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Obbligatoriet√† dell’azione penale

17 Marzo 2011

La statuisce l’art. 112 della Costituzione, e su questo obbligo in particolare il Pd e l’Idv fanno la loro campagna di opposizione alla riforma della giustizia proposta dal governo.
Gridano che cancellando l’art. 112 i cittadini non sono pi√Ļ tutti eguali di fronte alla legge.
Vien da ridere. La domanda spontanea è: Perché? Oggi forse lo sono?

L’obbligatoriet√† dell’azione penale √® uno degli articoli della Costituzione pi√Ļ derisi dalla stessa magistratura. Con la scusa della notevole mole di lavoro e del cumulo di arretrato, oggi l’obbligatoriet√† dell’azione penale √® tutta rimessa all’arbitrio del magistrato.
Ossia, oggi un magistrato può insindacabilmente decidere quale processo penale portare avanti e quale lasciar cadere in prescrizione.

L’obbligatoriet√† dell’azione penale dunque √® diventata una farsa, anzi un ulteriore strumento discriminativo e punitivo nelle mani di taluni magistrati che vogliono e volessero abusarne.
Berlusconi, ad esempio, di questa discrezionalit√† ne ha poco o nulla usufruito. Tutto ci√≤ che lo riguarda viene immediatamente inserito in una corsia preferenziale richiamando proprio l’art. 112 che vuole che il magistrato persegua il reato.
Per altri, invece, si mette la pratica da parte e si lascia cadere in prescrizione.   Nessuno può sindacare. Il magistrato, dunque, è arbitro assoluto. Può, in pratica, condannare o assolvere prima della sentenza.

Visto a quale livello di scadimento √® giunto in Italia il processo tanto civile che penale, √® evidente che un tale arbitrio non pu√≤ essere pi√Ļ tollerato.
Perch√© strepitano allora il Pd e l’Idv? Sempre per lo stesso motivo. Oggi la magistratura √® il solo grimaldello che pu√≤ dare la speranza alla opposizione di mandare a casa Berlusconi.
La ragione è messa da parte, è obnubilata. Il senso della giustizia mandato al macero.

L’obbligatoriet√† dell’azione penale in quanto diventata arbitraria, non esiste pi√Ļ. Questa √® la verit√†. √ą diventata, anzich√© strumento per l’eguaglianza dei cittadini, strumento di discriminazione.
Si può far durare una situazione così degenerata? La risposta dettata dalla ragione, oltre che dal buon senso, dovrebbe essere la stessa per tutti: No.

Ma come si vede in questi giorni, l’antiberlusconismo (ancora lui) ha accecato la ragione.
Bene fa, dunque, il governo a disciplinarne l’uso. Onde evitare che un magistrato decida a proprio arbitrio quale processo mandare avanti e quale far cadere in prescrizione, la legge detter√† alcuni criteri a cui i magistrati dovranno attenersi. In pratica vi saranno materie (naturalmente di una certa gravit√†) a cui i magistrati dovranno dare una corsia preferenziale. Non potranno n√© dovranno, cio√®, cadere in prescrizione.

Anche con questa correzione, rimane il dubbio, tuttavia, che un margine di arbitrio possa ancora permanere e che un magistrato possa ancora mandare volutamente in prescrizione un certo processo, accampando a sua giustificazione la solita scusante: la mole di lavoro. Mi pare, per√≤, che il ddl preveda anche una segnalazione dei magistrati ‚Äúlenti‚ÄĚ, ossia di quei magistrati che o per inadeguatezza o per calcolo preferiscono prendersela con tutta calma, dimenticando che il cittadino aspetta di avere giustizia.

Insomma, il ddl predisposto dal governo √® una necessit√† per il Paese e per la democrazia. Costituisce uno strumento in pi√Ļ verso una giustizia pi√Ļ giusta e pi√Ļ uguale per tutti i cittadini. Potr√†, ovviamente, essere migliorato, con l’apporto di tutte le forze politiche che vorranno collaborare.
Ma ogni chiusura netta, come quella lanciata dal Pd e dall’Idv √® solo segno di ipocrisia e forse anche di malafede.
_________________
P.S. PROPRIO OGGI 17 MARZO VIENE PUBBLICATO UN ARTICOLO SU LIBERO CHE TESTIMONIA QUANTO SCRITTO QUI.
Eccolo:

Data 17-03-2011
Libero
Pagina 4 Foglio 1

Lo scandalo di Gianfranco
Ispezione sui magistrati che hanno ignorato le bugie su Montecarlo

L’ex tesoriere di An Pontone ha mentito sotto interrogatorio: le toghe han chiuso un occhio. Entro sabato al via la causa civile

::: Fosca Bincher

Non un rigo delle due paginette con ciui il capo dei gip del tri ¬≠bunale di Roma, Carlo Figliolia, ha archiviato per gli aspetti penali la questione “casa di Montecar ¬≠lo” √® dedicato all’ex tesoriere di An, Francesco Pontone, che pure era indagato per truffa insieme all’ex presidente del partito, Gianfranco Fini. Una assenza misteriosa, perch√© tutti i protagoni ¬≠sti della vicenda penale legata alla vendita della casa di Montecarlo si attendevano con quella deci ¬≠sione del gip l’apertura di un procedimento penale nuovo che ri ¬≠guardava Pontone. I pm dell’in ¬≠chiesta infatti avevano interroga ¬≠to l’ex tesoriere di An come persona informata dei fatti il 14 settem ¬≠bre 2010. E in quell’occasione Pontone aveva cercato di giustifi ¬≠care il prezzo assai basso (lo ha ri ¬≠conosciuto anche il gip di Roma) a cui era stato venduto l’apparta ¬≠mento finito a Giancarlo Tulliani, con uno stato di abbandono dei locali. Pontone aveva spiegato di essere andato con il parlamenta ¬≠re di An, Antonio Caruso nel 2000 a Montecarlo, di essere entrato nell’appartamento ricevuto in eredit√† dalla contessa Anna Ma ¬≠ria Colleoni e di averlo trovato fa ¬≠tiscente. I pm avevano convocato qualche giorno dopo lo stesso Caruso che aveva smentito la ver ¬≠sione di Pontone: ¬ęno, l’apparta ¬≠mento l’abbiamo visto solo dall’esterno. Non siamo entrati perch√© non avevamo le chiavi ¬Ľ. Qualche settimana dopo √® arriva ¬≠ta dalla rogatoria di Montecarlo la conferma documentale della versione di Caruso.

Un documento del tribunale di primo grado di Monaco ha certificato infatti che non era con ¬≠sentito a nessuno l’ingresso nella casa di Montecarlo (le chiavi era ¬≠no sotto sequestro giudiziario in attesa della definizione del pas ¬≠saggio ereditario) se non su autorizzazione scritta dello stesso tri ¬≠bunale. L’autorizzazione √® stata concessa per la prima (e definiti ¬≠va) volta nell’agosto 2002, vale a dire due anni dopo la presunta vi ¬≠sita di Pontone. Sembra una ba ¬≠nalit√†, ma la testimonianza di Ca ¬≠ruso e quel documento ottenuto per rogatoria certificano senza ombra di dubbio che Pontone sul punto nell’interrogatorio ment√¨, rischiando per altro di sviare le indagini del pubblico ministero. L’ex segretario di An non era in ¬≠dagato al momento dell’interro ¬≠gatorio, e quindi ha compiuto un reato (false informazioni al pub ¬≠blico ministero) punito fino a 4 anni ai sensi dell’articolo 371 bis del codice penale. Lo stesso arti ¬≠colo spiega che il reato √® procedi ¬≠bile d’ufficio immediatamente nel caso di rifiuto a fornire infor ¬≠mazioni, altrimenti resta sospeso o fino alla pronuncia della sen ¬≠tenza di primo grado o fino alla definizione del procedimento con archiviazione o con sentenza di non luogo a procedere, come √® avvenuto in questo caso.

Su questa strana sparizione del possibile reato compiuto da Pontone dal fascicolo processuale √® stata presentata da alcuni parla ¬≠mentari del Pdl una interrogazio ¬≠ne parlamentare al ministro della Giustizia che ora rischia di procurare qualche fastidio al tribunale di Roma. Per rispondere infatti il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha una sola via: inviare ispettori a interrogare pm e gip che si sono occupati del fascicolo sulla casa di Montecarlo. Anche perch√© chiudere gli occhi su un reato compiuto in flagranza ri ¬≠schia di fare gettare una luce sini ¬≠stra sull’intera vicenda. Dimo ¬≠strando una volta di pi√Ļ come l’obbligo di esercitare l’azione penale sia una favoletta destinata alla povera gente. Per i potenti si esercita a comando: sempre ver ¬≠so i nemici dei giudici, mai verso i loro amici.

Entro sabato (quando sarà an ­nunciata da Francesco Storace) verrà preparata comunque la causa civile nei confronti di Fini e Pontone, così come ha invitato a fare la procura di Roma e lo stesso gip nel suo decreto di archivia ­zione dal reato di truffa. Fini verrà così convocato nella stanza 183 al secondo piano degli uffici dove ha sede il tribunale di Roma. Da lunedì prossimo infatti le nuove norme sulla media conciliazione impongono prima di avviare una causa di tentare una soluzione mediata fra le parti. E in quella stanza ha sede proprio il media ­tore ufficiale della avvocatura romana, che chiederà a Fini quanti soldi è disposto a restituire ad Alleanza nazionale per evitare la causa civile.

 

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Bart