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Ricattabilità o vulnerabilità?

6 Novembre 2010

Paolo Guzzanti, il giornalista, è uno dei parlamentari eletti nelle file del Pdl che ha cambiato casacca. Ora è un oppositore di Berlusconi, e come gli hanno fatto notare sia il rappresentate della Lega Nord che del Pdl nella trasmissione L’ultimaparola di ieri, avrebbe dovuto dimettersi, se fosse stato coerente, e lasciare il posto al primo dei non eletti. Ma come sappiamo tutti, c’è chi interpreta la Costituzione pro domo sua e pertanto ritiene di essere moralmente e politicamente in regola con i suoi elettori e con se stesso. Se andremo alle elezioni, vedremo che cosa ne penseranno i cittadini degli uomini mutanti come lui e come altri.

Sta di fatto però che ieri Guzzanti ha detto una cosa giusta. Il Pd, presente tra gli ospiti della trasmissione, è da qualche tempo che va facendo una campagna antiberlusconiana lanciando lo slogan: Berlusconi, per la sua vita privata, è diventato un soggetto politico ricattabile. Così è avvenuto anche ieri sera. In questo modo l’opposizione cerca di far passare presso gli elettori l’idea che Berlusconi non può più ricoprire la carica di presidente del Consiglio. Deve fare un passo indietro.

Ora non c’è chi non vede che tra ricattabile e ricattato c’è una differenza abissale. Come fa notare l’antico proverbio: Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Berlusconi non è mai stato, almeno finora, ricattato e, a mio avviso, non potrà mai esserlo. Il motivo? Il motivo è che la sua vita privata, nonostante egli faccia di tutto per mantenerla tra le sue quattro mura, è trasparente. Si sa perfino che cosa succede nella sua camera da letto. Dunque, come si può ricattare un uomo di cui i cittadini conoscono già tutto?

Qualcuno vuole mostrare come si comporta in camera da letto?
Pubblichi pure le foto, se ne assuma la responsabilità deontologica e morale. Ma che cosa faccia Berlusconi nel lettone di Putin un’idea gli italiani se la sono già fatta, secondo, ovviamente, i propri gusti. Nell’immaginario collettivo, Berlusconi fa con le donne, ciò che ciascuno, secondo i propri gusti, vorrebbe fare. Berlusconi, così, è forse l’amatore più complesso, più completo e più invidiato della nostra storia millenaria.
Ossia: ciò che si tenta di rivoltargli contro, si sta rivelando invece materia ulteriore per crearne il mito. L’opposizione non se ne accorge e da qualche tempo, tutto ciò che essa agita in questa direzione, le torna indietro con la forza di un cazzotto alla Monzon. Finché si romperà il naso e le salteranno tutti i denti.

Si può condividere o meno, ma l’idea che Berlusconi cerca di far passare è quella di un uomo politico che non intende nascondere e mutare il suo privato, e quando esso salta fuori per la morbosità di alcuni moralisti o per la volontà di certa stampa di arricchirsi con il gossip e così pure di certe donne da lui avvicinate, egli non si tira indietro e desidera confermare che, pur facendo politica, non intende rinunciare ad essere, come persona fisica, ciò che è sempre stato.

Non vi è chi non veda in questo una novità nel panorama politico non solo italiano, ma mondiale. Ripeto, può piacere o no, può essere condiviso o meno, ma il pensiero di Berlusconi è perlomeno un tentativo di affrancamento dall’ipocrisia. Una volta i più importanti politici, non solo italiani, erano dei sepolcri imbiancati. Predicavano bene e razzolavano male. Nella loro vita privata ne combinavano di tutti i colori, dai festini di tipo berlusconiano, al consumo di droga, e quant’altro. La differenza stava nel fatto, che non avendo carisma e popolarità pari a quelle di Berlusconi, nessuno aveva interesse a mettere questo privato in piazza.

Con Berlusconi, leader carismatico, che vanta un consenso popolare notevole, noto e invidiato, o ammirato, per la sua ricchezza (risulta il 74.mo uomo più ricco del mondo), tutto è mutato. Berlusconi è diventato un novello re Mida. Chi lo avvicina può diventare ricco e famoso. I giornali, anch’essi, traggono vantaggi economici dal solo fatto di aumentare di molto le tirature e le vendite.

Chi chiede a Berlusconi di controllarsi (l’altro giorno Mieli ad Annozero si rivolgeva al Pdl invocando che qualcuno faccia capire a Berlusconi che non può continuare con questo tipo di vita privata), finge di non capire che non è affatto Berlusconi che propaganda e diffonde la propria vita privata, ma sono gli altri a parlarne, violando e violentando la sua privacy. Chiunque entri in casa di Berlusconi, anche per consegnargli la posta (è solo un esempio per far capire il ragionamento), sa che avrebbe l’occasione di convertire quella visita in una fortuna personale. Chiunque potrebbe inventarsi una storia e venderla ai media e diventare famoso e ricco.

Non si vuol capire, ossia, che Berlusconi, per una serie di combinazioni, è un uomo particolare. Anzi forse unico. Egli non può godere di una vita privata. La fama che ha raggiunto e le possibilità di arricchimento che offre la sua vicinanza, lo hanno condannato a non avere pareti nella sua casa. Una casa aperta ad ogni intemperie.

L’alternativa sarebbe una sola. Murarlo e non farlo più uscire. Si può fare questo a un uomo? Non si può fare. Berlusconi dunque non può avere, come tutti noi, una sua vita privata. Se ci pensiamo bene, non è una condizione privilegiata, ma è una condanna, una punizione, quasi, per ciò che è. Quasi una compensazione alle fortune che ha avuto in maniera copiosa nella sua vita.
Da tutto ciò si può ricavare, come sta facendo l’opposizione, l’assunto che Berlusconi è ricattabile? No, perché nessuno può ricattare Berlusconi su ciò che già tutti sanno.

Invece, come ha fatto notare Paolo Guzzanti, Berlusconi è vulnerabile. Nel senso che è esposto a tutto, anche ad essere colpito duramente nella sua stessa casa, dove, così ieri all’Ultimaparola ha confessato Lele Mora, non è poi difficile entrare.

Ma se entriamo nel concetto che la sua vita privata lo rende vulnerabile, allora dobbiamo dire che la sua vita privata non aggiunge niente a ciò che Berlusconi già patisce. Ossia egli è vulnerabile anche dal punto di vista dell’uomo politico, tanto è vero che, mentre nessuno gli ha mai tirato le statuine in faccia per la sua vita privata, gliele ha tirate invece per la sua politica.

Conclusione: Berlusconi era già da tempo vulnerabile, e se il Copasir lo scopre solo oggi, i suoi componenti dovrebbero dimettersi, perché non hanno mai capito nulla di ciò che sta accadendo intorno al premier. Così come non hanno mai capito niente, o fingono (come credo) di non capirlo quando danno ascolto a qualche componente della sua scorta che si lamenta di essere utilizzato anche per compiti diversi dal proprio dovere di servizio. Occorrerebbe fare qualche indagine estesa a tutte le scorte   impiegate presso gli uomini politici per verificare se sono utilizzate sempre nel rispetto della loro funzione. Credo che se ne scoprirebbero delle belle. Magari qualcuno che ogni tanto conduce la moglie al supermercato, o alla boutique, qualcuno che viene mandato a comprare il giornale o il pacchetto di sigarette. O a imbucare una lettera, e così via.

Ne potrebbe venire fuori un libro di successo, o anche un filmato (del tipo Specchio segreto di Nanni Loy; fra l’altro il 19 novembre si compiranno 40 anni dalla prima puntata) da sbellicarcisi dalle risate e da farci dimenticare, almeno per un momento, i guai di questa nostra Italia.

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Bart