Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Perché Enrico Letta ha successo

25 Luglio 2013

Leggo su Repubblica di oggi, nella finestra dedicata a L’Uffington Post (e anche qui), che secondo un sondaggio Ipsos Enrico Letta sarebbe in vantaggio su Matteo Renzi in fatto di gradimento presso gli elettori.

Lo stesso Huffington Post riporta un interessante articolo che riepiloga le molte sentenze che la magistratura ha emesso per salvaguardare la cosiddetta Casta, a partire dai tagli alle provincie, alla tassa sulle pensioni d’oro, al tetto agli stipendi dei super manager, insomma un vero e proprio tritacarne nei confronti dei piccoli tentativi del parlamento per mettere un po’ di ordine nell’amministrazione pubblica e nella giustizia sociale.
Consiglio caldamente di leggerlo.

Ma torniamo al successo di Letta presso gli elettori nel confronto con Renzi.
Ho una mia idea a riguardo, proprio perché probabilmente è la stessa di coloro che hanno partecipato al sondaggio.

Dopo quasi un ventennio di scontro politico all’ultimo sangue, caratterizzato da accuse ed insulti che in una democrazia non hanno alcun senso se costruiti a fini di parte, il presidente del consiglio sta riuscendo in un’opera di allentamento della tensione che pareva impossibile. Ovviamente nell’operazione ha il suo peso rilevante il contributo che in questa direzione sta dando il capo dello Stato, che ha trovato però, questa volta, dopo mesi di inviti al dialogo, l’uomo giusto per realizzarli.

Forse è la vecchia scuola democristiana, di cui il premier si è nutrito, a consentire un tale successo, forse l’intelligenza e il carattere della persona, ma considero soprattutto la congiunzione di queste qualità con l’altra assai decisiva di essere un uomo di punta del Pd a sortire la formula magica che d’improvviso ha placato lo scontro ventennale.

Gli scontri, da esterni che erano, si sono trasferiti all’interno dei due partiti maggiori, con esiti ancora incerti, ma a tenere a freno le impazienze (soprattutto nel Pd) di chi vorrebbe superare le larghe intese, è il fatto che proprio a questo partito appartiene il presidente del consiglio. Il Pd dunque preferisce il certo per l’incerto, non essendo sicuro che andando alle elezioni il risultato lo premierebbe consentendogli di proporsi con una maggioranza diversa dalle larghe intese. La vagheggiata maggioranza con il Sel e con il M5Stelle è tutta da costruire, piena com’è di ostacoli circa la possibilità di formare un programma comune. Così potrebbe anche succedere che il centrodestra (con il Pdl che è in forte crescita e ha superato il Pd) risultasse l’unica formazione in grado di formare il nuovo governo, con la conseguenza di un’umiliazione improvvida e dannosa della sinistra.

Naturalmente su questo quadro, che si regge su di un equilibrio molto delicato, potrebbe avere il suo peso devastante l’attesa sentenza della cassazione sui diritti Mediaset attesa per il 30 luglio o al massimo per il mese di settembre.
Ma si tratta di un capitolo che al momento nessuno ha intenzione di cominciare a scrivere. Al momento, ossia, al Pd interessa mantenere la presidenza del consiglio e un governo in cui la sua presenza è maggioritaria.
Letta conosce queste cose e le usa per tenere a freno la vecchia e disgregatrice politica dello scontro sorretto solo dall’odio e dalla voglia di cancellare l’avversario.

Non è un governo che riesce a fare granché, ma il poco che fa, viene accettato dagli elettori in cambio di un clima più dialogante e più rispettoso. Stanchi di vent’anni di schiamazzi e di becerume, all’attuale governo permetterebbero perfino di distribuire solo chiacchiere, pur di evitare il ritorno al passato.

C’è bisogno di pace, di serenità. La crisi è talmente grave e colpisce nell’intimo le famiglie, che il solo pensare di ritornare alle urla e agli schiamazzi del passato fa inorridire, e dunque, se Letta riesce a dialogare con i partiti, prima acerrimi rivali, e costruire punti di incontro e d’intesa, ciò è più che sufficiente perché l’elettore non si faccia più illudere da altri miraggi impossibili, che molto probabilmente ripercorrerebbero strade ormai fortemente sperimentate e sgradite.

La calma, sia pure in superficie, assicurata da Enrico Letta fa premio dunque sull’irrequietezza di Matteo Renzi, visto in un primo tempo come il possibile innovatore della politica, ma poi temuto e considerato sempre più come l’uomo che potrebbe, soprattutto con le sue ultime prese di posizione contro Berlusconi, turbare quel clima di dialogo che sembrava fino a pochi mesi fa impossibile.

È un segnale di non poco conto e sarebbe bene che i due partiti maggiori non lo sottovalutassero. I cittadini respingono, con l’accettazione del governo Letta, lo scontro politico, preferiscono il dialogo, e pur di ottenere e mantenere questo risultato sono disposti a chiudere gli occhi sui suoi ritardi e sulle sue indecisioni.


Letto 1123 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart