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Pdl e Pd in fuga dalla realtà

8 Giugno 2012

di Federico Geremicca
(da “La Stampa”, 8 giugno 2012)

I sondaggi si susseguono impietosi. L’ultimo in ordine di tempo (a cura dell’Ipsos di Nando Pagnoncelli) conferma una tendenza che pare da mesi inarrestabile.

Rispetto alle ultime elezioni politiche del 2008 il Pdl è ormai più che dimezzato (dal 37,4 al 17,2) e il Pd in forte calo, dal 33,2 al 25%.

I due ex «partitoni », che all’epoca della sfida tra Berlusconi e Veltroni calamitavano assieme il consenso di quasi tre italiani su quattro (70,6%), oggi rappresentano meno di un italiano su due (42,2). Il crollo è di quasi trenta punti percentuali (28,4), inimmaginabile fino ad ancora un anno fa: e sotto le macerie sono rimaste sepolte non solo leadership e governi ma anche – come testimoniano le cifre – quella fallimentare forma di bipolarismo che ha di fatto plasmato il sistema politico italiano.

È da qui, forse, che bisognerebbe ripartire per salvare il salvabile, prima che sia troppo tardi. E invece quella cui si assiste è una vera e propria fuga dalla realtà. Minacce (non si capisce bene rivolte a chi) di elezioni anticipate, in una situazione che è se possibile – ancor più difficile di qualche mese fa; operazioni di puro marketing politico nel centrodestra, con metamorfosi fatte di cambi di nome e liste civiche dietro le quali mascherare l’impresentabile; impacci strategici, di rotta e di alleanze nel centrosinistra, che pare sul punto di riaprire una autoreferenziale, stantia e poco interessante battaglia sulle primarie: come, quando e aperte a chi.

Una fuga dalla realtà destinata a fallire, perché la realtà (le difficoltà economiche, la sofferenza sociale, la depressione crescente) è troppo ingombrante per lasciarsi metter da parte con qualche escamotage. Si era immaginato che la crisi del governo Berlusconi, la resa della politica e l’avvento dei tecnici potessero trasmettere al sistema dei partiti la scossa necessaria per fare quel che andrebbe fatto per ridisegnare l’intero sistema: invece niente. Si era poi scommesso che questo sarebbe accaduto dopo le ultime (e drammatiche, per i partiti) elezioni amministrative: niente nemmeno dopo quel voto, che pure ha segnato l’esplosione del movimento di Grillo e un’ulteriore crescita dell’astensione.

Oggi il quadro è quello della paralisi, con il centrodestra in piena dissoluzione e inchiodato al palo dalle ubbie e dalle incertezze di Silvio Berlusconi, e il centrosinistra che – sentendosi già vincitore delle prossime elezioni – è tutto un fremito di riposizionamenti, mosse tattiche e regolamenti di conti. Nei giorni duri dell’arrivo dei tecnici a Palazzo Chigi, le forze politiche avevano promesso che «mentre Monti governa noi ci dedicheremo alle riforme necessarie a modernizzare e rendere competitivo il Paese ». Fu fatto anche l’elenco di ciò che veniva considerato prioritario…

E’ un elenco che gli italiani conoscono purtroppo a memoria: nuova legge elettorale, riduzione dei parlamentari, più poteri al governo, un nuovo bicameralismo, una legge sui partiti… Non si è fatto assolutamente nulla di quanto promesso: e mentre la clessidra scandisce implacabilmente il passar del tempo, in piena fuga dalla realtà c’è chi ha proposto (il Pdl di Berlusconi) di andare oltre, di far di più, di trasformare in pochi, pochissimi mesi l’Italia in una Repubblica semipresidenziale… A onor del vero, bisogna dire che stavolta quasi nessuno ci è cascato: nemmeno all’interno dello stesso Popolo della libertà.

La paralisi, dunque. E l’irresistibile tentazione di fuggire da una difficile realtà. Ma non si pensi che dentro questa sempre meno sopportabile melassa intanto nulla accada: infatti si difendono parlamentari da richieste d’arresto, se ne eleggono altri senza alcuna competenza in istituti di controllo e garanzia, si irride alla pazienza dei cittadini chiedendo loro l’invio di curriculum che non vengono neppure esaminati e si erode, si mina, l’operatività del governo, forse la cosa peggiore possibile in un momento così.

I partiti svolgono (dovrebbero svolgere) un ruolo importante, in un sistema democratico: nessuno lo nega. Sarebbe ora, però, di tornare a dimostrarlo. L’ultimo sondaggio Ipsos assegna a Beppe Grillo il 20% dei consensi, e dice che il 42% degli italiani non sa se e chi votare. Sono cifre che dovrebbero far tremare le vene ai polsi di centrodestra e centrosinistra. Ma nulla accade, non c’è reazione, nessuna voglia di riscatto e di riscossa. E alla fine, in fondo, è proprio questo quel che preoccupa di più…


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Bart