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L’enigma D’Addario

30 Gennaio 2010

Le rivelazioni di Panorama, alle quali la rivista dedicherà ben due numeri (quindi –  come si dice – il settimanale diretto da Giorgio Mulè ci gioca la faccia), se saranno confermate dalla magistratura (che per il momento nega le indagini, ma si sa come vanno queste cose…) potrebbero davvero mettere a posto alcuni tasselli mancanti e far comprendere anche ai più ostinati e riottosi che cosa sta succedendo in Italia da quando Berlusconi decise di “scendere in campo”.

Se ne sono provate di tutte per sconfiggerlo, e meglio ancora: eliminarlo. L’attentato del 13 dicembre è ancora tutto da interpretare. Dire semplicemente che è la conseguenza di un clima politico esasperato, non mi convince ancora.

Spero che qualche magistrato serio (diverso dal pm Armando Spataro che si limita malignamente a verificare se Berlusconi ha detto il vero o il falso circa la gravità delle ferite riportate, al punto che certi giornali stranieri arrivano a scrivere che l’attentato è un bluff creato ad arte da Berlusconi stesso: qui), qualche magistrato di quelli che per fortuna ancora circolano per le aule giudiziarie e che hanno a cuore la giustizia, voglia fare degli approfondimenti  al fine di  verificare se l’aggressore fosse davvero un isolato o invece, cosciente o meno, strumento di un progetto criminale.

E’ ciò che sta facendo il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, per il caso della D’Addario, nel quale potrebbe essere ravvisato (come nell’agguato del 13 dicembre a Milano) il delitto di attentato contro gli organi costituzionali dello Stato, punito dall’articolo 289 del Codice penale.

Ieri,  Vincenzo Carbone, primo presidente della Cassazione, in occasione dell’inaugurazione a Roma del nuovo anno giudiziario, ha affermato, nel suo intervento, qui:

“che «desta perplessità » la partecipazione dei giudici ai talk show televisivi dove si ricostruiscono delitti alla «ricerca di una verità mediatica diversa da quella processuale. Carbone ricorda ai giudici che partecipano a queste trasmissioni di «ispirarsi sempre a criteri di equilibrio e misura, a pena di sanzioni disciplinari ».”

Un evidente  richiamo alla serietà delle indagini e alla loro riservatezza, che taluni magistrati    sembrano aver dimenticato.

Poco prima, sempre in occasione dell’inaugurazione a Roma del nuovo anno giudiziario,   il procuratore generale della Corte di Cassazione, Vitaliano Esposito,  aveva svolto nella sua relazione alcuni passaggi interessanti. Ne scelgo alcuni:

– “E’ necessario – ha ammonito il Capo dello Stato – che si fermi la spirale delle tensioni non solo tra le parti politiche ma tra le istituzioni. E ha ritenuto indispensabile che vi sia autocontrollo delle parti politiche nelle dichiarazioni pubbliche, e che quanti appartengono all’istituzione giudiziaria si attengano rigorosamente alla loro funzione.
Proprio a questo scopo la Procura generale già aveva ritenuto di sottolineare ai magistrati del pubblico ministero l’esigenza che la libertà di espressione non sia di pregiudizio per i diritti dei cittadini e per la credibilità del sistema giudiziario.” (pag. 4)

– “La pretesa punitiva dello Stato è vulnerata dall’intollerabile numero delle declaratorie di estinzione del reato per prescrizione.
Il diritto di noi tutti al giusto processo – all’accertamento della verità – non viene, quindi, tutelato, pur essendo questo il bene primario che in una società democratica deve essere salvaguardato.
L’imputato diventa vittima e la collettività paga i danni.” (pag. 5)

“Dalle relazioni si desume una piena consapevolezza della rilevanza dei nuovi e più incisivi poteri dei capi degli uffici requirenti non in un’ottica burocratica, bensì nella prospettiva di una loro finalizzazione all’uniforme e corretto esercizio dell’azione penale – in riferimento al problema centrale della discrezionalità di fatto, ravvisabile nelle scelte del pubblico ministero sulla priorità nella trattazione dei procedimenti e nella determinazione delle risorse umane e materiali che a ciascuno di essi vengono dedicate – e, quindi, ad assicurare correttezza, imparzialità e trasparenza all’attività del pubblico ministero.” (pag. 11)

– “Nel nostro Paese, purtroppo, ormai da tempo si parla di “irragionevole” durata del processo, che è all’origine di tante condanne dell’Italia da parte della CEDU con minaccia anche di espulsione dal Consiglio d’Europa.
Debbono essere, quindi, accolte con favore tutte le iniziative – ve ne sono state a livello parlamentare sia nell’attuale legislatura (d.d.l. n. 1880/S) che nella precedente (d.d.l. n. 878/S) – volte a contenere la durata del processo entro termini ragionevoli secondo i parametri indicati dalla Corte di Strasburgo.” (pag. 39) [Il decreto 1880 è quello attualmente in discussione e noto come “processo breve”]

Ha fatto bene, infine,  il ministro Alfano, applauditissimo, a far presente in quella autorevole sede che i magistrati sono soggetti alle leggi e le leggi le fa il parlamento, eletto dal popolo.

Torniamo al caso D’Addario. Il sospetto che qualcosa di losco fosse stato perpetrato ai danni di Berlusconi girava nell’aria già in quei giorni. Si era partiti da quelle foto pirata rubate all’intimità del premier da una distanza di un chilometro e mezzo, senza che nessuno (magistrato o giornalista) avesse fatto rilevare la violazione scandalosa della privacy. Su quelle foto ricordiamo il clamore sollevato e l’uso che ne è stato fatto nel mondo. I soliti italiani trinariciuti non si sono nemmeno domandati se in casa propria un cittadino – sia pure il presidente del Consiglio – abbia il diritto alla privacy e possa fare ciò che vuole, salvo che non commetta reati, e se dunque non si dovesse condannare non ciò che Berlusconi faceva in casa sua (e non in mezzo alla strada), bensì il fotografo che aveva commesso un reato.

Poi è arrivato il momento della bella D’Addario, descritta come una escort innocente, dedita al proprio mestiere per guadagnare qualche soldarello e permettersi una vita spumeggiante in ambienti altrimenti irraggiungibili. Oggi si scopre che ci sono molti conti correnti sparsi in giro per il mondo che fanno capo a lei. Si scopre che ha esportato in Qatar ben 1,5 milioni di euro. E questo è solo la punta dell’icesberg. Secondo Panorama, la notte trascorsa nel “lettone di Putin” non aveva solo lo scopo di incassare il prezzo non certo popolare della prestazione resa al premier, ma faceva parte di una trappola di cui lei era l’esca, finalizzata a coinvolgere Berlusconi in uno scandalo che, come le foto, avrebbe presto fatto il giro del mondo, prestandosi così agli strali dell’opposizione interna e a quelli dei giornali stranieri votati allo stesso scopo.

Se davvero, in questa operazione, come scrive Panorama, sono coinvolti magistrati, giornalisti e uomini politici, il procuratore capo Laudati dovrà ricordare le parole di ieri del procuratore generale della Cassazione, e soprattutto non dovrà farsi intimorire. Pressioni ci saranno, forse anche allusioni a possibili ritorsioni. Ma i cittadini hanno il diritto di sapere e di vedere smascherati coloro che, non da oggi, attentano alle Istituzioni, e rendono ingovernabile l’Italia.

Articoli correlati

“D’Addario, tutti i misteri del complotto” di Gian Marco Chiocci e Stefano Zurlo. Qui. Da cui estraggo:

“È quel che sottolinea Panorama in risposta alla smentita della Procura: «La direzione di Panorama ribadisce di aver svolto tutte le verifiche indispensabili prima di pubblicare l’articolo e di non aver avanzato autonomamente alcuna ipotesi limitandosi a riportare notizie raccolte a Bari. Notizie rispetto alle quali ha ricevuto autorevoli riscontri e conferme granitiche ». Non solo: «Si ribadisce che magistrati, politici e giornalisti compaiono a vario titolo nell’inchiesta così come autorevolmente riferito a Panorama ».”

“Così i servizi stranieri hanno reclutato Patrizia” di Stefano Zurlo. Qui.

“Patrizia ci riprova a Londra: attacco a Silvio via Bbc per le Regionali” di Andrea Morigi; e “Gli incontri di maggio” di Roberta Catania. Qui. Da quest’ultimo estraggo:

“Nessuno dei protagonisti di questa curiosa staffetta sarebbe al momento ufficialmente indagato, come ha chiarito ieri un comunicato della procura, ma a muoversi per i bar del centro del capoluogo pugliese, alla fine del maggio scorso (lo scoop del Corriere che dà voce alla escort è del 17 giugno 2009), sono proprio un politico, un magistrato, un avvocato, un giornalista e la “Patrizia nazionale”. Le caratteristiche dei presunti «burattinai », dunque, per i loro incarichi e le professioni che svolgono, ricalcano proprio le figure dell’affresco dipinto dal settimanale Mondadori, che ha ricostruito un «piano organizzato a tavolino per mettere alle corde » il Cavaliere.”

“Un complotto per la escort di Berlusconi?” Qui.

“E Berlusconi incassa i due sì” di Amedeo La Mattina. Qui.

“Ecco come il governatore della Campania riflette sul dopo-Pd “. Qui. Da cui estraggo queste parole di Antonio Bassolino:

“Si parla spesso di conflitto d’interessi, dell’opportunità o meno che un imprenditore faccia politica e di molto altro. Ma io credo che un giorno gli storici ricorderanno Berlusconi soprattutto per uno dei suoi grandi meriti: essere stato il fondatore del bipolarismo italiano e aver semplificato, in meglio, il sistema politico del paese. Che ci piaccia o no, il presidente del Consiglio è uno dei cardini del sistema democratico e dell’alternanza dell’Italia, e questo, anche nel nostro partito, dobbiamo iniziare a mettercelo in testa”.

“La telefonata sospetta tra l’imprenditore e Gianpi” di Antonio Massari. Qui.

“«Panorama »: un milione sui conti della D’Addario” Qui.

“Il complotto? Un castello di bugie piuttosto si cerchi la verità su quei furti” di Giuliano Foschini. Qui.

“La D’Addario non si ferma: Denuncio chi mi ha usata” di Cristiana Lodi. Qui.

“Usate Violenza sulla D’Addario, i pm indagano Patrizia “utilizzata per colpire” di Cristiana Lodi. Qui.


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11 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 30 Gennaio 2010 @ 09:24

    Qui il video dell’apertura Anno giudiziario 29.01.2010

  2. Commento by Ambra Biagioni — 30 Gennaio 2010 @ 09:28

    Perdonate l’errore sul post precedente.

    Ecco il link giusto

  3. Commento by Ambra Biagioni — 30 Gennaio 2010 @ 10:26

    Articoli correlati

    007 implicati

    Misteri

  4. Commento by Ambra Biagioni — 30 Gennaio 2010 @ 13:43

    Articoli correlati da Libero del 30/01/2010

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 30 Gennaio 2010 @ 14:22

    L’ultimo link, Ambra, non funziona.

  6. Commento by Ambra Biagioni — 30 Gennaio 2010 @ 14:30

    Riprovo

  7. Pingback by D'Addario indagata? La Procura smentisce | speciale in Liquida — 30 Gennaio 2010 @ 14:57

    […] L’enigma D’Addario IN EVIDENZA da: bartolomeodimonaco.it […]

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 30 Gennaio 2010 @ 15:50

    Ora è ok.

  9. Commento by Ambra Biagioni — 4 Febbraio 2010 @ 10:13

    Ultime da Libero

  10. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 4 Febbraio 2010 @ 10:59

    L’articolo de Il Fatto Quotidiano a cui Libero fa riferimento è qui.

  11. Commento by Ambra Biagioni — 5 Febbraio 2010 @ 18:13

    La pupa D’Addario e i pupari. Complotto in 3 mosse

    La procura di Bari ha individuato chi ha messo in circolazione e manipolato i verbali secretati della D’Addario. Poi sta scandagliando i conti della escort sui quali è stato trovato quasi 1 milione di euro. Alla fine punterà al terzo livello: quello della gestione della donna e della trappola politica   (continua)

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