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Perché si deve scegliere Berlusconi

14 Novembre 2010

L’uomo Berlusconi è un farraginoso esempio di vizi e virtù. Quando la Storia lo ricorderà non potrà fare a meno di sottolineare le sue debolezze, soprattutto femminili, che gli hanno procurato i molti inciampi a cui tutti abbiamo assistito in diretta. I guai giudiziari saranno ricordati molto meno, sia perché tanti di questi sono stati partoriti da una certa magistratura pregiudizialmente schierata contro di lui, sia perché sono in tutto simili a quelli che si combinano nel mondo. Succederà, a beffa degli attuali detrattori, che proprio i vizi femminili finiranno per circondarlo di un alone fascinoso e forse perfino leggendario. Una leggenda superiore a quella, ad esempio, dell’altro famosissimo amatore del nostro Paese, Giacomo Casanova. Chissà che i posteri non restino affascinati dalle gesta di un capo di governo che poneva ogni volta a rischio il proprio credito politico per poter andare a letto con una bella donna.

Sembrerà assurdo, ma la Storia spesso si compiace di tramandare personaggi che hanno vissuto una contraddizione così palese tra la vita privata e la vita pubblica. Anche Napoleone ha avuto le sue donne, alcune sposate. I suoi amori non sono mai stati segreti.
Direte: Ma Napoleone è passato alla Storia per ben altro che le sue donne.

Ebbene, anche Berlusconi ha l’occasione per passare alla Storia a motivo di ben altro. Come è accaduto per Napoleone, le sue donne saranno solo un morboso corollario del suo passaggio.

I cittadini, nel marasma che ci sta asfissiando, rischiano di farsi confondere. Tutte le artiglierie (quasi tutti i partiti) sono puntate e stanno sparando contro Berlusconi. Aerei e corazzate virtuali (certa stampa e certa magistratura) hanno aumentato il ritmo dei bombardamenti, e nel fracasso generale i cittadini si preoccupano soprattutto di non farsi trascinare nella mischia. Ciò che succede non mi interessa, molti dicono. E aggiungono, questa politica mi fa schifo, non andrò a votare.

Non rendendosi conto che si decide proprio in questi giorni se la battaglia che si sta combattendo somiglierà per Berlusconi a quella della vittoria di Napoleone a Austerlitz o a quella della sua definitiva sconfitta a Waterloo.

La posta in palio è notevole, epocale, per il nostro Paese. È la prima volta, infatti, che capita nella scena politica italiana un uomo, Berlusconi, che vuole trasformare un popolo considerato “pecorone” dalla prima Repubblica e dai partiti che la rappresentavano, in un popolo effettivamente sovrano, così come statuisce l’art. 1 della Costituzione.

Come sappiamo bene, nella prima Repubblica i governi e i programmi venivano definiti soltanto dopo il voto. Dopo il voto, ossia, cominciavano estenuanti trattative per formare alleanze, nel corso delle quali i programmi presentati agli elettori venivano riveduti, corretti e perfino sconvolti dall’inevitabile mediazione, e i governi e i presidenti del Consiglio erano decisi soltanto a conclusioni di tali trattative. Il popolo stava a guardare. Aveva votato, ma la sua volontà sovrana si era limitata a fare una crocetta sulla scheda, non potendo andare oltre. Il resto lo faceva il Palazzo. Al popolo non era richiesto di più, poiché era considerato dalla intellighenzia politica praticamente incapace di intendere e di volere. Chi ha vissuto, come me, quegli anni, sa bene che cosa voglio dire. L’elettore contava meno che zero.

Con l’arrivo di Berlusconi e con la nuova legge elettorale n. 270 del 21 dicembre 2005, fortemente voluta dall’attuale maggioranza (e contrastata dall’opposizione), il popolo è chiamato per la prima volta a scegliere un programma e un presidente del Consiglio. Finalmente il popolo può esercitare la sua sovranità. Non era mai successo prima. Si era fatto in modo nella prima Repubblica di interpretare la Costituzione come se il Parlamento potesse fare a meno delle indicazioni del popolo, e potesse quindi agire senza alcun collegamento con esso. Scalfaro, uno dei più ostinati sostenitori della prima Repubblica, portò, a difesa dello scollamento tra Parlamento e cittadini elettori, l’art. 67 della Costituzione, nato per altri motivi legati a singoli parlamentari. Questo articolo lo si applicò ad un organo collettivo come il Parlamento. Così che, grazie alle acrobazie interpretative date all’art.67 da certi arruffoni costituzionalisti non solo il singolo parlamentare, ma tutti i parlamentari, ossia l’intero Parlamento, poteva impunemente tagliare i ponti con i cittadini. Mai interpretazione fu più sbagliata e vile. Oltre che oltraggiosa. Praticamente era sancito, con una tale raccapricciante interpretazione, che il popolo era solo un branco di pecore che doveva sottostare e subire i capricci del Parlamento. Altro che sovranità popolare! Dalla sovranità riconosciutagli dalla Costituzione, il popolo era stato fatto precipitare, con una manovra di palazzo, nella posizione infima di vassallaggio rispetto al Parlamento.
Non vi è chi non veda che questa non è altro che aberrazione. Vilipendio della sovranità. Raggiro. Truffa.

Con la legge del 2005, voluta da Berlusconi, il popolo riacquista dunque la sua dignità. Sceglie i programmi che gli vengono sottoposti nella campagna elettorale, indica le maggioranze e pure il presidente del Consiglio che dovrà governarlo per i cinque anni di legislatura.

Sembrava tutto fatto. Il popolo poteva dirsi contento. Ma no. Ecco di nuovo farsi avanti gli uomini della prima Repubblica, intenzionati a riguadagnare i privilegi perduti, secondo i quali uomini il popolo deve tornare ad essere pecorone e non pretendere di imporre programmi e governi al Paese.   Il Paese – secondo costoro – non lo può rappresentare il popolo, ma il Parlamento. È il Parlamento che decide che cosa sia il bene del popolo. Un Parlamento funzionante allo stesso modo in cui un tempo agivano le monarchie illuminate. Il popolo una massa di imbecilli da utilizzare solo per mettere una crocetta sulla scheda, e poi via a rinchiudersi nella stalla, mentre gli illuminati reggitori italici (in realtà: i soliti mestatori della politica) corrono ad arricchirsi. Alcuni nomi di questi illuminati che vorrebbero rinchiudere di nuovo il popolo nella stalla: Bersani, Fini, Rutelli, Casini, con i loro eserciti di parlamentari ben pagati.

Oggi è questa la partita che si sta giocando. Berlusconi rappresenta il nuovo, il difensore della sovranità popolare, i suoi avversari rappresentano la restaurazione di una specie di monarchia assoluta, dove monarchia sta per il nostro Parlamento considerato organo sovrano, del tutto scollegato, nell’esercizio dei suoi poteri, dal popolo. Questi poteri il Parlamento li può esercitare, ossia, in sintonia con il popolo, ma anche contro il popolo, a suo arbitrio. Insomma, un usurpatore della sovranità che non può che appartenere solo e unicamente al popolo. La Costituzione non parla mai di sovranità del Parlamento. Il Parlamento è un organo delegato ad esercitare la sovranità popolare nel rispetto delle scelte fatte dagli elettori. Non è mai ammissibile un contrasto tra Parlamento e volontà popolare espressa con il voto. Ove sopravvenisse, non può che prevalere l’unica sovranità che la Costituzione espressamente riconosce: quella del popolo.

Ma, come succede a tutti i grandi innovatori, Berlusconi è stato fatto oggetto di ogni attacco che consentisse di mettere in ombra questo suo progetto, e facesse risaltare invece i suoi vizi personali e suoi presunti reati. Non vi è chi non veda che questa manovra è riuscita per buona parte, e l’aspetto innovativo introdotto da Berlusconi (una riscossa dei diritti del popolo) è stato messo in sordina. Berlusconi non riesce a far sentire la sua voce. In questi giorni addirittura si cerca di ridurre al silenzio coloro che la pensano come lui, a partire da Vittorio Feltri, Maurizio Belpietro, Alessandro Sallusti, Augusto Minzolini ed altri coraggiosi che si sono resi conto del pericolo che corre il Paese se Berlusconi verrà travolto.

Berlusconi però non si arrende, e se la sua sarà la battaglia di Austerlitz, dovremo ricordarci della sua ostinazione e del suo coraggio. Soprattutto in queste ore in cui già l’opposizione sta festeggiando quello che ipocritamente ha denominato il 25 aprile, mentre è vero il contrario. Ossia, se Berlusconi sarà sconfitto noi avremo in Italia un’alleanza perniciosa tra fascismo rosso e fascismo nero. Ciò che sciaguratamente ci si appresta a celebrare in anticipo nella trasmissione di lunedì prossimo di Fabio Fazio, Vieni via con me, in cui Pierluigi Bersani e Gianfranco Fini sono stati chiamati a tagliare il nastro di partenza della restaurazione e del ritorno dei cittadini alla dimensione prona di popolo pecorone.
Chi guarderà lunedì la trasmissione rifletta su cosa si sta celebrando, prima di applaudire. Perché la vittima di quel disegno sarà proprio lui, il cittadino, l’elettore, il popolo svuotato della sua sovranità.

Berlusconi ha fatto un’altra mossa a suo vantaggio e l’opposizione è stata presa in contropiede, annaspa, si è resa conto di aver commesso negli ultimi giorni molti errori (sottolineati nei miei precedenti articoli), forse addirittura esiziali, che Berlusconi sta capitalizzando in fretta. Ieri Berlusconi ha scritto ai presidenti del Senato e della Camera, assicurando che porrà la fiducia ma solo dopo l’approvazione della finanziaria, e si presenterà in entrambe le aule a cominciare dal Senato.

Che la mossa sia stata vincente, lo ha dimostrato la dichiarazione di Napolitano che non ha potuto esimersi dal mostrare la sua soddisfazione e dunque la sua approvazione.
Con una sola mossa, Berlusconi ha neutralizzato Napolitano e ha messo in difficoltà il Pd, bloccato nella sua corsa verso la sfiducia alla Camera. Bersani non ha potuto che prenderne atto e consolarsi con una dichiarazione di assenso, alla quale ha aggiunto solo una minuscola e ridicola riserva: Però Berlusconi deve stare attento a non fare la melina.

Povero Bersani. Non ha ancora capito, come non l’ha capito Fini, che ora la finanziaria (o legge di stabilità) correrà in fretta e troverà molto meno ostacoli, essendo tutti interessati, per opposte ragioni, alla sua rapida approvazione. Solleverà così il governo dal peso di discussioni ed emendamenti faraonici. Una strada spianata, dunque.

Una volta ultimata tanto alla Camera che al Senato la discussione della legge finanziaria o di stabilità il governo si presenterà alla prova della fiducia.
Non è chi non veda che, grazie ai posti che si libereranno lunedì, abbandonati dall’Mpa e dal Fli, Berlusconi avrà modo di accontentare qualche senatore con il mal di pancia ed assicurarsi al Senato una maggioranza ancora più facile del previsto. Per questo Dario Franceschini s’è messo a sbraitare (a vuoto, naturalmente) pretendendo che Berlusconi si presenti prima alla Camera.

Infatti, se il Senato darà la fiducia, il governicchio è scongiurato, e la sfiducia della Camera (se si avrà il coraggio di approvarla) segnerà l’avvio della corsa verso le elezioni anticipate di primavera.

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“Favori mafiosi” di Davide Giacalone. Qui. Da cui estraggo:

“Ora sappiamo, perché ce lo ha detto il ministro della giustizia dell’epoca, Giovanni Conso, che la mafia ottenne l’importante risultato di far ritirare il regime del 41 bis (carcere duro e impedimento ad ogni comunicazione) per 140 dei suoi uomini. Solo che eravamo del 1993 e governava Giuliano Amato.”

“L’exit strategy della Lega: Silvio bis o il voto” di Francesco Cramer. Qui.

“Il patto scellerato Fini, Rutelli e Casini” di Alessandro Sallusti. Qui.

“I ribaltonisti temono le urne perché sarebbero funerarie” di Massimiliano Parente. Qui.

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“La mossa di Berlusconi: “O resto io o si va alle elezioni” di Amedeo La Mattina. Qui. Da cui estraggo:

“Insomma, con la sua lettera a Fini e Schifani preannunciata e concordata con il Quirinale, Berlusconi ha disinnescato l’operazione dei nemici e si lancia verso le urne. Chi è andato a trovarlo a Palazzo Grazioli, come Micchichè, lo ha trovato «molto carico e tonico, pronto alla campagna elettorale ». Convinto di vincere di nuovo. Intanto nessun passo indietro, nessun Berlusconi-bis, nessun passaggio di mano ad altri esponenti del centrodestra. «Fini dovrà votare in diretta televisiva la sfiducia contro di me e a braccetto di Bersani, D’Alema e Di Pietro. Dovrà metterci la faccia e poi vedremo quali armi conserva nel suo arsenale ».”


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13 Comments

  1. Commento by D'Asdia Norma — 14 Novembre 2010 @ 09:34

    Caro Bartolomeo,

    la seguo sempre con interesse, condividendo spessissimo le sue   opinioni,  ma   cerchiamo di paragonare il paragonabile: Casanova e Berlusconi   non hanno nulla in comune.

    Detto cio’ e   per farla corta e breve, secondo la mia modesta opinione, ritengo che    la forza di Berlusconi   sia in primo luogo (e checchè se ne dica) il suo  carisma ed il suo aver capito     che oggigiorno un Paese non si puo’ più governare    come nei decenni passati,  ma si si deve gestire  come una grande azienda   e lui ne ha le capacità.

     

    Allora speriamo che gli italiani facciano la buona scelta, nel caso contrario sarebbe  esattamente come quando  : …mori Sansone con tutti i filistei ….

     

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 14 Novembre 2010 @ 09:45

    La ringrazio dell’attenzione. Certe immagini e certi paragoni, a volte, sono necessari, per far capire meglio, anche se forzati.

  3. Commento by Mario Di Monaco — 14 Novembre 2010 @ 11:14

    La voglia dei tanti maneggioni e affaristi di ritornare al regime della prima repubblica – dove la partitocrazia per lungo tempo ha esautorato il popolo della sua sovranità, consentendo ad essi di prosperare attingendo a piene mani alle risorse pubbliche – sta producendo una guerra spietata senza prigionieri in cui si deve uccidere per non essere uccisi.

    La posta in gioco è altissima. Bisogna eliminare Berlusconi che ha avuto il grave torto di aver fatto provare ai cittadini l’esperienza di essere i reali protagonisti delle scelte del proprio futuro e, al tempo stesso, convincere il popolo pecorone, con massicce operazioni di propaganda mediatica, ad accettare supinamente di rinunciare al proprio ruolo.

  4. Commento by Simone — 15 Novembre 2010 @ 00:04

    certo …. è la mamma ha fatto gli gnocchi!

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 15 Novembre 2010 @ 00:47

    Chiamami quando ha fatto i tortelli.

  6. Commento by Simone — 16 Novembre 2010 @ 00:11

    Berlusconi ha avuto tutto il tempo che voleva per fare l’innovatore ma non ha innovato niente … anzi.

    L’uomo più ricco e più potente di un paese non potrà certo cambiare le regole che lo fanno arrivare primo. Per questo non farà alcuna riforma di rilievo, soprattutto economica. Chi arriva prima non cambia le regole del gioco!

    Se non si è capito dopo 16 anni non si capisce più.

    :idea:

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Novembre 2010 @ 01:23

    Devi ringraziare la provvidenza che a governare questa fase difficile dell’economia mondiale ci sia stato il governo Berlusconi.
    Se ancora non lo hai capito, per capirlo non ti basteranno più nemmeno i 16 anni trascorsi, ma ti ce ne vorranno almeno altrettanti.

  8. Commento by Simone — 16 Novembre 2010 @ 12:11

    Ho una conoscenza delle materie economiche tale da sapere che non è così.

    Di Lui rimarrà solo la patente a punti.

    Guardati bene il PIL e rapporto deficit/PIL degli ultimi 16 anni anno per anno e poi parliamone.

  9. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Novembre 2010 @ 14:25

    Ho fatto il direttore di banca. Un po’ di economia la mastico anch’io.

  10. Commento by Simone — 16 Novembre 2010 @ 15:06

    Benissimo, allora dimmi cosa ha fatto la spesa pubblica e quindi i deficit durante gli anni di Berlusconi e Tremonti. Oppure spiegami la bella idea che avevavo avuto di utilizzare le case di proprietà per avere fidi in banca e poter spendere e quindi aumentare i consumi. Quella proposta che fu ventilata all’inizio della scalata non puoi averlo persa. Immaginati un po’ cosa sarebbe successo oggi se quella proposta fosse veramente andata in porto.

  11. Commento by Simone — 16 Novembre 2010 @ 15:08

    oppure ricorderai quando Berlusconi a Ballarò, davanti a milioni di italiani, promise che avrebbe portato il rapporto debito/Pil sotto il 100%! Peccato che nello stesso anno passò dal 104 a 108%.

  12. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 16 Novembre 2010 @ 18:52

    Mi devi scusare, Simone, ma non ho tempo per entrare nei dettagli.
    Dico solo che devi ringraziare la provvidenza che a governarci in questi anni ci sia stato il governo Berlusconi.

    Oltre a scrivere di politica, ho da gestire una rivista letteraria e tre siti web. Oltre che letture di alcuni romanzi per il mio libro di saggi letterari che deve uscire nel 2011.
    Ciascuno resti delle sue idee. Parleranno gli elettori, a questo punto. Quello che diciamo tu ed io a questo punto non cambierà le cose.

  13. Commento by Simone — 16 Novembre 2010 @ 19:08

    E con questo hai detto tutto! Tu intanto ringrazia la previdenza perchè per gli elettori dovrai ancora aspettare. Comunque il popolo tra Gesù e Barabba scelse Barabba, democraticamente.

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