata discesa in campo della determinata primogenita è diventata per molti un’opzione (o una speranza?) concreta.

È vero, questo Paese, questa democrazia ferita hanno disperato bisogno di un Berlusconi, che c’è, si chiama Silvio, e non molla – ha però ripetuto in varie telefonate Marina Berlusconi -. Il mio posto è qui, nelle aziende, a maggior ragione in una situazione complessiva così delicata. Le ipotesi circolate in questi giorni sul suo conto sono sicuramente suggestive, ma non percorribili, non si è stancata di sottolineare con i suoi collaboratori.

Certo, in momenti di così grande confusione le certezze non possono che essere relative. Troppe le variabili. Troppe le incognite che gravano su un’Italia che fa fatica a uscire da una situazione che appare di perenne instabilità. Ma la presidente di Fininvest e di Mondadori ha voluto insistere con i suoi manager ancora una volta sul perché della sua posizione. Ha sottolineato che non sente come propri ruoli attivi di impegno politico. Per la politica ha ribadito di nutrire il massimo rispetto, ma di ritenere proprio per questo difficile che le leadership politiche si possano improvvisare o trasmettere per via ereditaria. Come qualunque tipo di leadership. Come nelle aziende: occorrono anni di dura gavetta e di apprendistato prima di poter essere in grado di aspirare a posizioni di vertice.

All’interno del Pdl però non sono pochi che ricordano come, quando scese in campo nel ’94, anche suo padre in fondo era un neofita della politica. Ma a chi glielo ha fatto notare Marina Berlusconi ha detto di ritenere assolutamente improponibile ogni tipo di paragone: di Silvio Berlusconi ce n’è uno, uno soltanto, unico e di sicuro inimitabile.

Già altre volte la primogenita del Cavaliere aveva espresso concetti simili. E lo ha fatto ogni qualvolta l’ipotesi di un suo ruolo in politica è tornata a riaffacciarsi. Come è stato lo scorso giugno. Ma nonostante quella smentita, è chiaro che farebbe molto comodo a un Pdl disorientato poter contare su quella che viene considerata nelle classifiche di Forbes tra le donne più potenti al mondo oltre che mai esitante nell’esprimere i propri convincimenti. Cosa che ha spinto sempre lo scorso giugno persino Walter Veltroni a parlare dell’ipotesi Marina Berlusconi come «non inventata: nasce dall’idea di presentare un volto nuovo che al tempo stesso richiami le radici di Forza Italia ».

Ma così non è. Come non lo era stato quando nel novembre del 2012 si era fatto il suo nome per le primarie del Pdl e lei aveva smentito. O ancora un anno prima.

Tutto questo, naturalmente, non vuol certo dire che la figlia dell’ex premier, lo ha chiarito lei stessa nelle conversazioni degli ultimi giorni, intenda fare un passo indietro rispetto alla strenua difesa del padre e dei suoi valori che ha condotto in questi anni. Anzi, continuerà con forza ancora maggiore, di fronte ad una sentenza che, ha detto Marina ai suoi interlocutori usando espressioni molto pesanti, calpesta in modo inaccettabile non solo i diritti di suo padre e dei milioni di italiani che l’hanno votato, ma, quel che è perfino più grave, e nessuno può far finta di nasconderselo, calpesta il diritto dei nostri figli di crescere e vivere in un Paese civile e democratico. Una cosa deve essere ben chiara, è stato uno dei leit motiv delle conversazioni di questi giorni: secondo Marina il condannato non è suo padre, la condanna vera riguarda tutte le persone oneste di questo Paese.
Una determinazione e una chiarezza che però non si traducono in «discesa in campo ».


