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Referendum sui costi della politica. Io ci sto

7 Luglio 2011

In questi ultimi giorni il quotidiano che mi piace di più è il Tempo (che ho criticato per il sostegno dato alla guerra di Libia), e leggo con avidità gli articoli di Mario Sechi, il quale non le manda a dire al governo e a Berlusconi. Come scrissi anch’io, con questa manovra la destra si sta equiparando alla sinistra, e quindi, se le cose dovessero proseguire sullo stesso binario,   non ci sarà più alcuna ragione di battersi a favore dell’una o dell’altra.

Andremo incontro ad una politica già vista, sperimentata, deludente e disastrosa. La stessa che ci ha portato all’enorme e irreversibile debito pubblico.
Sembra paradossale, ma oggi il miglior investimento che un cittadino può fare è andarsene dal nostro Paese. Guadagnerebbe subito e sull’unghia la sua quota di debito pubblico. Passato il confine, si ritroverebbe pulito come il cristiano dopo il battesimo.

Il Tempo lancia anche il referendum sull’abolizione delle Provincie. Mi si dica che cosa devo fare per sottoscriverlo. Quell’abolizione è sacrosanta, doverosa. Si tratta di una delle promesse rilevanti fatte in campagna elettorale. La Lega, si sa, ha fatto marcia indietro, e vi si oppone. Gli altri partiti, salvo l’Idv e l’Udc, fanno orecchie da mercante. Sono poltrone che rendono bene a favore di chi le occupa, ma dissanguano il Paese.

Questo salasso non è più tollerabile, e il cittadino, dopo aver affidato inutilmente il risanamento al governo, deve agire direttamente, e lo può fare con il referendum. Marlowe, il proponente, scrive sul Tempo che non è però sufficiente abolire solo le Provincie, ma occorrerà agire anche su altri fronti della politica, i cui costi sono andati crescendo a dismisura.

Ormai, anche il cittadino meno attento, ha capito che la politica vive, e di gran lusso (oggi si legga qui per Grillo), sugli sprechi, e a questi sprechi non intende rinunciare. In questo sinistra e destra si somigliano come due gocce d’acqua. Perciò non otterremo mai il risanamento della politica affidandoci alla politica. Dobbiamo agire noi cittadini, direttamente. I partiti si opporranno, forse certi media cercheranno di ostacolare il referendum, ma se si arriverà a celebrarlo, sarà un’ondata di rivolta senza precedenti, che non vedrà divisi gli elettori di destra e gli elettori di sinistra.
Basta coi sacrifici richiesti sempre ai soliti, basta promesse che ingannano e deludono.

Sono sempre stato convinto che i grossi privilegi di cui godono gli uomini politici sono la causa maggiore della inaffidabilità e inconsistenza della politica.
Attratti dalla ricchezza e dalla posizione sociale che ne deriva, si precipitano a candidarsi alle poltrone quasi sempre gli uomini meno seri e più pericolosi, il cui obiettivo resta sempre lo stesso che hanno praticato nella loro vita: accumulare ricchezza personale a danno del Paese. Un Paese che per costoro non costituisce un aggregato di cittadini da tutelare e difendere allo scopo di consentire una vita migliore, bensì una grassa vacca da mungere a proprio unico profitto.

Dobbiamo liberarcene. Come? Un’idea è quella di fare in modo che i profittatori non vi si accostino. È possibile? Sì. Togliendo tutti i privilegi, anche quelli che, con la prevista equiparazione agli altri Paesi europei, permangono nella recente manovra finanziaria. Questa omogeneizzazione con gli altri Paesi europei non è sufficiente. Anche fuori dall’Italia vi sono sacche di privilegio indecenti se confrontate con il livello di vita dei comuni cittadini.

La remunerazione di un uomo politico deve essere rapportata a quella di un dirigente dell’amministrazione pubblica. Niente di più. Con quei soldi deve provvedere a se stesso, alla sua famiglia, e   alle spese della sua carica, salvo quando sia inviato in missione dalle Istituzioni che abbiano il potere di disporne.

Avremmo, in questo modo, presenti in politica uomini che vi si dedicheranno non per l’arricchimento personale, ma per costruire una società migliore, a vantaggio di tutti.

Altri articoli

“D’Alema, Fini, Scajola. Il “vizietto” della casa. Ora Tremonti si spieghi” di Alessandro Sallusti. Qui.

“Ma con chi sta Giulio? Con le idee da socialista” di Vittorio Feltri. Qui.


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Bart