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Rieccoci alla prima Repubblica: gli elettori non contano niente.

17 Settembre 2009

Stamani scorrendo i quotidiani web, trovo questo articolo di Repubblica che fa accapponare la pelle. Si parla di uomini e forze politiche che stanno preparando uno scenario del dopo Berlusconi, sostituendo il suo governo  con “un governo di salvezza nazionale”.
Ora mi spiego perchè Berlusconi in questi ultimi giorni ha perso un po’ le staffe. Noi queste cose le apprendiamo oggi da Repubblica che ipotizza sadicamente uno scenario inquietante, ma Berlusconi è molto probabile che tali movimenti li conoscesse da qualche tempo. Fini gli stava preparando lo sgambetto. Avrei perso le staffe anch’io.

Secondo Repubblica (che potrebbe aver scritto l’articolo a bella posta per destabilizzare il Paese, e averci raccontato delle balle) D’Alema, Fini e Casini stanno lavorando per sostituire il governo Berlusconi con un altro di salvezza nazionale (stupitevi del nome: che faccia tosta!) al timone del quale andrebbe nientemeno che Gianfranco Fini.
Tre uomini che sono nati nelle sedi di partito, che non si sono mai calati nella vita reale con un lavoro vero, conoscitori di certi giochi del potere e capaci di condurli con una scaltrezza ignota all’imprenditore Berlusconi, si preparerebbero a fare quello che qualcuno si interroga (qui) se non sia un colpo di Stato.

Il loro successo è da scongiurare. Ci calerebbe nella notte buia della democrazia. Vincerebbero ancora una volta quelle forze oscure della prima Repubblica che tenevano nel ridicolo il voto degli elettori. Ci avevano già pensato Bossi e D’Alema a riportare il marcio della prima Repubblica nella cosiddetta seconda Repubblica, facendo cadere i governi Berlusconi e Prodi, eletti democraticamente dal Paese.
C’è da immaginarsi, dunque, che il successo di quelle due operazioni abbia fatto perdere la testa a qualche “scippatore della democrazia”, convincendo talune forze politiche e taluni personaggi della politica che ciò che si poteva fare nella prima Repubblica lo si può ancora fare impunemente nella seconda Repubblica.
E le elezioni? E la volontà dei cittadini? mi domando ancora una volta. Domande da scolaretti ingenui, ovviamente.
Il parlamento è sovrano tuona qualcuno, ripetendo a pappagallo le parole di Scalfaro quando, contento della caduta del primo governo Berlusconi, rifiutò le elezioni anticipate e incaricò Lamberto di Dini di dare vita al peggior governo della nostra Repubblica.

Finché non impareremo a rispettare la volontà degli elettori, non riusciremo mai a dare significato e valore alla nostra democrazia. E’ una necessità primaria. O pagheremo a caro prezzo la disaffezione degli elettori nei confronti del voto. E’ spontaneo che essi si domandino, infatti: Che ci andiamo a fare a votare, se poi chi abbiamo scelto può cadere per le manovre dei boiardi del potere?
Se oggi facciamo cadere Berlusconi per le vie contorte delle manovre di palazzo, noi daremo un altro motivo agli elettori di non presentarsi alle urne, nonostante che ogni qualvolta le si sbandierino come massima espressione della democrazia. I boiardi di Stato prendono in giro la democrazia, ossia, e poi pretendono di esserne i custodi e di darci lezioni su di essa. E’ ridicolo!

Nel caso che le ipotesi di Repubblica abbiano un qualche fondamento, noi sapremo già a chi dare la responsabilità se l’elettorato non vorrà più saperne di votare: a Fini, D’Alema, Casini. Questo è il colpo di Stato più nascosto e più pericoloso. Quello, ossia, di lasciare l’esercizio della politica ad una minoranza di elettori fortemente interessata alle ricadute di un potere esercitato da pochi.
Ho letto, per esempio qui, frasi come questa: “A me ricorda piuttosto il 25 luglio, e non mi pare che quella data sia passata alla storia come colpo di stato…”
Avete capito bene? Si sta paragonando il governo Berlusconi, eletto da regolari elezioni, a quello di Mussolini che di elezioni non sentiva l’odore nemmeno se gliele avessero nominate sotto il naso.
Questi sono i modi di ragionare di molti cittadini e di molti intellettuali anestetizzati dall’antiberlusconismo.
Mi domando sconcertato se il nostro Paese abbia ancora acquisito l’idea di democrazia, od essa ancora navighi su per l’aria tenuta in sospeso dalle braccia di uomini che oggi si chiamano Fini, D’Alema, Casini, e pochi anni fa si chiamavano Oscar Luigi Scalfaro e Lamberto Dini.
_________________

P.S. Solo ora mi viene in mente che oggi è il 17 settembre 2009: ossia il 70mo anniversario dell’invasione della Polonia orientale, conseguente allo sciagurato patto di non aggressione tra Hitler e Stalin stipulato il 23 agosto 1939. Il 1 ° settembre toccò a Hitler invadere la Polonia occidentale e pochi giorni dopo, il 17, fu la volta dell’altro sciacallo, l’Unione Sovietica.