Il metodo Esposito
di Alessandro Sallusti
(da “il Giornale”, 10 agosto 2013)

Ecco cosa succede a indebolire il Pdl facendo fuori il suo leader per via giudiziaria. Succede che il partito delle tasse rialza la testa, che si torna a parlare di lasciare l’Imu e di alzare l’Iva, succede che il governo delle larghe intese diventa a trazione sinistra.
Sinistro in tutti i sensi, politico e di sguardo sui cittadini succubi. Tornano i blitz della Guardia di Finanza nelle località turistiche, si permette alla magistratura di spiare l’intera direzione di un giornale (Panorama), di commettere un femminicidio di Stato tenendo in detenzione preventiva una donna, Giulia Ligresti, che si sta lasciando morire in una cella del carcere di Vercelli mentre i suoi pm carnefici stanno a godersi il sole su qualche spiaggia. Mi chiedo, e chiedo al capo delegazione Angelino Alfano, come può stare ancora il Pdl in simile compagnia e per di più in silenzio, dando così l’impressione di essere dalla parte dei carnefici invece che dei propri elettori?

Se questo è l’antipasto, figuriamoci cosa succederà quando sarà servito il primo: l’unico arresto in Europa Occidentale del leader del primo partito. Perché ormai è chiaro che l’arbitro Giorgio Napolitano non ha alcuna intenzione di fischiare il fallo contro la democrazia e il buonsenso commesso dalla magistratura incarnata da un giudice, Antonio Esposito, che già in passato ne aveva combinate più di Bertoldo come stiamo documentando in questi giorni. E a proposito, sarà interessante vedere che cosa accadrà quando il Csm avrà acquisito l’intera registrazione della ormai famosa telefonata tra Esposito e il giornalista del Mattino. Il quotidiano di Napoli ne ha reso pubblica solo la parte nella quale il giudice anticipa, violando la legge, le motivazioni della sentenza, ma mi risulta che nella conversazione ci siano passaggi di una tale gravità da mettere in discussione la legittimità della sentenza stessa. Qualcuno avrà il coraggio di ascoltare quel nastro prima che la situazione precipiti del tutto e il Paese finisca nel caos politico? Perché hanno un bel dire professori e politici interessati che bisogna stare calmi e prendere tempo, che non si può andare a votare con questa legge e altre baggianate del genere. Il tempo è scaduto, per Napolitano e per il governo. Il silenzio del capo dello Stato, il suo essersi in passato girato dall’altra parte per non vedere lo scempio, lo fanno complice del complotto. La responsabilità del caos politico che verrà sarà solo sua. Non può pensare di fare il furbo e fare pagare a noi il conto di un Paese che gli è, nella migliore delle ipotesi, sfuggito di mano.


“Puoi ancora candidarti premier”. Berlusconi prepara il piano d’autunno e si prepara per palazzo Chigi
di (I. S.)
(da “Libero”, 10 agosto 2013)

“Io non mollo”. Per capire come andrà a finire, bisogna partire da via del Plebiscito. Domenica scorsa da quel palco Silvio Berlusconi è stato chiaro: “Io resto qui”. Poi sono arrivate le tentazioni. Lasciare tutto in mano alla figlia Marina e rilanciare con lei Forza Italia verso il voto anticipato. Il nome di Marina per giorni ha fatto discutere. I sondaggi la premiano ma non assicurano la vittoria. Così lei, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe pensato di rifiutare l’offerta del padre e di restare a capo delle sue aziende. Evitando così la bagarre della politica. Ora Silvio a quanto pare sta pensando di restare lui in campo e di giocarsi le sue carte per un’altra sfida elettorale. In mezzo a questi sette gorni che separano il “non mollo” da “Marina”, c’è l’intervista del giudice Antonio Esposito. L’uomo che ha condannato il Cav si è tradito e ha di fatto messo in discussione la sentenza. Il ministro Cancellieri ha dato l’ok per un’inchiesta sulla toga. Il Csm ha aperto un procedimento su di lui. Esposito e la sua sentenza sono macchiati. Questo è innegabile.

