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Napolitano-bis? Per carità!

26 Settembre 2012

È l’uomo che con la scusa dell’emergenza ha travalicato le regole della democrazia (non lo dico soltanto io ma anche firme più illustri, si veda qui), l’uomo che si è permesso, in un momento di profonda crisi economica e finanziaria, di dare a Monti il laticlavio di senatore a vita (per meriti ai più del tutto sconosciuti) mettendolo sul libro paga a carico nostro; è l’uomo che ha radunato intorno alla sua carica insinuazioni e sospetti nella triste vicenda della trattativa tra lo Stato e la mafia; è l’uomo che si rifiuta, negandosi alla trasparenza, di dire ai cittadini che cosa si nasconda nei nastri che lo hanno intercettato nelle sue conversazioni telefoniche con Nicola Mancino, uno dei protagonisti del processo in corso a Palermo. E ciò pur sapendo che, se lo facesse, libererebbe dalle ombre la carica che egli riveste grazie a noi, ai quali dovrebbe rendere conto in ogni momento in cui un qualche sospetto si levi sui suoi comportamenti. Ma non lo fa, dimostrando di avere della sua carica una concezione più da monarca assoluto che da presidente di uno Stato democratico e repubblicano.

Si legge la notizia qui e qui, e fa rabbrividire. Evidentemente perché fa emergere che nel nostro disgraziato Paese non abbiamo personalità migliori. Accettare il Napolitano-bis significherebbe dichiarare definitivamente il fallimento dello Stato (“Dagospia” mette nel titolo: “3- ecco perche’ il colle si sta muovendo a spron battuto con la consulta per eliminare qualsiasi “traccia” delle famigerate telefonate tra re giorgio e mancino”).

Quando si dice che senza Napolitano saremmo finiti in un baratro, si dice una grande cavolata. Napolitano non avrebbe dovuto fare quel che ha fatto, punto e basta. In democrazia le regole non si misurano secondo le circostanze e secondo gli uomini. Se non vanno più bene, si modificano con le procedure previste dalle leggi o dalla stessa costituzione.
Anche il ricorso di Napolitano alla consulta sta producendo, a quanto si legge qui e qui, effetti insoliti ed inquietanti.

Napolitano con i suoi comportamenti e le sue decisioni non ha risolto un solo ette delle nostre questioni, anzi, come i dati in continuazione dimostrano, la situazione tanto economica che finanziaria, che morale, del nostro Paese è decisamente peggiorata.

La sua presenza al quirinale – questo è il parere di un cittadino quale io sono – ha prodotto più danni che vantaggi.
E questi sono fatti.

Ma volete sapere quale sia, tra quelli che ho indicato, il fatto più grave, per cui ho perso la stima per il nostro presidente? Il suo ostinato rifiuto a liberare la carica che rappresenta pro-tempore (che non è dunque sua, ma nostra) dalle insinuazioni e dai dubbi che la assediano da quando sono state intercettate le sue telefonate intercorse con l’ex presidente del senato Nicola Mancino. Il quale, se non lo sta facendo Napolitano, che si è rinchiuso dietro la pretesa di difendere una prerogativa costituzionale, dovrebbe sentirne lui la responsabilità, e rivelarci, lui che ne è stato l’interlocutore, anzi ha chiamato lui il presidente, di che cosa abbia parlato con Napolitano. Se ancora neppure Mancino lo ha fatto, restando nel generico e nell’assolutamente insufficiente, ciò avvalora l’ipotesi che dentro quei nastri si nasconda un contenuto “scottante”, e comunque irriferibile poiché pericoloso, almeno politicamente, se non anche penalmente. Ma i pm escludono l’illecito penale. Dunque che cosa intende nasconderci Napolitano? Che cosa intende nasconderci Mancino?

Che Napolitano parli, dunque. Che torni a fare della carica che ricopre un simbolo autorevole di imparzialità e di trasparenza.
Noi cittadini potremmo perdonargli molto, ma non potremo mai perdonargli il silenzio su questa vicenda, silenzio che equivale ad un nascondimento e ad un gesto di ingiustificata ed inutile superbia.


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