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Non ci sono alternative a questo governo

19 Maggio 2010

È strano, l’uomo. Pur di arraffare il potere, è disposto a mandare a gambe all’aria un’intera Nazione. Una volta, dissi a Giorgio Saviane che il male si allargava nel mondo a spese del bene. Aveva appena scritto “In attesa di lei”. Mi rispose che sbagliavo: era il bene che cresceva, lentamente, ma cresceva a spese del male. Ancora oggi non sono convinto che avesse lui ragione ed io torto.

Da ingenuo quale forse sono, rimasi interdetto da Tangentopoli che, pur se unidiretta, mostrò a tutti la corruzione dei partiti; allo stesso modo oggi sono stordito dal marcio individuale che affligge il nostro Paese, infettandolo e massacrandolo.

La corruzione individuale è entrata nel sangue della nostra classe dirigente. Da un certo censo in su si nasce corrotti. Le eccezioni sono poche. I Santi sono sempre stati rari perfino nelle società semplici. Figuriamoci oggi.

La lotta alla corruzione assurge così alla riforma principe del nostro Stato. Credo che Berlusconi se ne sia reso conto. La corruzione fa debole qualsiasi governo, e il suo, che subisce attacchi da anni su vari fronti, non può permettersi che si apra un fronte così vasto ed insidioso.

Ci si può domandare perché la corruzione la si scopra soltanto oggi, quando tutti sappiamo che la cosiddetta cricca ha sempre operato con tutti i governi. Ieri a Ballarò ho appreso che, ad esempio, Anemone e Balducci lavoravano anche sotto Prodi. Non credo che sotto Prodi avessero messo in stand-by la corruzione. Hanno sempre lavorato allo stesso modo, ispirati dal perfido dio denaro.

Resto convinto che l’antiberlusconismo, la frenesia e l’irrazionalità che lo caratterizzano, hanno prodotto un tale sommovimento che tutto il marcio che paralizza il Paese sta emergendo, come un gigantesco mostro dagli abissi del mare. È un mostro che, una volta uscito allo scoperto, può travolgere tutta la classe dirigente, politica e non.

Da qui la necessità di prendere provvedimenti drastici. Ieri mi sono meravigliato di concordare con Italo Bocchino (ormai in tv a rappresentare il Pdl va solo lui. È un raccomandato speciale?) quando ha detto che all’interno del partito si sta battendo affinché i corrotti siano esclusi per sempre (e non per soli 5 anni) dalla vita politica.

È giusto che sia così. Chi ruba anche solo una volta ai cittadini, non merita più la loro fiducia. La politica deve tutelare i cittadini dalla corruzione e dai singoli corrotti.

La lotta alla corruzione, la lotta alla crisi internazionale, la difesa dell’euro, la modernizzazione dello Stato non hanno bisogno di governi di salute pubblica, ma di ferrea volontà di perseguire l’obiettivo, e di lucidità lungo tutto il percorso fino all’esito finale.

Mettere insieme partiti così diversi per fare un’ammucchiata è il peggio che si possa fare in questo momento. La confusione che ne nascerebbe paralizzerebbe ogni azione, e a pagare sarebbe la parte più debole. Come sempre accade, quando la politica sbaglia.

È per questo che leggo ogni volta con dispiacere quegli articoli che, anziché sorreggere l’azione di governo, magari proponendogli utili suggerimenti, prefigurano invece alternative, come i governissimi, che rispondono solo a logiche perfide di potere e non agli interessi dei cittadini. Questi articoli fanno male.

Ho già scritto che in Grecia, in Spagna, in Portogallo, in Irlanda, né in Francia e Germania, nessuno ha pensato di fare ammucchiate. Là governano le maggioranze scaturite dalle elezioni. Perché noi dovremmo fare diversamente?

All’attuale governo, gli italiani chiedono azioni precise e lucidità nel portarle a compimento. Il nostro governo ha dimostrato – con riconoscimento unanime in Europa e non solo – di aver saputo tenere la barca dritta meglio di tanti altri Paesi. Di avere la lucidità necessaria ad affrontare nuove insidie.

Meglio, dunque, sarebbe che questi giornalisti chiedessero all’opposizione di collaborare costruttivamente, di aprirsi al dialogo e al confronto in un momento in cui le economie nazionali sono follemente minacciate.

Non è il momento di offrire collaborazione in cambio di potere, e di poltrone che contano. Sarebbe una forma di corruzione anche questa. È il momento, invece, di dimostrare (e ce n’è tanto bisogno) di fare politica al servizio del Paese.

Unirsi non vuol dire fare un governissimo. Vuol dire collaborare tutti insieme, ciascuno per la propria parte, a far uscire il Paese dal pantano in cui si trova. Corruzione compresa.

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3 Comments

  1. Commento by Mario Di Monaco — 19 Maggio 2010 @ 15:45

    Oggi leggo sui giornali che Fini si è lamentato per il mal funzionamento del nostro Parlamento i cui lavori starebbero rischiando la paralisi. Dall’inizio dell’anno al Senato si è lavorato in media 9 ore a settimana mentre alla Camera si opera solo dal martedì al giovedì. Ciò sarebbe dovuto, oltre che allo scandaloso assenteismo dei suoi componenti, al farraginoso iter dell’attività delle commissioni dove chiunque è in grado di bloccare tutto adducendo dubbi di incostituzionalità o di copertura di bilancio.

    Accade, quindi, che il governo sia sempre più costretto a ricorrere alla decretazione d’urgenza per varare i provvedimenti necessari e ciò contrasta con i principi di una moderna e sana democrazia.

    Egli continua a sollevare problemi di inefficienza istituzionale per la cui soluzione esiste tuttavia una sola via: sostenere lo sforzo del premier aiutandolo a risolvere i contrasti che rallentano il cammino delle riforme.  
    Ormai tutti si affannano ad invocare il risanamento morale e funzionale delle nostre istituzioni ma poi vediamo che sono  pochi coloro che  s’impegnano seriamente perché ciò accada.

  2. Pingback by Non ci sono alternative a questo governo.- Rivistaeuropea — 19 Maggio 2010 @ 21:31

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  3. Commento by Ambra Biagioni — 19 Maggio 2010 @ 22:47

    Dal Legno

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