di Bartolomeo Di Monaco
Grazie al mio libro “Il mio cinema. Western, nazifascismo e altro”, di cui ha scritto stamattina 18 gennaio 2026 Vincenzo Pardini a pag. 10 de La Nazione, ho avuto una grande e gioiosa sorpresa da parte della mia secondogenita Claudia.
Abbiamo discusso di un film del regista giapponese Yasujirō Ozu intitolato “Tarda primavera” del 1949. Non eravamo d’accordo sull’interpretazione del finale, che includeva per me la morte del protagonista Shūkichi, ma non per mia figlia, che lo spiega così bene nella e-mail che stamani mi ha inviato. La riporto (dopo averne avuto la sua autorizzazione; non frequenta i social), poiché vi ho scoperto anche in lei lo stesso mio grande amore per il cinema. Mi racconta di quando, ancora nella nostra casa, attingeva alla mia videoteca (in formazione, allora) per maturare il suo amore per il cinema. Che cosa può desiderare di più un genitore?
Ma ecco l’e-mail di questa mia adorabile figlia, la quale mi ha anche fatto dono di 2 nipoti belli e straordinari, Fabio e Sara, che stanno per raggiungere il fiore della giovinezza.
“Buongiorno babbo,
ho modo solo ora di rispondere e mi scuso per la mail un po’ lunga.
Ho letto il file che mi hai mandato e te ne ringrazio. Ti segnalo solo che, per quanto riguarda Tarda Primavera, la scena finale non l’ho interpretata come la morte del protagonista: per me l’abbassare la testa e le mani è il segno di un atto di abbandono e di dolorosa rassegnazione alla solitudine, alla separazione dalla figlia appena compiuta e che per me è simboleggiata dall’atto dello sbucciare la mela, che una volta caduta la buccia, resta nuda e indifesa come nudo e indifeso resta il protagonista privato della amorevole cura e dedizione della figlia. Ma a quella scena ognuno può dare interpretazioni diverse, in base al proprio sentire.
Ti ringrazio molto per aver recensito film da me tanto amati. I film che amo sono quei film che mi sono entrati dentro, mi hanno cambiato e non mi lasciano più. Sono per me una splendida ossessione: mi appagano solo per poco tempo, lasciandomi il bisogno di rivederli. E sono l’oggetto della mia continua ricerca. Li ho cercati fin da ragazzina, quando, nelle domeniche mattina, libera dalla scuola, scorrevo i titoli impressi con la tua calligrafia sui dvd della cineteca, piena di curiosità, di sete di conoscenza e di bellezza. Quella mia sete la tua cineteca l’ha sempre appagata. Ho sempre avuto l’assoluta certezza che attingendo da quella cineteca, qualsiasi dvd che avessi scelto sarebbe stato un impiego proficuo del mio tempo (che è la cosa più preziosa che abbiamo) e mi avrebbe aiutato a crescere.
È una gioia ritrovare questi film, da me tanto amati, nel tuo libro e poterli leggere con i tuoi occhi.
Claudia”
Ad onore di mia figlia, ho accolto la sua interpretazione cambiando, anziché “È morto.”, in “È l’inizio di un doloroso percorso di solitudine e di morte.”.