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Quirinale e parlamento

15 Novembre 2012

È curioso leggere dello smisurato potere che si vorrebbe attribuire al presidente della Repubblica.
Alla minaccia del Pdl di togliere la fiducia al governo se non deciderà di accorpare elezioni regionali e elezioni politiche, il Pd, per bocca di Bersani, risponde:

«Quanto all’ipotesi di anticipare le elezioni politiche bisogna rispettare le prerogative del presidente della Repubblica e poi chi ha questa intenzione dovrebbe preoccuparsi di avere una nuova legge elettorale e non di fare polemiche ».

In poche parole: il parlamento dovrebbe, in materia di fiducia o non fiducia al governo, sottostare ai desiderata del presidente Napolitano.

Dunque la scala dei valori viene ribaltata dal Pd mettendo al vertice delle istituzioni della nostra democrazia la presidenza della Repubblica anziché il parlamento. E ciò senza che si sia avuta alcuna modifica costituzionale che pone invece al vertice dello Stato il parlamento, mentre al presidente della Repubblica assegna funzioni di rappresentanza e di controllo.

In quale caos stiamo precipitando?
È tempo che Napolitano moderi il suo interventismo (che se ne sia reso conto e cerchi una qualche giustificazione? Si legga qui). Se vuole, può indirizzare un messaggio al parlamento, ma veda bene di non imporre ciò che non può imporre.

Se un partito decide di togliere la fiducia al governo, non ci sono santi né in cielo né in terra che possano impedirglielo. E se il governo non riscuote più la fiducia della maggioranza, torna a casa e il presidente della Repubblica ha un solo dovere: avviare la consultazione per sostituire il governo dimissionario e, se ciò risultasse impossibile, sciogliere le camere e indire nuove elezioni.
La costituzione non gli permette di fare alcunché di diverso.

Una volta che il parlamento dimissiona il governo, il capo dello Stato diventa un esecutore della sua volontà, applicando le procedure previste.
Ossia: non ha alcuna possibilità di intervenire per modificare la volontà del parlamento.

Finiamola dunque di venerare un uomo che si è assunto poteri che la costituzione non gli affida, e cominciamo a fargli intendere che anche per un capo di Stato vale il detto che il troppo stroppia.
Non siamo ancora una repubblica presidenziale, e qualcuno dovrebbe ricordarlo a Napolitano, il quale è il vero responsabile del disastro che sta azzerando la produttività del Paese e impoverendo i cittadini.

Napolitano, insieme con Monti, non ha capito che i provvedimenti imposti dalla Merkel, servivano e sono serviti per togliere dalle tasche degli italiani quattrini che sono finiti alla speculazione e non al risanamento del Pase, come tutti i dati forniti dalle agenzie nazionali e internazionali hanno dimostrato.

Il duo Napolitano-Monti passerà alla storia per questa disgraziata operazione che, sottraendo e impoverendo il Paese di risorse, lo ha messo all’asta e trasformato in facile preda per i profittatori, siano essi privati o Nazioni.


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Bart