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Napolitano se la canta e se la suona

21 Dicembre 2011

Potrei lasciare che Napolitano si diletti a pontificare di democrazia e di Istituzioni dall’alto del suo scranno, e far finta di niente. Perché rubare le ore al sonno o gonfiarmi di risentimento e d’ira?

La mia vita che cosa ha da spartire con quella di Napolitano? Nulla. Anzi lui è ricchissimo, un comunista che, come zio Paperone, può permettersi di nuotare nell’oro, io invece un borghesuccio del ceto medio al quale le tasse rendono invisa e odiosa quella parte della politica che le usa per sperperare denaro pubblico.

Ma quando Napolitano vuol difendere  (e qui) il suo golpe, allora sento il dovere, come cittadino che ha patito l’insulto, di rimandare al mittente il sermone fin troppo pasticciato e ardito.

Ieri scrivevo qui che il giornalista Gianfranco Amato ha fatto una rassegna spietata degli interessi che si muovono intorno alla figura di Mario Monti, che non è dunque un inviato della Provvidenza, ma l’uomo che è stato designato, non da Napolitano, ma dalla grande finanza internazionale, per tessere quell’unica tela con la quale si vogliono imbrigliare e tenere sotto controllo le Nazioni più importanti.

È un articolo che spaventa e pone molti interrogativi, il primo dei quali riguarda la parte che Napolitano ha eventualmente avuto in questo scenario raccapricciante.

Si potrebbe anche dare il caso che egli si sia fatto irretire. Si pensi che, stando a quanto scrive il giornalista Amato, anche Enrico Letta, del Pd, fa parte di uno di questi club esclusivi del potere, capaci di interdire la democrazia in qualunque Paese del mondo. Ma propendo per credere che egli sapesse bene di quali interessi Monti sia portatore.

Non si spiega altrimenti il laticlavio concesso a Monti alla vigilia dell’investitura. Un laticlavio, quello di senatore a vita, che non ha certo il merito di premiare un uomo che si sia distinto in modo speciale nel mondo, piuttosto quello di dare (poiché preteso?) a tutta l’operazione il marchio del potere dal quale la candidatura di Monti promana.

La dimostrazione sta nel fatto che a Monti è stato concesso di emanare quel decreto (Monti lo ha retoricamente – beffardamente? – chiamato Salva Italia) che non è stato concesso a Berlusconi appena una settimana prima.

Che cosa era cambiato? Nulla. Come si è visto dall’andamento dello spread nei giorni successivi, e anche in questi giorni, esso ha continuato a correre allo stesso modo di prima e dunque la sostituzione del governo Berlusconi con quello di Monti non è stata affatto una risposta allo spread, ma a interessi corporativi e consociativi che niente hanno a che vedere con la salvezza dell’Italia.

La quale salvezza avrebbe potuto avvenire, come ha scritto ieri Nicola Porro, senza l’imposizione di tasse ma con tagli di spesa, come si appresta a fare il nuovo premier spagnolo Mariano Rajoy, uscito fresco fresco da una tornata elettorale che, svoltasi nel pieno della crisi, non ha prodotto i guasti che qui da noi si vanno immaginando.

Dunque, Napolitano non solo ha mandato al governo uomini che non hanno avuto alcuna investitura elettorale (e ha rifiutato che il popolo scegliesse la cura ai propri malanni come hanno fatto invece gli spagnoli), ma ha cercato e trovato, in un parlamento incapace di svolgere il proprio ruolo, e privo di orgoglio e di spina dorsale, l’alibi formale al suo operato. E di questa orribile copertura il parlamento nemmeno si è reso conto.

Una regola d’oro, scritta nella Costituzione, vuole che quando addirittura una sola delle due Camere è paralizzata e incapace di agire, la si sciolga e si torni alle urne dando la parola agli elettori.

Questo era il caso di specie. Punto. Non si possono mettere insieme, ad appoggiare un governo, forze che si sono presentate contrapposte agli elettori. Non siamo in guerra (quella vera) e nessun nemico minaccia i nostri confini. I timori che ancora Napolitano porta a giustificazione del suo agire sono arroganti e pretestuosi. La Spagna, che ha gli stessi nostri nemici finanziari,  è andata ad elezioni anticipate e gli elettori hanno scelto una cura diversa dalla nostra, priva di tasse e impostata sulla crescita. Ciò che avremmo fatto pure noi, se Napolitano ci avesse dato la parola che ci spetta.

Perlomeno a me, e immagino a tanti altri, non cerchi, dunque, Napolitano, di darla a bere.

Dico di più. Perfino se il governo Monti riuscisse a ammodernare il Paese e a fare tutti i miracoli necessari, e da me tanto attesi, l’operazione Napolitano continuerebbe a rappresentare una grave ferita inferta alla democrazia.

www.i-miei-libri.it

Altri articoli

“Italia-Spagna, la sfida continua” di Tonia Mastrobuoni. Qui.

“Il voto anti-spread” di Alessandro Sallusti. Qui.

“Napolitano ci fa fessi. Coda di paglia del Quirinale” di Filippo Facci. Qui. Che riporto integralmente, essendo breve:

“Giorgio Napolitano ha una coda di paglia grande come il Quirinale. Continua a ripetere che «la democrazia non è sospesa » perché sa benissimo che la nascita del governo Monti è stata quantomeno anomala, e non c’è osservatore anche moderatissimo che non l’abbia riconosciuto e infine accettato. Perché il punto è questo, che l’abbiamo accettato: pace, fine, ne consegue che Napolitano ora potrebbe anche piantarla di pontificare e di asserire pomposamente che fosse pure «suo dovere »: excusatio non petita, Presidente. Perché vede, a essere cavillosi dovremmo osservare che «suo dovere » non è designare ufficiosamente un premier non eletto con un governo ancora in carica, e neppure sfiduciato; «suo dovere » non è verificare il simultaneo gradimento di leader e organismi stranieri prima ancora che italiani; non è «evitare le urne » a tutti i costi come altre nazioni infatti non hanno evitato, e come democrazia imporrebbe; non è anteporre alla fiducia del Parlamento quella della Banca Centrale e del Fondo Monetario; soprattutto non è, in una democrazia parlamentare fondata sui partiti, fare un governo senza parlamentari e senza partiti: e pretendere pure che non lo si chiami «tecnico ». Napolitano ieri ha detto: «Non mi risulta il tradimento della volontà popolare »; no, infatti, la volontà popolare non è stata tradita perché non è stata proprio considerata. Nei fatti abbiamo un governo del Presidente che è composto da oligarchi competenti e che è sostenuto anche da forze che alle scorse elezioni hanno perso: Napolitano stia contento, ha avuto quello che voleva e di cui forse avevamo anche bisogno, chissà. Comunque ha vinto. Però quelli che vogliono stravincere sono insopportabili, lui e tutto il codazzo di Repubblica.”

“”Bisogna abbattere lo stock del debito altrimenti lo spread non scenderà”. Intervista a Lamberto Dini di Edoardo Ferrazzani. Qui. Da cui estraggo:

“Parliamo di Italia e manovra. Cosa avrebbe fatto il presidente Dini se fosse stato al posto di Mario Monti?

Intanto avrei introdotto immediatamente misure di tagli alla spesa accanto agli aumenti fiscali che il governo di Mario Monti ha operato. E’ la spesa il problema del bilancio italiano, e non le entrate. Il governo doveva agire con rapidità e ovviamente la cosa più facile era aumentare le imposte. Infatti se io e lei ci mettiamo a tavolino, è molto facile aumentare l’Iva o reintrodurre l’Ici. Io avrei preferito che sin dall’inizio Monti avesse inserito – o almeno annunciato – delle misure sul lato della spesa. E’ la spesa dello Stato centrale – ma anche delle Regioni e degli organi derivati – che crea l’eccesso di spesa pubblica. Avrei annunciato un massiccio piano di dismissioni del patrimonio dello Stato perché se non si abbatte il debito, lo spread sui nostri titoli non si abbasserà. Con 100 miliardi di euro guadagnati in dismissioni e privatizzazioni – si stima che il patrimonio dello Stato valga all’incirca 1900 miliardi di euro – potremmo nel giro di un anno, non solo ridurre il debito di 100 miliardi, ma anche il fabbisogno, e allora a quel punto non si avrebbe più bisogno di emettere nuovi titoli di debito, ma soltanto di rinnovare quelli esistenti. Sono queste le cose che mi aspetto dal governo Monti, a parte la maggiore flessibilità nel mondo del lavoro e tutte le misure per la crescita che per il momento non ci sono state. Se non abbattiamo lo stock del debito, lo spread non scende. Il debito è dello Stato, non degli italiani!”

“Democrazia sospesa, eccome” di Giuliano Ferrara. Qui.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart