Per il Pd scherzi del destino

Se non Dio, che solo i credenti come me riconoscono, qualcosa d’altro ci deve essere nell’universo, cinico ed invisibile e in grado di tenere d’occhio le innumerevoli presenze materiali e immateriali che affastellano almeno la nostra terra.

Da qualche tempo, deve aver posato lo sguardo sul nostro Belpaese, certamente attratto dalle bizzarrie che lo contraddistinguono da sempre, ma soprattutto da qualche anno a questa parte. Diciamo da quando Oscar Luigi Scalfaro ha voluto impegnarsi per diventare il peggior presidente della Repubblica. Tante ne ha brigate: dal complotto con Bossi del 1994, al ribaltone, e a quel famigerato “Non ci sto” che ha fatto sbellicare e vomitare molti italiani.

Da lì è iniziato il precipizio della nostra democrazia, e probabilmente è da allora che questo misterioso tale che governa l’universo ci tiene d’occhio e annota sul proprio taccuino tutte le nostre nefandezze.

Non vi è dubbio che ha mostrato di avere una attenzione tutta speciale per il Pd e per i sui contorcimenti.

Chi sa quanto si è sbellicato quandola Bindi, Franceschini e Bersani, tutti i giorni si sgolavano per denunciare il bunga-bunga di Silvio Berlusconi.

Me lo vedo davanti che bisbiglia: “Gridate, gridate pure. Sgolatevi, poi ce ne sarà anche per voi. E allora vedremo se riuscirete ad ingoiare il rospo”.

E il rospo è venuto! Di quei boddacchioni che sprigionano pure veleno, e che sono quantomeno indigesti, se non mortali.
Il boddacchione si chiama Il caso Penati.

Certo che se lo avessero immaginato, Bersani & C. si sarebbero cucite le labbra a sentire che Berlusconi se la spassava con le donne. Avrebbero, al massimo, detto ciò che disse Putin, un uomo di casa loro. Ossia che gli italiani dovevano, anzi, essere contenti se a Berlusconi piacevano le donne e anche in qualche modo ne godeva i favori.
Ma loro no. Pretendevano una castità e una morigeratezza che potessero concorrere con quelle del Papa.

Ora si scopre che un loro membro autorevole, l’arcinoto Penati, riscuoteva, secondo le accuse, mazzette milionarie da destinare, mica alle proprie tasche, ma direttamente al Pd. Una Mani Pulite resuscitata da Penati a pro del proprio partito. Insomma, una schifezza. Solo che Penati è uomo di sinistra e sicché gode dei privilegi che gli uomini di sinistra godettero nel lontano 1992. Si cerca, da parte dei media e di certi magistrati, ossia, di colpire il più leggero possibile per non compromettere il prestigio del Pd. Ma non tutta la stampa oggi è connivente, e quando si cerca di far assopire la vicenda, per fortuna qualcuno ce la ricorda e sprona i giudici a comportarsi con gli uomini di sinistra allo stesso modo che si comportano con gli uomini di destra. Opera di convincimento difficile, come si può immaginare.

E tuttavia qualche risultato si ottiene, se è vero che sono uscite dichiarazioni agli atti secondo le quali il Penati, finanziatore del Pd, è “un delinquente matricolato” che ha approfittato della sua posizione politica per arraffare soldi e finanziare il suo partito.

Lui sostiene di essere innocente, e gli si deve credere fino a prova contraria, ma ciò che sta emergendo finora fa impallidire quanto emergeva molti mesi fa sul bunga-bunga berlusconiano.

Il caso Penati, se saranno confermate le accuse, è di una tale gravità che dovrebbe dimettersi tutta la classe dirigente del Pd, compresi i moralisti Franceschini, Bindi e Bersani. Dato che, secondo la teoria che certa magistratura si è inventata per Berlusconi, essi non potevano non sapere.

Ma essi a dimettersi non ci pensano nemmeno. Lo chiedono a Berlusconi per il bunga-bunga. Ma si assolvono per il caso Penati.
Un vero schifo.

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“Di tutte le aggressioni perpetrate dalle Democrazie dopo il crollo del contraltare sovietico quella alla Libia è la più sconcertante.”

“Il ministro Frattini ha dichiarato che “se Gheddafi continuerà a incitare alla guerra civile sarà tenuto come unico responsabile del bagno di sangue” (peraltro già avvenuto: 20mila morti). Si vuole negare a Gheddafi anche il diritto di difendersi?”