“Annullare la sentenza” – Così l’ex guardasigilli Francesco Nitto Palma apre una breccia e pronuncia quella parola che in tanti non trovano il coraggio di dire: “annullamento”. “La sentenza doveva essere annullata e questo sulla base delle dichiarazioni stesse di Esposito. Lui sostiene che si può arrivare alla condanna di Berlusconi se ci sono Tizio, Caio e Sempronio che dicono di averlo informato della frode fiscale, ma siccome di questo non c’è traccia nelle carte, ove mai nelle motivazioni il relatore dovesse scrivere una cosa del genere incorrerebbe in un ‘errore di fatto’ – evidenzia – rilevante ai sensi del 625 bis che prevede un ricorso se nelle motivazioni di una sentenza passata in giudicato vi è un errore. Se i legali di Silvio Berlusconi decideranno per il ricorso alla Corte di giustizia europea per i diritti dell’uomo, non potranno che ottenere ragione”.

Il Cav candidato premier – Su questo passaggio, e su questa ipotesi il Cav fonda tutto il suo piano per le prossime mosse. Ed ecco così che arriva una frenata sul fronte Marina. Dennis Verdini, secondo quanto racconta il Corriere, ha già inquadrato bene la situazione e al Cav avrebbe detto: “Quel segnale che aspetti dal Colle non arriverà, per cui è meglio se facciamo cadere il governo ad agosto e ci prepariamo il voto a ottobre, anche per la storia dei margini interpretativi della legge Severino che consentirebbero a te, Silvio, di correre come candidato premier”. Il Cav è ferito ma non ha perso il coraggio. Tra le pieghe giuridiche potrebbe esserci la possibilità di un’altra candidatura per palazzo Chigi.E lì i sondaggi, a differenza di Marina, premiano Silvio e lo danno vincente “oltre ogni ragionevole dubbio”.

“Marina nel mirino delle toghe” – Così sempre secondo quanto racconta il Corriere, il Cav avrebbe detto a proprosito di Marina: “Mia figlia rischia la mia stessa fine. Se scende in campo i magistrati la metterebbero nel mirino. Non posso permetterlo”. Ed è in questo momento che Berlusconi ha pensato che forse, nonostante i domiciliari o i servizi sociali, una sua candidatura a premier con il simbolo di Forza Italia potrebbe essere una carta vincente per battere ancora un Pd che fatica a trovare se stesso. Il Cav è debole. Ma l’avversario è debolissimo. Il governo sull’Imu non vuole cedimenti. Saccomanni insiste per non abolire l’imposta.

Il piano di Silvio – Il Pdl è pronto a sgambettare Letta. Gli ingredienti per la crisi ci sono tutti. Ma ora il Cav potrebbe decidere, come ha sempre fatto, di seguire il suo istinto. Il piano è semplice: ribaltare la sentenza o quanto meno cercare di ritardarne gli effetti soprattutto sul fronte della decadenza da senatore, poi radunare le truppe a settembre per il lancio definitvo di Forza Italia e spiazzare gli avversari con un’altra campagna elettorale con lui, il Cav, in corsa per palazzo Chigi.


Marina e la successione di Berlusconi secondo Alessandro Campi
di Marianna Venturini
(da “Lettera 43”, 10 agosto 2013)

Mentre arriva l’ultimatum di Berlusconi sull’Imu destinato a ripercuotersi sul fragile equilibro della maggioranza, il Popolo della libertà deve affrontare il nodo della successione. All’orizzonte si delina sempre più nettamente un passaggio di consegne a favore della primogenita del Cav, Marina.
I berlusconiani preparano una campagna estiva a sostegno del loro leader condannato dalla Cassazione ma i tempi sono ormai segnati e a settembre per l’ex premier arriverà anche la dichiarazione di decadenza dal seggio del Senato.

Alessandro Campi, docente di Storia del pensiero politico all’Università di Perugia, aveva già illustrato a  Lettera43.it,  in tempi non sospetti, il suo giudizio sulla dinastia dei Berlusconi, da Silvio a Marina.
Adesso che la successione politica del Cavaliere sembra cosa fatta, il politilogo ha delineato una «strategia di difesa e non di attacco » che consentirà all’ex premier di «salvare il salvabile ».
Secondo Campi «il brand Berlusconi riesce a trascinare il doppio dei voti rispetto al partito ».
Dunque è un investimento per la prossima campagna elettorale, se è vero che «questo governo non conviene più a nessuno ».

DOMANDA. Che ne pensa della leadership di Marina Berlusconi?
RISPOSTA. Ormai è in atto una serie di circostanze che la rendono cosa fatta.
D. Che cosa intende?
R. Non è certo un motivo di scandalo perché non sarà l’unica eccezione di successione di padre in figlia. È nel Dna di Berlusconi propendere per un clan padronale, quindi potrà scegliere solo un suo congiunto per lasciare il partito.
D. Quindi la predestinata è la primogenita?
R. Se il Cavaliere resterà fuori gioco per l’incandidabilità, non ci saranno altri nomi. Il partito gli appartiene e in questo momento storico non ci sono alternative.
D. Proprio nessuno? Neanche Alfano?
R. Il segretario del Pdl è troppo debole sia nel partito sia nel governo. Ormai i berlusconiani non lo considerano più e con molti ha rapporti tesi. Dopo la vicenda kazaka l’ostilità nei suoi confronti si è generalizzata.
D. E Daniela Santanchè?
R. Potrebbe andare bene se il Pdl si spaccasse. In quel caso sarebbe il nome giusto per guidare l’ala più oltranzista. Viceversa no.
D. Insomma non c’è un candidato spendibile.
R. E soprattutto non bisogna dimenticare che le ambizioni personali sono molto diverse dai desiderata di Berlusconi.
D. Il suo cognome conta ancora per l’elettorato?
R. Dal punto di vista del marketing il brand Berlusconi riesce a trascinare il doppio dei voti rispetto al partito. Una rinata Forza Italia ha senso solo con quel nome.
D. Insomma il centrodestra è ancora legato a lui.
R. Più che altro la conservazione del brand è una strategia di difesa e non di attacco. Il resto dipenderà dal Partito democratico.
D. Cioè?
R. Non escluderei che il Pd possa perdere anche con l’avversaria Marina se non saprà puntare sulle persone giuste.
D. Addirittura?
R. Lo scopo dell’ex premier è andare al voto, ottenere il 20-25% dei voti e salvare il salvabile.
D. Siamo già in campagna elettorale?
R. È in atto un gioco al massacro in cui tutti ipocritamente fingono di essere a favore del governo Letta e nessuno vuole assumersi la responsabilità di provocare una crisi.
D. Questo esecutivo non piace più?
R. Anche i suoi sponsor si sono rassegnati a un’operatività ridotta ed è difficile che possano esserci delle vere riforme in autunno. Non mi auguro che vada a finire così, ma mi pare che questo governo non convenga più a nessuno.
D. Chi se ne assume la responsabilità?
R. È irrilevante. Il provocatore di una crisi lascia il tempo che trova. Basta ricordare che Alfano ha tolto i voti a Monti con un breve discorso e la partita è finita.
D. Intanto stiamo perdendo tempo?
R. No perché non si poteva fare altrimenti e non c’erano grandi margini per una maggioranza diversa.
D. È una crisi irreversibile?
R. Di sicuro la sentenza della Cassazione ha penalizzato un equilibrio già instabile. Vedremo che cosa succederà tra settembre e ottobre. Nel bene e nel male tutto gira intorno a Berlusconi.


L’insidia inaspettata per Letta
di Luigi La Spina
(da “La Stampa”, 10 agosto 2013)

Non si è mai visto un presidente del Consiglio pessimista sulla durata del suo governo, ma Enrico Letta, prima del breve periodo di vacanza, forse potrebbe aver ragione nel sostenere che l’esecutivo sia più solido di quanto appaia.
I motivi della sua fiducia, oltre a quello d’obbligo per ragione d’ufficio, si basano sostanzialmente sulla mancanza di vere alternative.
Mancanza di vere alternative che derivano dalla composizione dell’attuale Parlamento e dall’impossibilità di chiedere agli italiani di cambiarla, con un nuovo voto, senza l’approvazione di una diversa legge elettorale.

