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Pansa, così non va

21 Agosto 2011

Anche Giampaolo Pansa si è convertito in favore dei governi tecnici.

È convinto che far salire sugli scranni di un nuovo governo insigni cattedratici, avvezzi a trascorrere la loro vita a tenere lezioni e conferenze e a predisporre tabelle e calcoli chiusi in una specie di torre d’avorio, sia la panacea giusta per i nostri mali.

Niente di più sbagliato. Sarebbe l’abdicazione della politica. Sarebbe perfino l’abdicazione della democrazia.

È la politica che deve saper rispondere alla grave situazione di crisi internazionale. Tutti i leader politici, a qualsiasi nazione e continente appartengano, devono saper rispondere.

Se non sanno farlo, devono imparare dai loro errori. In Europa la Merkel, la potente rappresentante della potente Germania, è una di queste.

Scrive bene Mario Sechi stamani sul Tempo. La Germania ha avuto tanto dall’Europa quando era divisa, e tuttavia è ancora oggi ostile ad ogni forma di aiuto e di solidarietà.

Insieme con Sarkosy, la Merkel si comporta da bottegaia anziché da statista.

Taluni aggravamenti della crisi europea (Grecia e Irlanda, ad esempio) sono stati causati dalla indecisione della Germania. Se si fosse fatto più in fretta forse avremmo avuto bisogno di meno risorse per il soccorso necessario.

Così sta avvenendo per gli eurobond, da tempo richiesti dall’Italia e che vedono in specie la Germania schierata contro.

Dunque, non sono i tecnici   coloro che possono salvare l’Italia, ma soltanto la politica.

Chi viene scelto dagli elettori non può abdicare, non può arrendersi, ma deve dimostrare di essere degno della fiducia che il Paese gli ha conferito.

È con la politica che si deve agire. Rafforzandosi, ravvedendosi degli eventuali errori e chiamando l’opposizione alle proprie responsabilità, che aumentano esponenzialmente se il Paese è aggredito.

L’azione politica deve indirizzarsi non solo sul fronte interno, ma anche su quello internazionale, e nel nostro caso non deve venir meno l’impegno a battersi perché si arrivi a politiche comuni in Europa, abbandonando gli interessi di bottega e pensando più in grande: a proteggere un continente che, non solo è stato la culla della civiltà, ma che ha anche risorse umane e beni da utilizzare a pro di tutti.

Se crolla l’Europa, la campana suonerà a morto per tutti.

Altri articoli

“Strana guerra senza vincitori” di Sergio Romano. Qui.

“Italia-Germania tra euro e marco” di Mario Sechi. Qui.


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1 commento

  1. Pingback by Pansa, così non va- Rivistaeuropea — 22 Agosto 2011 @ 06:16

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart