L’umano Tartini

di Franco Abbiati
[dal “Corriere della Sera”, giovedì 20 febbraio 1969]

A lungo il noto volume di Ubaldo Tebaldini sull’archivio musicale della Cappella Antoniana e la densa monografia dello scrupoloso Antonio Capri hanno costituito per noi le fonti italiane più ricche d’informazioni intorno alla figura per alcuni aspetti enigmatica del grande violi ­nista, compositore, trattatista, teorico e pedagogo istriano Giuseppe Tartini. spentosi settantottenne a Padova nel feb ­braio 1770, pochi mesi prima che nascesse Beethoven.

Da qualche anno, tuttavia, sempre per fermarci ai musi ­cologi di casa nostra, un al ­tro studioso innamorato della propria terra, il Veneto, le cui biblioteche pubbliche e priva ­te egli non cessa di setaccia ­re, è venuto affrontando più d’un problema legato alla vita, oltre che all’arte, del fa ­voloso autore del Trillo del diavolo, e scopritore del « ter ­zo suono » dovuto a un nume ­ro di vibrazioni corrisponden ­te alla differenza di quante ne richiedano due suoni ese ­guiti simultaneamente, e cul ­tore anzichenò avventuroso di scienze occulte, e risolvitore sia pure cervellotico della quadratura del circolo me ­diante il calcolo dei rapporti tra suoni combinati e deter ­minate leggi geometriche, e uomo insomma di così straor ­dinarie fantasie astronomico-musicali da convogliare chi lo segua fin sulle soglie del so ­prannaturale.

Come arriviamo alla « vo ­ce » Tartini, pertanto, s’ag ­giungono oggi a soddisfare le nostre curiosità i frutti spe ­cialmente freschi dell’accen ­nato studioso di nome Pier ­luigi Petrobelli. a un cui Giuseppe Tartini, le fonti bio ­grafiche (Universal Ed., Vienna-Londra-Milano, pagg. 166) la Fondazione Giorgio Cini ha accordato l’onore d’avviare una nuova collana di pubbli ­cazioni intitolata « Studi di Musica Veneta ».

Un famoso ritratto del Tar ­tini, visibile al Conservatorio di Trieste, ce lo presenta in un profilo decisamente brut ­to, grifagno e grinzoso. I bu ­sti marmorei custoditi in Pirano d’Istria e a Padova cor ­reggono quei lineamenti atte ­nuando quanto vi appariva di satanico negli occhi e nella bocca, di tabaccoso e senz’al ­tro d’avvinazzato nel naso spiovente. Pietà dei levigati scultori di poi. Ma anche ri ­sultato alquanto banale dello stesso ammanierismo che per più di un secolo ramificò sugli itinerari del musicista piranese un ginepraio di romanti ­che leggende, favorite dalla scarsità di documentazioni storicamente attendibili e dal carattere stimolante d’un no ­tiziario biografico divenuto fa ­cile pascolo di gazzettieri pri ­vi d’immaginazione.

Ora il Petrobelli, come già Capri, cerca di sbarazzare l’e ­sistenza d’un più che umano Tartini, d’esplorazione in real ­tà assai disagevole, della stra ­tificata fioritura anzidetta, co ­sì da ripristinare fin dove pos ­sibile la verità vera d’una vita fondamentalmente misteriosa e incoerente. Lo ha fatto sul ­la base di documenti dell’epo ­ca, o di poco oltre, criticamen ­te indagati e interpretati. Pec ­cato che si sia fermato alla giovinezza prima del « mae ­stro delle nazioni », escluden ­done i quasi cinquant’anni vissuti dal 1723 in poi, a co ­minciare dal triennio della di ­mora a Praga causata dal mi ­nacciato ricatto d’una locandiera veneziana, attribuente al Tartini una paternità forse ipotetica.

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