Strana coincidenza. A dimostrazione che quelle ideologie ancora permangono, sebbene nascoste alla luce del sole, proprio D’Alema e Fini, epigoni di quelle ideologie, che non devono avere mai rinnegato, si mettono d’accordo per invadere non la Polonia, ma il governo legittimo del nostro Paese.

Articoli in argomento:

qui: il ministro Brunetta denuncia il tentativo di colpo di Stato.


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8 Comments

  1. Commento by giuliomozzi — 17 Settembre 2009 @ 18:03

    Oh, Bart, se davvero quei tre possedessero una “scaltrezza ignota all’imprenditore Berlusconi”, lo avrebbero fatto fuori quindici anni fa.
    Il primo giornale che paragonò al “25 luglio” (anzi, alla vigilia del 25 luglio) la situazione presente fu, nel giugno scorso, il quotidiano “Il Foglio”, diretto da Giuliano Ferrara.
    L’articolo, lucidissimo e splendido, è qui:
    http://www.ilfoglio.it/soloqui/2655
    Raccomando di leggere le ultime tre righe.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 17 Settembre 2009 @ 20:57

    Dimentichi che quindici anni fa, lo fece fuori Bossi con la complicità di Scalfaro, che mise al suo posto Lamberto Dini.

    Successivamente Berlusconi è ritornato al governo con un voto democratico, quanto quello che portò ai governi Prodi.

    Oggi le condizioni sono assai più favorevoli agli “scippatori della democrazia”, e questi coccodrilli hanno fiutato il sangue. Berlusconi è un uomo ferito, infatti. I suoi errori e la accanita e cattiva campagna di demonizzazione di questi ultimi mesi, da sommarsi ad un antiberlusconismo livido e cieco che dura da anni, logorerebbero anche il Padreterno, figuriamoci un essere umano.

    L’articolo del Foglio lo condivido perché sono cose che ho già scritto da qualche parte (forse in risposta a qualche commento). Berlusconi non ha fatto scuole politiche, ha vissuto una esistenza da ricco imprenditore a cui tutto era concesso e possibile.
    E’ un uomo che, dal punto di vista cristiano, ha molti vizi. Si è affacciato alla politica e, dopo 15 anni, li porta ancora sulle spalle, non se n’è liberato. Bene, sono convinto (e da cristiano devo dargli questa possibilità) che ciò che gli è successo gli è servito da lezione, ed egli non incorrerà più nei suoi errori. Magari ne farà altri, ma quegli errori non li farà più. Ci credo. Ha diritto di essere messo alla prova.

    Ecco le parole più importanti del Foglio, secondo me:

    1 – “o accetta di naufragare in un lieto fine fatto di feste e belle ragazze oppure si mette in testa di ridare, senza perdere più un solo colpo, il senso e la dignità di una grande avventura politica all’insieme della sua opera e delle sue funzioni.”;

    2 – (le 3 righe finali, che dici anche tu): “Ma ora tocca a lui tirarsi su da questa incredibile condizione di minorità civile in cui si è ficcato, e reagire con scrupolo, intelligenza e forza d’animo. La situazione si è fatta grave, e perfino seria.

    Sono importanti queste parole del Foglio, giacchè non condannano Berlusconi, bensì gli concedono la possibilità di dare una svolta alla sua vita privata. Non gli si sbatte insomma le porte in faccia e non lo si condanna alla pubblica lapidazione, come altri fanno.

    Dunque: la lezione l’ha avuta. Lasciamolo governare, giacchè il Paese ha bisogno di essere governato.

    Chi sa se Fini si ricorda quanto disse nel luglio scorso, ossia che in Italia chi può governare è solo lo schieramento che ha vinto le elezioni. Speriamo di sì e vi mantenga fede.

  3. Commento by giuliomozzi — 18 Settembre 2009 @ 12:04

    > quegli errori non li farà più. Ci credo. Ha diritto di essere messo alla prova.

    Oh, sì. Di solito, si comincia con l’ammissione dell’errore. E l’errore consiste in questo, mi pare: di aver soddisfatte alcune proprie private esigenze grazie alla propria posizione pubblica, esponendosi in questo a dei ricatti.

    Non mi pare che sia arrivata un’ammissione: né questa, né altre. Non mi sento soddisfatto da una battuta del tipo: “Non sono un santo”.

    Peraltro, sai, Bart, io non direi che Berlusconi sia un uomo che “da un punto di vista cristiano” ha “molti vizi”. A me pare piuttosto che Berlusconi voglia semplicemente far fuori la chiesa. E che la gerarchia ecclesiastica non se ne sia accorta.

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 18 Settembre 2009 @ 12:50

    Rovescerei la tua prima considerazione, Giulio. Le proprie esigenze private, Berlusconi l’ha sempre soddisfatte, anche prima di entrare nella vita pubblica. Il grave sta invece nel fatto che una volta diventato presidente del consiglio non si è reso conto che l’alta carica cambiava anche la sua vita, nel senso che nascevano per lui nuovi obblighi, anche morali.

    Ora, secondo me, per gli eclatanti fatti accaduti, ha avuto la sveglia, e sono convinto che ne ha preso consapevolezza. Da qui la mia scelta di dargli un’altra chance, visto che come uomo del fare, sta lavorando sostanzialmente bene, anche se vale pure per lui il proverbio: “chi non fa non falla”.

    Quanto sopra risponde anche all’insoddifazione che hai provato per la sua affermazione “Non sono un santo”. Essa non esprime, secondo me, la voglia di proseguire ed infischiarsene. E’, in realtà, un’ammissione di debolezza, che non esclude il proposito di uscirne fuori.

    Per quanto riguarda il suo desiderio di far fuori la Chiesa, mi sento di escluderlo. Tutto ciò che ha fatto fin ora mostra la sua preoccupazione di non allontanare la Chiesa dalla sua parte politica.

    Lo sa anche il PD che senza la Chiesa, ossia senza i cattolici, non si governa l’Italia; vuoi che non lo sappia Berlusconi, che si dice pure cattolico, mi pare?

  5. Commento by Felice Muolo — 19 Settembre 2009 @ 16:37

    Bart, è scontato che prima o poi Berlusconi lo fanno fuori, in un modo o nell’altro. Lo stanno tartassando fin dal buco della serratura. E’ umano che succeda. I professionisti della politica, di destra e di sinistra, non possono stare alla finesta all’infinito. Berlusconi, per loro, rappresenta un bruscolino nell’occhio da cacciar via, per poter di nuovo riveder le stelle.

  6. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 19 Settembre 2009 @ 16:51

    E’ vergognoso ciò che sta accadendo, Felice. Non ci si è accorti che l’antiberlusconismo viscerale, con cui si è combattuto questo governo, avrebbe condotto, accecando la ragione, a questo nuovo attentato alla democrazia (il primo della seconda Repubblica fu perpetrato da Oscar Luigi Scalfaro).

    Personalmente, desidero seguire nel mio blog questa delicata fase della nostra miserevole politica e far sentire la mia voce.
    Ho messo in fondo all’articolo il link all’allarme che in tal senso ha lanciato il ministro Brunetta.

  7. Commento by giuliomozzi — 27 Settembre 2009 @ 17:26

    Bart, scrivi: “Le proprie esigenze private, Berlusconi l’ha sempre soddisfatte, anche prima di entrare nella vita pubblica. Il grave sta invece nel fatto che una volta diventato presidente del consiglio non si è reso conto che l’alta carica cambiava anche la sua vita, nel senso che nascevano per lui nuovi obblighi, anche morali”.

    No. Il grave sta invece nel fatto che una volta diventato presidente del consiglio si è reso perfettamente conto che l’alta carica cambiava anche la sua vita, nel senso che poteva fare uso della carica per soddisfare al meglio le sue esigenze private.

    E questo a me pare molto diverso.

  8. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 27 Settembre 2009 @ 23:47

    E’ un tuo punto di vista, che non vuole dare a Berlusconi nessuna chance.
    Io, come già ti ho scritto, mi sento di doverlo valutare concedendogli la possibilità di correggersi.
    E sono convinto che la sua vita privata si correggerà.

    Per sapere chi di noi due ha ragione, dovremo quindi aspettare. Spero di averla io, però, perché vorrebbe dire che quel sentimento cristiano che mi spinge a nutrire fiducia non si è sbagliato. Non dimenticare l’Innominato.

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