Governo obbligato, dunque, governo fortunato? Mica tanto, vista la quotidiana sorte di dover sopportare le continue polemiche tra i due principali partiti della sua maggioranza, alleati per forza e avversari per vocazione. Con l’effetto concreto di essere costretto a rinviare le scelte fondamentali, quelle sui nodi dell’economia che più interessano agli italiani, come le tasse sulla casa o l’Iva, e di limitarsi al varo di provvedimenti sui quali difficilmente si potrebbe essere contrari. Ultimo esempio in ordine di tempo, l’inasprimento delle pene per le violenze sulle donne.

All’apparenza, vengono dal Pdl le minacce più serie per il governo, come l’ultimatum di Berlusconi sull’abolizione totale dell’Imu per la prima casa, ripetuto ieri, sembra dimostrare. E’ evidente la scelta di ipotizzare l’apertura di una crisi e nuove elezioni, da parte di quel partito, su un tema così popolare e non sulla richiesta agli italiani di approvare, con il voto, un salvacondotto giudiziario per il suo leader. Ma è discutibile il vantaggio, per Berlusconi, della sostituzione di questo governo Letta con un qualsiasi altro, vista la notoria e assoluta contrarietà di Napolitano a elezioni anticipate e l’impraticabilità di indirle con una legge elettorale che la suprema Corte si appresta a dichiarare incostituzionale.

Più insidioso per Letta, invece, è l’atteggiamento del suo partito. Il Pd pare, in questo momento, del tutto disinteressato alle sorti del governo e tutto concentrato sull’esito di un nuovo «duello infinito ». Come quello che, per gli ultimi vent’anni, ha paralizzato il maggior partito della sinistra italiana, la competizione tra D’Alema e Veltroni, così, magari per i prossimi vent’anni, si annuncia la sfida tra gli eredi della nuova generazione, Letta e Renzi. I prodromi dello stesso infausto destino ci sono tutti e il surreale andamento dell’ultima direzione Pd, con il balletto di annunci e smentite sulla data delle primarie, conferma i peggiori pronostici. Da mesi, in quel partito, si parla solo di calendari e di regole, questioni certamente appassionanti per gli italiani oppressi dalla crisi e dalla disoccupazione. Da mesi, non appare una proposta chiara e concreta di politica economica che possa far interessare e, magari, far discutere i cittadini.

Da una parte, Berlusconi vellica i magri portafogli dei nostri connazionali, occupa sempre da protagonista il dibattito politico, costringendo gli altri a seguire la scia dei suoi temi, contestando le ricette economiche dell’Europa e del Fondo monetario e riscuotendone i relativi vantaggi demagogici. Dall’altra, si ode un balbettìo confuso e incerto tra omaggi rituali ai rigori monetari delle autorità politiche ed economiche internazionali e timide obiezioni sull’efficacia di quelle ricette. Così, l’unica cosa comprensibile è la condanna a un compromesso continuo, prima sull’alleanza con Berlusconi, poi sull’Imu, poi sul possibile aumento dell’Iva e, infine, persino sulle sorti del ministero retto dall’ex vicesegretario del partito. Un atteggiamento che ricorda quello della Dc, all’epoca della prima Repubblica, nei confronti dell’occasionale «governo amico ».

Ecco perché, quasi insensibilmente, quasi inconsapevolmente, quasi involontariamente, l’autismo del Pd, una malattia dalla quale quel partito non riesce a guarire, potrebbe coinvolgere il presidente del Consiglio, dal momento che Letta è anche uno dei duellanti per la futura leadership, e le conseguenze dello scontro con Renzi potrebbero avere decisivi riflessi sulla sua poltrona a Palazzo Chigi.