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“Se la qualifica di voltagabbana si addice anche agli Stati, la merita senza dubbio l’Italia del 1914-1915 passata, dopo lo scoppio della Grande Guerra, dall’alleanza con l’Austria alla neutralità e infine al ­l’intervento a fianco dei francesi e degli inglesi. Ci saremmo esibiti in analoghi e peggiori voltafaccia an ­che nella seconda guerra mondia ­le, quando ci schierammo con la Germania trionfante e l’abbando ­nammo allorché fu in difficoltà. Con zelo servile dichiarammo infi ­ne guer ­ra ai nostri ex alleati Germa ­nia e Giappone. Alla caduta del fascismo la voca ­zione italiana per il voltagabbani ­smo- ma non è un’esclusiva,basta pensare alla Francia tra Pétain e De Gaulle- emerse prepotentemente. Il maresciallo Badoglio, protagoni ­sta negativo di Caporetto, conqui ­statore dell’Etiopia, vecchio arne ­se del regime fascista, si scoprì de ­mocratico, Vittorio Emanuele III, che aveva apprezzato Giolitti e su ­bìto mugugnando ma obbedendo Mussolini, riluttò all’abdicazione, riteneva d’essere adatto per tutte le stagioni. Un popolo che era stato compattamente in camicia nera di ­chiarò da u ­n giorno all’altro d’aver ­la sempre aborrita, e Amintore Fan ­fani che aveva tessuto in un suo li ­bro le lodi del corporativismo fasci ­sta si ritrovò tra gli uomini più pro ­mettenti della Dc. Possiamo anche aggrottare il sopracciglio per certe deambulazioni sfrontate, ma non senza riconoscerne l’utilità. Neltra ­monto- non foss’altro che per moti ­vi anagrafici- della stagione berlu ­sconiana, si profilano altri travesti ­menti e mascheramenti. Preparia ­moci a tutto.”

“Democratici, pressioni su Penati: «Deve farsi processare »” di A. Gar. Qui.

“‘Nell’affare Falck anche le Coop”, le accuse lambiscono il Pd nazionale’ ” di SANDRO DE RICCARDIS e WALTER GALBIATI. Qui. Da cui estraggo:

“Il costruttore è chiaro con i pm: “Non potevo contraddire le coop se non rischiando di affossare tutta l’operazione, perché sono il braccio armato del partito”.”

“La valanga Penati travolge il partito E il Pd rispolvera il tribunale speciale” di Vittorio Macioce. Qui. Da cui estraggo:

“Le domande che do ­vrebbe farsi la commissione di ga ­ranzia sono altre: a chi andavano le tangenti Falck? Il partito sape ­va, ha chiuso un occhio, non si è ac ­corto di nulla? Con quale presun ­zione morale ci definiamo il parti ­to degli onesti? Conosciamo dav ­vero come i nostri uomini ammini ­strano gli enti locali?”

“Così funziona il sistema Sesto. Ecco tutte le carte dei pm” di Andrea Scaglia e Laura Marinaro. Qui.

“Non poteva non sapere” di Fabio Martini sul caso Penati. Qui. Da cui estraggo:

“Dalla Stalingrado d’Italia torna a ronzare l’eterno dubbio, mai provato eppur mai fugato in 18 anni di inchieste sulle «tangenti rosse »: una parte degli introiti illeciti potrebbero esser finiti a Roma nelle casse del Pds-Ds-Pd? Sempreché siano dimostrati dall’accusa i reati commessi a Sesto San Giovannni, possibile che a Roma da anni non ne sapessero nulla?
Nelle carte dei magistrati si fa esplicito riferimento alla «parte romana » del partito, gli ex Ds, che potrebbero aver ricevuto contributi illegali dalle Coop rosse, «grate » al partito per averle fatte entrare nel sistema degli appalti a Sesto San Giovanni.”

“Domande che troveranno risposta nella corposa inchiesta di Monza. Domande che, al di là della inchiesta in corso, ripropongono uno degli enigmi della stagione di Tangentopoli, che è anche una dei grandi snodi irrisolti della recente storia italiana: una volta esaurito l’«oro di Mosca », i vertici del Pci-Pds furono del tutto immuni dal morbo delle tangenti? Anni di inchieste sulle tangenti rosse, inchieste promosse da «mastini » come AntonioDi Pietro e Carlo Nordio, non hanno portato da nessuna parte.
Tra le inchieste del pool milanese di Mani pulite, il caso più controverso resta quella visita a Botteghe Oscure di Raoul Gardini che secondo diverse testimonianze, entrò con una valigietta da un miliardo di lire per «ammorbidire » il Pci. Ha raccontato Di Pietro a Gianni Barbacetto nel libro «Il guastafeste »: «La borsa è entrata, ma non si sa chi l’abbia ritirata. Pollini, il segretario amministrativo, è morto, dunque la catena a ritroso delle indagini si è interrrotta ».”

“Dunque, il teorema del «non poteva non sapere » che in qualche caso ha finito per inchiodare Bettino Craxi, non è mai stato fatto valere per i vertici Pci-Pds. Anche per questo motivo, ex leader dei Ds come Walter Veltroni e Piero Fassino in queste ore hanno avuto buon gioco a querelare Maurizio Gasparri che li aveva genericamente chiamati in causa proprio in nome di quel teorema così scivoloso.”

“Penati: “Rinuncio alla prescrizione, ma solo alla fine delle indagini”. Qui.

“Sistema Pd: fattura che prova le maxi-tangenti alle Coop” di Francesco Specchia. Qui.

“Serve un premier di “ferro” di Marlowe. Qui.

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