Segantini: che beati strafalcioni

di Franco Russoli
[dal “Corriere della Sera”, domenica 5 aprile 1970]

La recente pubblicazione degli « Archivi del Divisionismo », a cura di For ­tunato Bellonzi e di Tere ­sa Fiori, e la bella mostra del divisionismo italiano, aperta alla Società Perma ­nente di Milano in via Tu ­rati, hanno ridestato l’anti ­ca passione di raccoglitore e preciso, acuto commenta ­tore di epistolari di artisti, che non è il minor titolo di studioso e di critico di Lamberto Vitali. Alla sua opera, ormai classica, sul ­le Lettere dei Macchiaioli, egli ha fatto ora seguire, quale contributo in margi ­ne, un volumetto, edito da par suo da Vanni Scheiwiller « All’insegna del Pesce d’oro », nel quale pubblica venticinque lettere di Gio ­vanni Segantini.

L’interesse del contribu ­to non consiste in una ri ­velazione di « inediti », per ­ché, nello stretto significa ­to del termine, di inediti non si tratta. Ma nel fatto che queste lettere sono pub ­blicate insieme per la pri ­ma volta nella loro reda ­zione originale, la quale talmente si diversifica dal ­le stesure emendate, muti ­le e tradotte e tradite in una banale trascrizione «in italiano corretto », prece ­dentemente rese note, che veramente ne risulta un Segantini « inedito ».

Nella bella introduzione, Vitali ripercorre le vicende di una polemica che oppo ­se gli scrittori della Voce (Slataper, Soffici, Prezzoli ­ni) ai figli di Segantini, Gottardo e Bianca, in oc ­casione della pubblicazio ­ne in Germania e in lin ­gua tedesca degli scritti del maestro. Vi entravano mo ­tivi politici e nazionalistici, ed era messo in discussio ­ne il criterio della scelta e della mutilazione dei te ­sti. Ma non era toccato il problema del rispetto della stesura originale delle let ­tere, e quindi dell’arbitra ­rietà della loro « messa in bella » nell’edizione italia ­na che seguì, nel 1910, a quella tedesca.

Lo fa ora benissimo Vi ­tali, notando come non si possa « correggere » alcun testo senza con ciò alterar ­ne il valore e il significa ­to: non si tratta di corret ­tezza archivistica, ma di comprensione storica e cri ­tica. E nota, ad esempio, come la edulcorata versio ­ne delle lettere data da Bianca Segantini e dagli altri editori dei testi, met ­tano in maggior risalto la incoltura e la confusione filosofica del maestro, che erano invece ampiamente riscattate dalla sua ecce ­zionale visione lirica e dal ­la qualità di adesione to ­tale, immediata, alla vita della natura, dalla sua il ­luminante presa di posses ­so del vero.

Ciò che emerge appieno dai testi rispettati nella lo ­ro versione originale, dalla forza aspra e intensa dei presunti « errori » di orto ­grafia e di sintassi: la pa ­rola e la frase hanno allo ­ra l’empito e il ritmo di una ricerca e di una sco ­perta di stile come spec ­chio dell’idea, della sensa ­zione e del sentimento.

Ma converrà lasciare una lettura critica del linguag ­gio di queste lettere agli amici addetti ai lavori, co ­me Contini o Isella. Limi ­tiamoci a trascriverne una, ad esempio della solenne e appassionata poesia e moralità dei pittore di Arco.

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« E’ ARRIVATA PRIMAVERA »

A Neera (Anna Radius Zuccari, scrittrice).

Savognino 8-4-93.

Gentilissima Signora Neera.

Li ho letti i suoi Racconti. Belli: bellissimi per il mio gusto li ultimi due.

La ringrazio ho Signora, di ricordare un sepolto vivo. Di neve ne è caduta quest’inverno In grande abbondanza: ma ormai la divina e per qui sempre tarda Primavera è arrivata e anche que ­st’anno si è compiaciuta di battere la sua magica verga sul sepolcro della natura, e la natura obbidiente alle sue leggi si è scossa: la neve e il ghiaccio che la ricopriva ando a fiume, lasciando a nudo la livida superficie del terreno, che si decompone per dar forza a nuova vita. E già si vede i fili derba dun verde tenero alzare i piccoli stecchi dissecati o spuntare infra la peluria muffosa, e qua e la lumile margherita da locchio giallo e dai candidi merletti. E nei boschi scheletriti li uccelli cantono, e allegramente lavorano a portare nel becco fili e paliuzze per costruirsi il nido. Ecco come qui comincia la primavera: e prima che la lodola sinnalza nello spazio a gorgheggiare la sua estasiante melodia, pasera ancora un lungo mese. Ma alora o signora que ­sta selvaggia natura è bella, bella nella sua giovi ­nezza profumata di mammole e di rose canine, e per gli aromi forti dei boschi resinosi. E’ in que ­sto tempo che la mia anima sinnalza solitaria a scru ­tare l’estetica, intanto che l’occhio sì assorbe nella contemplazione azzurra del celo e poi si abbassa nei candori delle cime nevose. Vede il bianco e sen ­te lazzurro poi discende al grigio delle rocce, per riposarsi nel verde che lo circonda.

La saluto e mi creda suo devotissimo amico.

  1. SEGANTINI

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« LARTE E’ MULTO DIFICILE »

A Vittore Grubicv de Dragon.

(Carella) 1/21 82.

Caro Vittore.

Al posto della Neve, trovo le Viole e le farfale, non importa il quadro della neve lavrai losteso aco ­sto di arampicare sui Monti, ti voglio parlare un poco d’arte.

Ah Larte è multo dificile quando si tiene per punto di vista che il disegnio è pane il colore è car ­ne, queste due sostanze non costituiscono che il pitore.

Ma Lartista dev’esere un individualità distinta e originale caraterizata e improntata del proprio sen ­timento coi mezi più semplici della natura, perdo ­nami della noia che to recato.

mi racomando Alberto

tuo SEGANTINI

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