Alla vigilia della settimana di ferragosto, ci si potrebbe chiedere se la durata del governo, nel prossimo autunno, sia augurabile o no. La risposta è difficile, perché dipende dalla soluzione delle scelte economiche finora rinviate. Quella timida ripresa internazionale che si annuncia non sarà agganciabile anche dall’Italia senza misure, da parte della politica, concrete e rilevanti sul piano dell’occupazione e degli investimenti. L’unica consolazione è che, a fine mese, avremo quella risposta, perché il tempo dei rinvii è scaduto.


“Esposito si è tradito: sentenza da annullare”
di Patricia Tagliaferri
(da “il Giornale”, 10 agosto 2013)

Roma – «La sentenza Berlusconi doveva essere annullata ». Parola di ex Guardasigilli. Nitto Palma, attuale presidente della commissione Giustizia, «condanna » codice alla mano, il comportamento del giudice Antonio Esposito.

Secondo lei c’erano i presupposti per cassarla?
«Assolutamente sì, la sentenza doveva essere annullata e questo sulla base delle dichiarazioni stesse di Esposito. Perché quando lui dice che il “non poteva non sapere ” non era un principio giuridico e che la Cassazione non si sarebbe mai uniformata a questo, sostanzialmente afferma che è sbagliato il fondamento delle sentenze di primo e secondo grado che si basano per l’appunto sul quel principio ».

Esposito va oltre, per lui il Cavaliere sapeva…
«Sostiene che si può arrivare alla condanna di Berlusconi se ci sono Tizio Caio e Sempronio che dicono di averlo informato della frode fiscale, ma siccome di questo non c’è traccia nelle carte, ove mai nelle motivazioni il relatore dovesse scrivere una cosa del genere incorrerebbe in un “errore di fatto ” rilevante ai sensi del 625 bis che prevede un ricorso se nelle motivazioni di una sentenza passata in giudicato vi è un errore ».

Quale effetto ha avuto l’intervista di Esposito?
«Le sue esternazioni non hanno fatto altro che aumentare le perplessità enormi che già c’erano su un processo che tende ad escludere il leader dell’opposizione dalla vita politica ».

È questo il suo unico rilievo?
«Ce ne se sono molti altri. Il presidente Berlusconi si è trovato di fronte ad un collegio al cui interno vi era un giudice non imparziale che, se vero quello che ha scritto sul Giornale Stefano Lorenzetto dopo il verdetto, lo aveva definito in pubblico un “grande corruttore ” e che per questo si sarebbe dovuto astenere. Se la difesa lo avesse saputo prima questo avrebbe costituito una legittima causa di ricusazione ».

Ma ormai il verdetto è definitivo…
«C’è un atto che deve essere ancora compiuto dal presidente Esposito, la firma sulla motivazione che ha anticipato a mezzo stampa. Questo potrebbe essere motivo di un’eventuale rimessione in termini per la ricusazione, possibile ma difficile ».

Che possibilità reali ha Berlusconi di far valere i suoi diritti davanti alla Corte Europea?
«Vincerà sicuramente perché la sua condanna è stata emessa in violazione dei principi del giusto processo. Diversi i motivi su cui si può fare leva: il verdetto è stato deciso da un giudice non terzo, in violazione dell’articolo 7 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, non essendo stato sentito nessun testimone a discarico, e essendo stata applicata nel processo un’interpretazione giurisprudenziale successiva rispetto all’epoca di asserita commissione dei fatti e più sfavorevole ».

Un personaggio chiacchierato Esposito, già finito in passato davanti al Csm.
«Al di là di come sono finiti i processi disciplinari ci troviamo di fronte ad un personaggio particolare, come emerge anche da uno dei procedimenti che ha avuto a Palazzo dei Marescialli, quando venne accusato di avere deciso su un processo, quello di Maria Fida Moro, a lui non assegnato e di averlo fatto per amplificare la sua immagine mediatica. Un giudice, dunque, con evidenti manie di protagonismo. E non capisco perché non si voglia conferire valore disciplinare alle dichiarazioni fuori misura di un magistrato come previsto da un mio disegno di legge e come voluto dal Csm e dal presidente della Repubblica ».


Il Colle: il Cav lasci, poi si vedrà Ma è un’offerta irricevibile
di Fabrizio De Feo
(da “il Giornale”, 10 agosto 2013)

Roma РGiorgio Napolitano batte corto e Silvio Berlusconi risponde. La partita sul corpo moribondo delle larghe intese ̬ cominciata.
È l’attacco finale, quello lanciato sull’Imu dal leader del Pdl.
Una «battaglia di libertà » che non è solo un rilancio del pressing su uno dei pilastri dell’accordo di governo ma anche il segnale che non saranno più accettati rinvii, giochi di prestigio e rassicurazioni di comodo. E che rappresenta la cartina di tornasole più immediata di una tensione con il Quirinale difficile da contenere nelle segrete stanze dei rispettivi palazzi.
I rumour raccontano di un dialogo sempre più complicato tra il Pdl e il Colle e di un punto di ricaduta difficile da individuare, nonostante il potere di grazia, in base all’articolo 87 della Costituzione, ricada pienamente tra le prerogative del capo dello Stato. Nell’incontro tra Napolitano e i capigruppo Renato Schifani e Renato Brunetta l’unico spiraglio comparso nel corso del colloquio sarebbe stato quello di un intervento «ex post ». Ovvero: Silvio Berlusconi si dimetta da senatore, si faccia affidare ai servizi sociali e inizi a scontare la condanna. Soltanto a quel punto il capo dello Stato valuterà se e quando intervenire, probabilmente con una commutazione della pena detentiva in pena pecuniaria.

La «road map » indicata dal Colle, però, non sembra convincere Berlusconi che dopo i tanti schiaffi subiti lungo il percorso della «pacificazione » non sembra più fidarsi di scenari lontani e futuribili e vuole che gli sia restituita subito la piena agibilità politica. La corsa contro il tempo, d’altra parte, è già iniziata. L’ultima data utile per un provvedimento di clemenza che non vada a intaccare le sue prerogative parlamentari è il 9 settembre, giorno a partire dal quale la giunta per le Immunità di Palazzo Madama si riunirà per dibattere della sua incandidabilità e decadenza. Ma il pressing del Pdl sul Quirinale è sempre più forte e la richiesta è quella di avere una parola definitiva da Napolitano entro il 16 agosto. Un termine giudicato troppo ravvicinato dal Colle che sta continuando a studiare la questione. Dentro il Pdl c’è chi sussurra che attendere un’altra settimana e arrivare al 22 agosto non sarebbe un problema. Ma Berlusconi scalpita e chiede chiarezza prima possibile.
In questa delicatissima partita Berlusconi sposta improvvisamente il «focus » e torna a chiedere a gran voce l’abolizione dell’Imu come discrimine simbolico per la permanenza del Pdl al governo. Inevitabile pensare all’ufficializzazione del «casus belli » con cui sollevare dalle sue incombenze il governo Letta.
Il messaggio che Berlusconi continua a indirizzare al partito è quello di tenersi pronti da metà agosto. «Consideratevi già in campagna elettorale ». Un’accelerazione verso il voto che, se necessario, potrebbe essere accompagnata dalle dimissioni di massa dei parlamentari azzurri così da «favorire » lo scioglimento delle Camere.
A quel punto non sarebbe escluso un estremo tentativo di costituzione di un «Letta bis » da parte del Colle. Ma con la condanna in via di esecuzione tessere la trama di un nuovo governo sarebbe impresa difficilissima. Tanto più che proprio in quei giorni dovrebbe diventare ufficiale il ritorno a Forza Italia con una manifestazione di lancio fissata per metà settembre, a Roma o a Milano.
E come nel ’94 il battesimo del nuovo soggetto potrebbe diventare il trampolino più naturale verso la prova delle urne.


Qui le presunte dichiarazioni di Clio, moglie di Napolitano, sulla sua opposizione a che sia concessa la grazia a Berlusconi.


Letto 1593 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart