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No, Feltri. Berlusconi ha fatto bene a restare

10 Settembre 2013

Non mi permetto di giudicare Bettino Craxi che scelse la fuga dall’Italia per sottrarsi ad una magistratura di cui aveva scoperto prima di tanti di noi il vero volto.

Craxi pensò che essa era troppo forte anche per lui, che pure aveva dimostrato di essere un leader capace di fronteggiare nientemeno che gli Usa, l’alleato storico a cui l’Italia doveva la liberazione dalla dittatura fascista.
Sappiamo com’è finita. Dal suo rifugio tunisino seguì e anche commentò gli avvenimenti italiani, ma l’essere lontano dalla Patria non gli consentì di sortire alcun effetto. La sua voce a poco a poco si fece flebile e infine impercettibile.

Feltri avrebbe preferito che Berlusconi avesse scelto l’esilio come fece Craxi, pensando forse che ormai il suo ciclo sia giunto al capolinea (del resto mi pare che l’abbia anche scritto all’indomani della sentenza Esposito), ma la mia analisi è ben diversa.

La sentenza Esposito rappresenta per Berlusconi, ma anche per tutti coloro che voglio modificare in meglio il nostro Paese, una grande opportunità. È una sentenza scandalosa. A mio avviso, credendo di vincere, i magistrati che hanno forzato il processo, sono stati troppo sicuri di sé, e quando ciò accade, si commettono degli errori che un avversario astuto riesce a sfruttare a suo vantaggio.

Gli antiberlusconiani sono convinti che la sentenza Esposito rappresenti la mannaia che ha già tagliato la testa al loro nemico pubblico numero 1, ma si sbagliano. Perché è una sentenza che si presta ad essere rilanciata nel campo avversario, come accade nel caso di una bomba che non esploda ai piedi del nemico, e questi la raccolga e la getti là da dove era venuta, provocandovi la deflagrazione.

L’unico requisito richiesto è la fermezza, cioè il non temere per la propria vita. Attendere il lancio e restare fermo al proprio posto.
Nel caso di Berlusconi (si è sempre detto che è protetto dallo Stellone) la nemesi si è già messa in moto affinché la bomba ritorni e deflagri in mezzo a coloro che l’hanno lanciata.

La fermezza che viene richiesta all’uomo Berlusconi e al partito politico di cui è il leader, il Pdl, è che non riconoscano mai, in qualunque modo venga loro presentata l’offerta, la sentenza Esposito. Il Pdl deve essere pronto a proteggere l’uomo Berlusconi, utilizzando tutte le armi politiche di cui dispone (ivi comprese le dimissioni dei ministri e di tutti i propri parlamentari); e Berlusconi dovrà dimenticarsi delle sue aziende (avrà già notato quanto i cattivi consiglieri è su questa paura che fanno il loro gioco) ed essere pronto a subire gli attacchi che saranno sferrati dalla finanza politicamente schierata, sia essa di casa nostra che internazionale.

Se accadrà, non sarà altro che una tempesta in un bicchier d’acqua, giacché non appena il valore delle azioni Fininvest calerà al punto giusto, le azioni vendute sul mercato (sono azioni di minoranza, non certo quelle di maggioranza possedute dalla famiglia Berlusconi) troveranno compratori interessati ad acquisirle in portafoglio (alieni dall’antiberlusconismo e in cerca di buoni affari), sicuri di una loro risalita. Che ci sarà, se le aziende continueranno a lavorare bene sul mercato così come hanno fatto finora. Qualcuno dice che non è questo il punto. Il punto è che gli toglieranno le concessioni e sarà la sua fine economica. Siamo sicuri che ciò sarà possibile? E che Berlusconi non potrà in qualche modo fronteggiare con alcune sue decisioni l’eventuale nuova legge sul conflitto di interessi? Si dimentica evidentemente che egli è uscito da tempo dalle sue aziende di cui è rimasto solo azionista di maggioranza. Non basta? Chi gli vieta di cedere la maggioranza alla famiglia?

Quindi Berlusconi deve mostrare fermezza, e sangue freddo. Una calma straordinaria, è vero, ma nelle grandi azioni, come nel caso di una rivoluzione liberale, è proprio ciò che distingue il futuro vincitore dalle spacconerie e dalle presunzioni dell’avversario.

Calma e sangue freddo. Per fare che cosa?
Muovere le proprie carte una alla volta, come pedine su di una scacchiera. Va bene il ricorso a Strasburgo, e va bene la richiesta alla corte di Appello di Brescia per la revisione del processo, in forza delle nuove prove acquisite in Svizzera.
Ma ciò che conta di più è il rifiuto delle pene alternative al carcere, siano i servizi sociali o gli arresti domiciliari.

Berlusconi dovrà trovarsi dietro le sbarre, quando sarà riconosciuto innocente. Come successe ad Enzo Tortora. L’errore giudiziario dovrà rievocare quel tragico precedente. Far vergognare di nuovo l’Italia e smascherare i giustizialisti accecati dall’antiberlusconismo.

Far aprire gli occhi finalmente ai cittadini in modo che possano separare il grano dal loglio e nelle urne cancellare per sempre (come è stato fatto con Fini) gli ipocriti e i doppiopesisti. I traditori della democrazia e della libertà.

Berlusconi ha un vantaggio su Craxi: la sua ricchezza personale, che gli consente di sostenere i pesanti costi della sua resistenza. Non è poco. E forse dovremo ad un cittadino ricco il riscatto dalla nostra vergogna.


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Bart