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LETTERATURA: Carlo Sgorlon: “La notte del ragno mannaro”

21 Giugno 2014

di Bartolomeo Di Monaco

Sono le stesse ossessioni già incontrate ne “La poltrona”, uscito nel 1968, ma questa volta alcuni richiami appaiono evidenti, almeno allo scrivente: Kafka e in misura minore addirittura Tolkien.
Se l’ambientazione generata da una realtà interiore appartiene più alla vicinanza con Kafka (non dimentichiamo che Sgorlon si laureò alla Normale di Pisa con una tesi sul grande autore ceco, di lingua tedesca, nato sotto l’impero austro-ungarico), il mondo dei fantasmi, delle visioni, dei mostri e mostriciattoli ricorda lo scrittore norvegese. Un esempio lo troviamo all’inizio rappresentato da quella misteriosa cantina da cui fuoriesce “una piccola processione di animaletti anneriti.” Sembrano bambini: “Tossicchiano per un po’ respirando a pieni polmoni, e subito cominciano a correre in tutte le direzioni. La liscivaia si riempie di una girandola di magliette di tutti i colori, piene di strappi e di rammendi. Hanno braghette tenute su da una sola bretella, da un solo bottone, da uno spago, da niente, e perciò gli cadono in continuazione, e se le tirano su con mani prensili e prontissime.” Ma anche certi bassifondi di hughiana memoria traspaiono ogni tanto. E Jonathan Swift, l’autore de “I viaggi di Gulliver”?: “Ho capito a cosa mirano, l’ho capito fin dalla prima piuma infilata nei capelli. L’idea dev’essergli venuta leggendo i fumetti, o è rinverdita improvvisamente nel loro sangue di piccoli selvaggi. Vogliono trasformarmi in un totem, e infatti alcuni si genuflettono, bruciano tabacco o altre porcherie in barattoli, o salmodiano con urla da cavernicoli.

Mancano ancora tre anni al 1973, all’uscita cioè de “Il trono di Legno”, allorché tutto questo mondo si trasformerà radicalmente in una trepidante percezione di una realtà che sta al di là di un confine che non ci lascia mai e ci accompagnerà per sempre. Volete una premonizione di questo passaggio? La ragazza Roswitha/Carmen, un personaggio il cui fascino crea attese, incertezze e paure. E poco più avanti troviamo, nella stessa casa della ragazza, mentre il padre si esibisce in una strana danza: “Ci deve essere nell’aria una cavalcata di ombre.” E addirittura leggeremo a conclusione del romanzo: “Ho paura che quando sarò del tutto slittato nel sonno, avrò di nuovo la sensazione che i muri attorno a me siano vivi, che la calce respiri attraverso le fessure, i pori e le crepe; che ci debba essere dentro di essi come un impercettibile palpitare, un rumore sottile, un ansimare rauco, il rantolo di un animale imprecisato che stia per…”.

La struttura del romanzo si articola, in una notte che sembra “eterna”, su alcuni caposaldi: la soffitta, l’incidente ferroviario, la casa e la persona di Roswitha/Carmen (“la sua natura selvatica, lunare”), l’ospedale, il mulino abbandonato, il Luna Park (un pezzo di bravura, in cui troviamo anche una delle chiavi di lettura di tutta la poetica di Sgorlon: “alle mie spalle e a quelle di Roswitha sta l’immenso gatto del tempo, che ha le zampe sulla terra e le orecchie nel cielo.”).
La scrittura riproduce, nella sua secchezza e frenesia, l’ansia e le paure del protagonista Walter.


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Bart