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PITTURA: I MAESTRI: Ore magiche di De Pisis

8 Maggio 2014

di Dino Buzzati
[dal ‚ÄúCorriere della Sera‚ÄĚ, sabato 12 luglio 1969]

Verona, luglio.

Duecentocinquanta dipinti, oltre cento disegni, tutte le cinquantotto litografie. Questa, che Licisco Magagnato ha al ¬≠lestito nel palazzo della Gran Guardia, √® la pi√Ļ vasta mostra che si sia mai vista di Filippo De Pisis. Un panorama che va dal 1914 quando il pittore ave ¬≠va diciott’anni, a un anno pri ¬≠ma della morte (1954) quando era ricoverato a Villa Fiorita; e che per la sua completezza √Ę‚ÄĒ se mai, √® fin troppo ricco, dando luogo a ripetizioni forse superflue √Ę‚ÄĒ offre una occa ¬≠sione unica per osservare in ogni aspetto lo straordinario fenomeno, per distinguere, per capire. Si inaugura domani, sa ¬≠bato, e rimarr√† aperta fino al 21 settembre.

IL REBUS DEI FALSI. √Ę‚ÄĒ Si pu√≤ dire che non esista casa della nostra borghesia, anche modestamente agiata, che non abbia il suo De Pisis, per lo pi√Ļ un vasetto di fiori. Quanto ha dipinto il maestro ferrarese? Gli specialisti, come appunto Magagnato √Ę‚ÄĒ che insieme con Manlio Malabotta, per le lito ¬≠grafie, e Sandro Zanotto per l’antologia letteraria ha fatto il magnifico catalogo √Ę‚ÄĒ o co ¬≠me Guido Ballo, autore della pi√Ļ poderosa opera monografi ¬≠ca (Edizioni lite, 1968), calco ¬≠lano la sua produzione, pro ¬≠verbialmente torrenziale, a non pi√Ļ di seimila quadri; a cui fa corona una speranzosa massa di circa diecimila falsi, alcu ¬≠ni dei quali di assai pregevole fattura. Tra il vero e il falso, purtroppo, il confine non pu√≤ essere sempre tracciato netta ¬≠mente neppure dai competentissimi. Si sa infatti che, per pura bont√†, De Pisis qualche volta non rifiutasse la firma, e magari qualche ritocco, a qua ¬≠dri eseguiti da giovani amici. E lui stesso talora non era in grado di formulare una sicura diagnosi. Nella galleria di Car ¬≠lo Cardazzo una volta trov√≤ un suo mazzo di fiori. ¬ę Bello, bellissimo √Ę‚ÄĒ esclam√≤, spirito ¬≠samente immodesto. √Ę‚ÄĒ Per√≤ confesso che non mi ricordo di averlo dipinto ¬Ľ. Ed era pi√Ļ che genuino. Sempre a Vene ¬≠zia, il pittore Domenico Varagnolo, che poi non ne fece mi ¬≠stero, scommise con alcuni amici increduli che sarebbe stato capace di fare un De Pi ¬≠sis cos√¨ attendibile che l’arti ¬≠sta l’avrebbe firmato volentieri. Era un mazzetto di fiori di campo con una scatola di fiam ¬≠miferi e una campanella. Co ¬≠me lo vide, ¬ę Nessuno spero negher√† che sia un bel quadro √Ę‚ÄĒ fece, compiaciuto, De Pi ¬≠sis √Ę‚ÄĒ. La si sente suonare quel ¬≠la campanella! ¬Ľ e, convintissi ¬≠mo, mise la firma.

IN RIALZO. √Ę‚ÄĒ Questo pa ¬≠sticcio dei falsi, in certi casi inestricabile, ha il suo riflesso sul mercato dove, relativamen ¬≠te, le quotazioni di De Pisis non hanno compiuto il folle volo che ha portato alle stelle, e chiss√† dove condurr√†, vari altri pittori pur meno famosi. Ma recentemente hanno fatto un notevole balzo. Mi diceva Magagnato che, iniziando l’an ¬≠no passato il lavoro per questa mostra, aveva calcolato a cir ¬≠ca un miliardo l’assicurazione complessiva. Sei mesi fa ha do ¬≠vuto portarla a due miliardi. Le quotazioni che fino a poco prima oscillavano dai tre ai sei milioni (per opere di una certa importanza si intende), erano salite rapidamente al comprensorio tra i sei e i do ¬≠dici. Ed √® probabile che questa stessa mostra veronese, richia ¬≠mando l’interesse anche di mol ¬≠ti collezionisti e critici stra ¬≠nieri, contribuir√† a un altro scatto in su.

METAFISICO? √Ę‚ÄĒ A me, e ad altri che come me l’hanno gi√† vista, la mostra ha chiari ¬≠to alcune idee. Per esempio il problema della cosiddetta ¬ę com ¬≠ponente metafisica ¬Ľ, sostenuta intensamente da Guido Ballo. In senso stretto √Ę‚ÄĒ se non sba ¬≠glio √Ę‚ÄĒ pittura metafisica si ha quando un soggetto √® rap ¬≠presentato veristicamente ma con una arcana trasfigurazione per cui emana un sentimento di mistero, di inquietudine, di attesa, di sospensione, quasi contenesse un segreto. E fra le caratteristiche formali di tali opere, due sono tipiche: primo, la precisione, quasi pedantesca, quasi burocratica, con cui la cosa √® descritta; secondo, la immobilit√† assoluta (immobili sono i trenini, laggi√Ļ, nelle piazze d’Italia di De Chirico, immobili perfino gli sbuffi di fumo, quasi congelati da un sortilegio).

Ora √® indubbio che De Pisis, frequentando nel 1916 De Chi ¬≠rico, Savinio e Carr√†, abbia sen ¬≠tito intensamente il fascino del ¬≠l’atmosfera metafisica e abbia sperato di realizzarla a sua vol ¬≠ta. Ma il suo linguaggio natu ¬≠rale non era propizio. Tra l’al ¬≠tro, un suo carattere, inconci ¬≠liabile col metafisico, √® il mo ¬≠vimento, la vibrazione di vita, quel perpetuum mobile per cui le cose da lui dipinte non co ¬≠noscono la stasi, l’immota at ¬≠tesa, l’estasi pietrificata. Le sue tele pi√Ļ personali e ispirate so ¬≠no percorse da fremiti, raffiche di vento, squilli di tromba, con ¬≠fuse grida, squittii, schioppet ¬≠tate, clacson, tonfi d’acqua, mu ¬≠siche, crepitii, sbattimenti d’ali, le nubi fluttuano e si rompono, gli uccelli attraversano il cielo, le vele si spostano, il mare pal ¬≠pita, le ombre vanno e vengo ¬≠no. Pu√≤ essere metafisico que ¬≠sto?

LA CARICA FANTASTICA. √Ę‚ÄĒ Il fatto √® che, come il termine surrealismo √® stato allargato, da Breton stesso, a fenomeni che, secondo un criterio di ri ¬≠gorosa ortodossia, gli sarebbe ¬≠ro stati affatto estranei, cos√¨ √® lecito intendere l’arte metafisi ¬≠ca in senso pi√Ļ lato, De Pisis medesimo del resto la concepi ¬≠va (pag. 85 del catalogo) come sinonimo di pura e semplice poesia. E a Guido Ballo si fi ¬≠nisce cos√¨ per dar ragione. Ma forse pi√Ļ appropriato di meta ¬≠fisico, il termine ¬ę magico ¬Ľ.

La sua grandezza, secondo me, sta infatti nel rappresen ¬≠tarci il mondo non come appare ai nostri occhi, ma come lo ricorderemo. Lo stesso Mauriac, citato da Magagnato, di ¬≠ceva che il mare e le spiagge, nei migliori quadri di De Pi ¬≠sis, ¬ę Sono reali come i ricor ¬≠di ¬Ľ. Dalle cose che gli stavano dinanzi, egli riusciva a estrarre importanti succhi poetici, non gi√† con un procedimento im ¬≠pressionistico bens√¨ attraverso una elaborazione pi√Ļ filtrata e complessa.

Altro che impressionista. La giusta definizione, se mai, √® pit ¬≠tore fantastico. L√† dove que ¬≠sto suo dono si esplica meno, dove la trasfigurazione non si compie, e la realt√† risulta pi√Ļ ferma e consueta (vedi il pri ¬≠mo periodo romano, la maggior parte dei ritratti, la maggior parte dei disegni di figura) il livello √® nettamente inferiore.

Si vedano invece certe vedute di citt√† che mi sembrano tra i suoi capolavori in senso assolu ¬≠to (per esempio il Ponte sulla Senna n. 70, il Lungosenna agli Invalidi n. 90, il Passaggio del ¬≠l’Od√®on n. 136, la Londra col Big Ben n. 160, il Pont Neuf a Parigi n. 171, le due Piazze San Marco n. 216 e adiacente), al ¬≠cune lievitanti e levitanti natu ¬≠re morte come i numeri 37, 44, 51, 73, 86, 117, 99, 111, 192, e la miracolosa ¬ę Penna sulla spiag ¬≠gia ¬Ľ dove, emergendo d’improv ¬≠viso dalla fatale dissoluzione della malattia mentale, l’artista ritrova ad un tratto l’estro, il genio, la forza degli anni felici.

IL SEGRETO. √Ę‚ÄĒ Ecco come egli arriva al mistero e alla ma ¬≠g√¨a. Le spiagge, le cose, gli uo ¬≠mini, le strade, i palazzi non hanno la finitezza e consistenza della realt√†, ci riappaiono in ¬≠tensi, inconfondibili e vivi, per√≤ coi contorni vaghi, rotti, sfran ¬≠giati, senza ombre nette, come nel regno della memoria e dei sogni. Il mistero qui non √® il subdolo e minaccioso incante ¬≠simo delle muse inquietanti, √® lo stesso mistero della vita, an ¬≠che nelle sue espressioni pi√Ļ esteriori, aperte e teatrali; ed √® anche il mistero della perenne agitazione, di anno in anno pi√Ļ intensa, pur nelle stagioni ric ¬≠che e fortunate, pur in mezzo alle pi√Ļ liete, care e stimolanti compagnie, che dentro di lui fermentava, e mirabilmente si traduceva sulle tele in quella febbre, carica elettrica, incoer ¬≠cibili fremiti, scatti, brulich√¨o di luci, case, alberi e creature viventi, gibigianne, tic, ammic ¬≠camenti, sussulti, convulso rit ¬≠mo, nembi, fantasmi. Quasi che, lui cercando di fare suo il mon ¬≠do, il mondo gli sfuggisse, sbri ¬≠ciolandosi tra le mani in un pul ¬≠lulare frenetico di frammenti, guizzi, schegge, e le sue mani riuscissero s√¨ a tenere quei pre ¬≠ziosi lembi della vita ma, vitto ¬≠rioso, lui alla fine ne restasse fuori, escluso, irrimediabilmen ¬≠te solo (come tutti i veri artisti, del resto).


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