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Realizzare le riforme

13 Ottobre 2011

È il monito che la maggioranza ha indirizzato al governo.

L’opposizione, come annunciato, era assente (ha ricevuto una solenne rampogna dalla radicale Bernardini), mostrando ancora una volta che non ha niente da dire, se non le solite contestazioni improduttive e perniciose, che arriveranno sicuramente domani, giorno previsto per il voto di fiducia.
Nessuna proposta intelligibile e organica è ancora oggi mai venuta da quella parte, e dunque la sua assenza lascia il tempo che trova.

Attraverso soprattutto due interventi, quello di Desiderati della Lega Nord, e quello di D’Anna di Popolo e Territorio (ce ne sono stati altri, ma questi sono i due che più mi sono piaciuti per la loro concretezza) il governo è stato sollecitato ad operare senza indugio per mantenere le promesse fatte nel 2008 agli elettori.

In particolare D’Anna, con linguaggio esplicito, ha richiesto a Berlusconi di liberarsi dei cortigiani che lo circondano, dannosi poiché abituati alla vecchia politica e alle trame di palazzo e di tornare ad essere se stesso, il Berlusconi che proviene dal mondo imprenditoriale e conosce l’importanza del fare e del mantenere gli impegni assunti.

Da tutti gli interventi è emerso che domani la fiducia ci sarà e il governo potrà così andare avanti, ma ad una condizione: continuerà ad avere l’appoggio della maggioranza solo se saprà operare concretamente. Un campanello d’allarme, dunque.
Il messaggio è così chiaro che non credo che Berlusconi avrà la leggerezza di sottovalutarlo.

Un messaggio chiaro è stato indirizzato anche al presidente Fini e alla sua mancata terzietà, sia nel passato, sia in particolare sull’episodio di martedì che ha visto il governo andare sotto di un voto (Marinello: “Dobbiamo dirlo in questo momento importante e anche, per certi versi, drammatico del Paese: non è possibile che l’arbitro, un soggetto terzo, svolga nella politica italiana un comportamento di natura diversa (Applausi dei deputati del gruppo Popolo della Libertà). Questo dobbiamo dirlo. Mi dispiace, Presidente della Camera, ma non sarei onesto con me spesso se sottacessi, almeno in questo momento, quel che penso.”)

L’attacco è stato tanto mai esplicito e forte che, se non prevalesse in lui l’ambizione del potere, il presidente della Camera avrebbe dovuto, in luogo di Berlusconi, salire lui al Colle e rassegnare le dimissioni nelle mani del capo dello Stato.

Ma, ahimè, questa è la politica che ci troviamo a vivere in un Italia che ha bisogno di riforme, il cui ritardo sta trascinando tutti alla deriva.

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Bart