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Napolitano e Pontone: ora tocca a voi. Fate presto! Autentica la lettera!

24 Settembre 2010

I soli che possono scoprire la verità sono Napolitano e Pontone. Pontone perché la sa tutta o perlomeno gran parte. Napolitano perché è il solo che può farsela dire da Fini. Per quanto riguarda la magistratura, essa è troppo lenta per contribuire a spegnere un incendio che è divampato a larghe fiamme oltre i nostri confini.

Considero Napolitano responsabile di questo incendio, non essendo stata capace di prevederlo. Come ho scritto più volte e in modo martellante, egli si è nascosto dietro l’uscio e ha fatto finta di non vedere.

Così ora è apparso su due giornali stranieri (qui e qui) un documento che fa risalire la proprietà della casa di Montecarlo a Giancarlo Tulliani, e sono state avanzate su di esso ipotesi di falso. Ieri sera Il Fatto Quotidiano usciva sul web con questo articolo: “La stamperia di Stato di Saint Lucia: “Il documento Tulliani non è nostro”’, a firma di Fabio Amato e Chiara Avesani. E sul Tg2 delle 20,30, sempre di ieri, il Fli faceva sapere che era a conoscenza del personaggio che aveva costruito il falso, e se ne faceva il nome, Valter Lavitola, direttore dell’Avanti, vicino a Berlusconi, e che frequenta i Caraibi. Ieri sera lo stesso nome ha fatto Italo Bocchino nella trasmissione Annozero. E l’accusato si è fatto vivo smentendo e riservandosi querela contro il parlamentare del Fli:

“«Valuterò se ci sono gli estremi per la querela » ha annunciato per tutta risposta il direttore dell’Avanti. «Ho appreso da poco queste stupidaggini. Mi viene da ridere. Come si può fabbricare un dossier del genere? » ha aggiunto Lavitola. «Io – ha spiegato – sono il direttore di Avanti. Sto facendo un’indagine giornalistica per capire chi c’è dietro le due società off shore. Mi hanno fregato – ha detto ancora – i colleghi di Santo Domingo che però mi hanno fornito un’altra opportunità, quella di capire se questo documento è vero o falso ». «Se scoprissi che il documento è falso sarei il primo a dirlo » ha concluso.” (qui).

E qui si legge:

“«Fini ha le prove che le società off-shore non sono di Tulliani. Tutto falso quello che è uscito ». E le prove sarebbero arrivate da «paesi amici », sostengono nell’inner circle finiano. Gli Stati Uniti? Qualcuno ricorda che l’ambasciatore americano in Italia, David H. Thorne, andò a trovare Berlusconi il giorno dell’espulsione di Fini dal Pdl per manifestargli le sue perplessità.”

Una piccola annotazione a proposito di Annozero di ieri sera: la trasmissione è stata condotta faziosamente, nel senso che presente a parlare dello scandalo Montecarlo, per il centrodestra, erano Bocchino e Castelli. Bocchino più dalla parte dell’opposizione che del centrodestra e Castelli abbastanza disinteressato alla faccenda di Montecarlo. Ci si è dimenticati perfino di far notare che le società off-shore non erano normali società, come lasciava intendere Santoro, ma società con sede in paradisi fiscali messi all’indice dall’Ocse, ciò che il presidente della Camera avrebbe dovuto considerare. Bocchino interveniva continuamente, interrompendo spesso gli interlocutori, senza essere richiamato dal conduttore. Per esempio, non ha fatto praticamente parlare Castelli, sommerso dalla sua veemenza, come pure la rappresentante dei giovani del Pdl. Bocchino pareva temere le parole degli altri, sapendo quanto siano scoperti Fini e il Fli sull’affaire Montecarlo.

Ritornando al documento: un vero e proprio bailamme intorno ad esso.  Ma nessuno ha fatto notare, salvo Dagospia [“Ammettiamo pure che il documento pubblicato da “El nacional” sia un falso; questa circostanza non sposterebbe minimamente il problema della casa monegasca di cui, a sei mesi di distanza, non sappiano nulla sulla effettiva proprietà – (il documento sarà pure una patacca ma la casa di Montecarlo e i contratti Rai no)”], che, se anche il documento fosse stato costruito ad arte, ciò non sposterebbe di un millimetro la questione monegasca. Tutti i punti restano in piedi. E resta in piedi, dunque, anche quello che riguarda la vera proprietà della casa oggetto dell’indagine della magistratura e dell’inchiesta giornalistica, che pareva chiuso e forse non lo è. Abbiamo sperato di chiudere troppo in fretta questa parte del mistero, e non si può dare la colpa a Feltri e a Belpietro, se hanno riportato ciò che è apparso sui due importanti quotidiani caraibici. Perché, se hanno pubblicato un documento falso, stava a questi ultimi verificarne l’attendibilità, visto che sono due giornali autorevoli. Il Giornale e Libero ne hanno ripreso il contenuto poiché  risolveva uno dei punti chiavi della vicenda. Fra l’altro, dato che la notizia era stata pubblicata da Dagospia, ossia dal sito di Roberto D’Agostino, essi per la verità, non ne uscivano molto bene, essendosi fatti sorprendere, diciamo così, sul filo di lana.

Proprio questo dimostra che Berlusconi non c’entra per nulla, e non poteva essere a conoscenza del falso, giacché (visto che si è scritto che ci sono stati contatti tra lui e Feltri e Belpietro prima dello scoop di Dagospia), Berlusconi li avrebbe messi in guardia dal prendere una cantonata.

Il Fli, sostenendo che questo Lavitola è vicino a Berlusconi, insinua pesantemente e irresponsabilmente che nel falso sia implicato il presidente del Consiglio. Ricordiamoci, infatti, che non c’è stata ancora nessuna smentita da parte del governo dell’isola, anzi ad Annozero si è appreso che al momento quel governo non ha niente da precisare e parlerà fra un mese. Ci si domanda il perché debba attendere tanto. Un altro mistero.

Ci andrei molto cauto, perciò, prima di lanciare simili e inquietanti messaggi. Per un buon motivo: che interesse aveva Berlusconi a far costruire un falso che come tale sarebbe stato scoperto entro lo spazio di un mattino? Come infatti è stato.

Berlusconi si sarebbe compromesso e bruciato. No, in questa faccenda non è mandante di niente, ne sono convinto, mentre fa gioco al Fli e a Fini sparigliare le carte per sviare l’attenzione sulla sostanza della vicenda (vendita ad una società off-shore messa all’indice dall’Ocse di un bene ad un prezzo cinque volte inferiore a quello di mercato e affittata al cognato del presidente della Camera. Questi sono i fatti provati, e questi permangono). Al punto che si potrebbe rovesciare la loro stessa insinuazione. Sono più loro, infatti, avvantaggiati dal falso piuttosto che Silvio Berlusconi. Quindi il falso potrebbe anche essere stato fabbricato in casa loro. Questa seconda ipotesi, se ci vogliamo ragionare sopra, ha più forza della prima, eccome!

Ma finiamola di girare intorno a questo documento, almeno per ora, e prendiamo atto che ancora non sappiamo chi è il vero proprietario della casa di Montecarlo. Facciamo conto di tornare a qualche giorno fa, perché, infatti, tutte le accuse a Fini e al cognato restano in piedi.

Solo Napolitano e Pontone possono aiutarci a capire. Se non lo fanno in fretta, l’incendio diventerà devastante.
Pontone dica tutta la verità, e Napolitano se la faccia confessare da Fini.
Il Paese non può tollerare che esistano sospetti così pesanti sulla terza carica dello Stato.

ATTENZIONE. Stamani 24 settembre Dagospia e il Il Fatto Quotidiano confermano che il documento è autentico (qui e qui) Dall’articolo di Marco Lillo estraggo:

“Ministro Francis ha letto la lettera pubblicata dal Nacional e poi dalla stampa italiana, cosa ci dice al riguardo?
“La prossima settimana rilasceremo un comunicato ufficiale su questa materia”.
Ma quel documento è vero o falso?
“È vero”.
Quindi ha scritto lei il documento? Lei dice che è vero?
“Sì, sì, faremo un comunicato ufficiale la prossima settimana”.”

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Casa di Montecarlo ed altro. Rassegna stampa del 24 settembre 2010. Qui.


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Bart