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Non accetto gli aumenti delle tasse

5 Dicembre 2011

Non faccio come Mario Sechi che stamani scrive: “Turarsi il naso. E votare tutto”.

Mario Sechi è persona avveduta, che leggo sempre molto volentieri, ma ha l’aria di essere uno a cui è facile darla a bere. Così nei suoi ultimi editoriali mi è apparso succube dello spavento che anche Mario Monti ieri ha voluto rievocare, ossia il tracollo dell’Italia se non verranno bevute le medicine amare che ci saranno prescritte.

Non è con questa manovra (che arriva, si legge, a 30 miliardi, ed è così piena di tasse sul ceto medio e sul ceto medio-basso e nulla prevede per lo sviluppo se non quisquilie) che l’Italia potrà salvarsi.
Si salverà solo quando l’Europa avrà deciso in queste settimane di non lasciarsi morire.

Lo spread più favorevole non è frutto affatto delle iniziative italiane, ma di questa intenzione che si sta facendo di giorno in giorno più concreta.
Il fallimento dell’Europa non giova a nessuno, e i mercati lo sanno. Tutti i guadagni ottenuti con la speculazione, s’involerebbero al vento, se cadesse il mercato più potente del mondo.

Dunque il governo Monti, anziché scegliere la strada più facile (si è giustificato, come fanno gli improvvidi, che gli è mancato il tempo per fare di meglio), avrebbe dovuto percorrere la strada del risanamento. Con vigore, piglio e consapevolezza.
Anziché rispondere all’imperativo tasse, tasse e ancora tasse, avrebbe dovuto seguire l’altro più intelligente e risolutivo: vendere, vendere e ancora vendere.

In una famiglia quando non si arriva alla fine del mese, non si chiedono i soldi al capofamiglia, che non li ha più, ma si cerca di provvedervi per altri vie. O si diventa disonesti o ci si guarda in giro e si cerca se abbiamo qualcosa da vendere per ottenere quei soldi che ci mancano.  

Ieri il grande assente è stato l’intervento più logico, più intelligente, e forse anche il più atteso dagli italiani: quello della vendita del nostro immenso patrimonio immobiliare inutilizzato, istituendo una apposita holding in cui confluirlo per fare pronta cassa. Questa mancanza dimostra che ci troviamo di fronte ad una politica che è assai lontana dal Paese e dalle sue sofferenze (al di là del pianto della Fornero).

Dunque, io cittadino mi ribello. Dico ai miei concittadini che non accetto di essere ancora una volta la vittima incolpevole di uno Stato che ha creato in sperperi e clientele un debito pubblico ormai vicino ai 2 mila miliardi di euro.

Chiedo che prima di essere chiamato a contribuire a risanare il Paese, il parlamento esiga pregiudizialmente dal governo che tra le misure prioritarie da assumere sia inserita quella della vendita del proprio patrimonio immobiliare inutilizzato.
Solo dopo, potremo valutare se sia ancora necessario tassare i soliti e onesti contribuenti.

La vendita di detto patrimonio deve essere una priorità. Se non abbatteremo consistentemente (almeno di 700 miliardi) il debito pubblico, nessun sacrificio dei cittadini potrà essere utile ad alcunché.

www.i-miei-libri.it

Altri articoli

“La manovra di Monti fa piangere per una ragione: non pensa alla crescita” di Emanuele Canegrati. Qui.

“Silvio mette al muro Mario: “Fiducia o non ti voto”. Qui.


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Bart