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Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

PITTURA: I quadri di Mauro Cristofani

7 Giugno 2011

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Non ero mai andato a vedere una mostra di pittura dell’amico carissimo Mauro Cristofani, di cui i lettori di Parliamone possono ammirare la stupenda Galleria. Colpa della mia disgraziata pigrizia. Ma questa volta capitava a pochi chilometri da casa mia. Uno sforzo possibile. In più sollecitato da mia moglie che, come me,  è una ammiratrice dell’artista.

La mostra, che si è chiusa il 29 maggio, si teneva a Vicopisano, borgo antico che conserva le tracce di una nobiltà che la pose nei secoli, in quel territorio,  seconda solo a Pisa.
Mai mi sarei immaginato che il viaggio intrapreso per godermi l’arte di Mauro, mi riservasse un’altra meravigliosa sorpresa. Datami proprio dall’antico borgo. Domina sul paese, eretta su di una piccola altura, la fortezza costruita nel XV secolo nientemeno che da Filippo Brunelleschi, l’architetto che ci ha donato la famosa cupola del Duomo di Firenze.

Brunelleschi fu anche, come del resto Leonardo da Vinci, ingegnere militare, e qui a Vicopisano se ne può ammirare la valentia. La fortezza, prima trascurata, ora ferve di lavori di restauro tesi a darle l’antico splendore. Merito di tutto ciò va dato al Gruppo culturale “Ippolito Rosellini” e al suo presidente, prof. Giovanni Fascetti.

È stato lui a introdurre me e mia moglie nella storia affascinante di questo borgo, stretto ai fianchi dall’Arno e dal Serchio, e a guidarci nella visita alla fortezza. Un vero gioiello, che ha conservato intatte le caratteristiche militari dell’epoca.

Due le sorprese rinvenute nell’archivio-museo sapientemente conservato.

La prima riguarda la ghigliottina, così chiamata dal nome di colui che viene considerato il suo inventore, Joseph Ignace Guillotin (1738 – 1814).
In realtà, lo stesso Guillotin negava di esserne l’inventore, affermando di essere solo il perfezionatore di questo strumento di morte.
La storia ci dice infatti che la ghigliottina preesisteva a Guillotin e una prova la troviamo proprio nel libro contabile del Vicariato di Vicopisano, in una pagina del 1600, dove compare il disegno della ghigliottina.

L’altra sorpresa è il tribolo, un piccolo strumento a tre punte che veniva lanciato dagli archibugieri contro i nemici dopo averlo intriso di sterco di animali, specie di cavalli. Qualcuno aveva scoperto che lo sterco di animali provocava il tetano in chi veniva colpito. Così si può datare il primo uso delle armi chimiche a quei lontani secoli.

Per la verità c’è anche una terza sorpresa, del tutto personale, che colma una delle mie molte lacune. E la devo alla cultura e alla perspicacia analitica del prof. Fascetti, un vero trascinatore e appassionato, nonché studioso assiduo del territorio, radiografato nella sua storia e geografia attraverso i suoi libri.

C’è un quadro di Paolo Uccello, “San Giorgio e il drago”, conservato alla National Gallery di Londra (ve n’è un altro con lo stesso titolo conservato a Parigi), in cui San Giorgio colpisce il drago. Ebbene, sullo sfondo appare nientemeno che la fortezza di Vicopisano, ma non solo: la lancia di San Giorgio è perfettamente parallela alla muraglia della fortezza, quella che oggi è in corso di restauro. Tutto ciò a testimonianza della sua fama.

Resistette ad un assedio di oltre otto mesi delle truppe fiorentine guidate dal crudele Vitelli, il quale, una volta conquistata la fortezza, fece tagliare le mani ai prigionieri vinti.

Ma tutto questo percorso affascinante non poteva avere un inizio qualunque. Doveva avviarsi con qualcosa che s’intonasse alle meraviglie che il visitatore avrebbe scoperte.

E così lo stesso Fascetti ha pensato di invitare Mauro Cristofani ad allestire una mostra di suoi quadri. Sono in tutto forse una quindicina, alcuni sono copie essendo stati gli originali   acquistati da collezionisti privati.

Si resta col fiato sospeso. La pittura di Cristofani che sembra   rifarsi ad alcuni maestri del passato, come e soprattutto Aubrey Beardsley (1872 – 1898), ma anche Gustav Klimt (1862 – 1918), l’autore del famoso “Il bacio”, in realtà è una pittura tutta sua, il cui stile rispecchia perfettamente la sua personalità.

Cristofani è persona raffinata, dotato di una sensibilità ragguardevole, capace di parlare all’anima di chiunque. Chi, come me, ha potuto conversare a lungo con lui, ha imparato ad apprezzarne le doti singolari. Schivo, più amante della solitudine che del chiacchiericcio, se hai la fortuna di ottenere il dono della sua amicizia, Cristofani è pronto a donare tutto se stesso. E allora scopri la sua cultura e la sua ricchezza interiore.

Non per niente Mauro sa anche scrivere con la stessa sapienza e raffinatezza presenti nei suoi quadri. Nulla in lui, e uscito da lui, è mai banale.
Chi segue i suoi racconti sulla rivista Parliamone avrà imparato ad apprezzarlo come un maestro.

Cristofani non ha nulla a che spartire con Beardsley che nemmeno conosceva, se non al momento che qualcuno gliene parlò per accostarlo a lui. La pittura sgorga dalla sua naturale, spontanea intimità. I suoi colori e le sue suggestive invenzioni figurative sono talmente originali ed intense che casomai si dovrà dire che egli ha raggiunto un livello altissimo nella rappresentazione di figure e colori, la cui simbiosi, nonché complessità, saranno difficili da superare.

Qualcuno ha già scritto che nella sua ispirazione Eros e Thanatos si combattono per imporre l’uno la supremazia sull’altro. In realtà, essi si fondono in unico respiro, il solo che, secondo l’artista, può dare senso alla vita.

Cristofani è uno dei pochi che riesce a fondere armoniosamente la delicatezza del sentimento individuale con l’esplosione cosmogonica di esso. La natura e il paesaggio non sono mai neutri osservatori, ma sono attratti dalla forte intimità delle figure, fino al punto di amalgamarvisi in una compiuta ed omogenea espressione.

Uno degli esempi, presenti alla mostra, si ha nel quadro “La solitudine dell’infinito”. Si vede un uomo solitario seduto sulla cima di una collina, che sembra interrogarsi, smarrito e triste. Sopra di lui un firmamento di stelle; anzi una esplosione di stelle, che altro non è che il simbolo di una vastità e di un infinito che stanno dentro il cuore dell’uomo.

Difficile davanti ai quadri dell’artista non essere colti dai molti interrogativi esistenziali. Se Eros muove la vita e allo stesso tempo compulsivamente l’avvia alla consunzione, Thanatos sta lì, nascosto o in vista, sotterraneo o arrogante, pronto a trasformarla in devastazione, non tanto fisica quanto morale e intellettuale. Vita e morte procedono guardinghe l’una dell’altra e non si riesce mai a sapere chi delle due prevarrà. Il mistero è la sola risposta che si riceve dai quadri di Cristofani. Ossia, vi si esprime una lotta che non ha scontato il suo esito finale. Poiché Cristofani non si pone mai la domanda di come finirà il nostro cammino, bensì si interroga e affronta il mistero non per risolverlo, ma per viverlo intensamente.

Direi che i suoi gatti, un po’ furbi e un po’ sornioni, sono la rappresentazione più efficace e artisticamente rilevante di questa vitalità intessuta di raffinatezza e di voglia di vivere. Con i gatti l’artista rifiuta la morte. Con i colori dei gatti, dal manto sempre fantastico e straordinario, Cristofani risponde a modo suo ai tentativi di Thanatos di sorprenderci, di aggredirci e di graffiarci.

La risposta è la smagliante simbologia che i gatti rappresentano, orgogliosa di sé, che non si nasconde ma astutamente si esibisce come per una sfida.

Alle tele dove Eros e Thanatos si affrontano tenacemente per poi congiungersi nello smarrimento e nella malinconia, condizione immutabile, ossessiva ed eterna della vita, l’artista risponde con la esuberante rotondità e carnosità dei gatti, i cui sguardi maliziosi, i cui colori variegati e luminosi, suggeriscono un epilogo diverso e migliore della nostra esistenza.

I gatti di Cristofani sono unici. Nessuno potrà mai imitarli. Non solo perché complessi nella loro fattura, ma perché nessuno vi potrà introdurre, negli occhi, nei colori, nella postura, quella gioia e quella malizia del vivere che ambiscono a superare la morte. Ciò che rappresenta la misura più ragguardevole dell’arte di questo pittore.


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1 commento

  1. Commento by franco stanisci — 10 Giugno 2012 @ 16:26

    Sono incappato casualmente nel sito a seguito di una ricerca piuttosto “larga” ma mi ha subito attratto l’argomento che ho trovato molto interessante ragion per cui ho letto ed ho apprezzato molto sia la forma descrittiva  sia il contenuto dello scritto. Complimenti a Mauro Cristofani per la bella espressione artistica.

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