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Saldiamo i conti con Fini

16 Aprile 2010

Qualche giorno fa Angelo Panebianco scriveva che a nessuno dei due cofondatori del Pdl conveniva rompere l’alleanza, e che nel bene o nel male dovevano ancora fare un po’ di cammino insieme, visto che si apriva la stagione delle riforme.

Non ero d’accordo quando lessi l’articolo e non sono d’accordo ora dopo che si stanno scoprendo le verità sull’incontro di ieri mattina tra Berlusconi e Fini.

Il comunicato congiunto rilasciato nella serata dai tre coordinatori nazionali del partito Ignazio La Russa, Denis Verdini e Sandro Bondi non lascia dubbi sul fatto che l’incontro è servito solo a rimarcare le profonde differenze esistenti tra la maggioranza del Pdl e lo sparuto gruppo che ancora segue Fini.

In queste condizioni il Pdl – va detto con chiarezza – non può affrontare i tre anni necessari a varare le riforme. Tre anni sembrano molti, ma non lo sono affatto. Diventano pochissimi, quasi un soffio di vento, se all’interno del Pdl qualcuno cerca di mettere i bastoni tra le ruote ritardando o impedendo le decisioni.

L’opposizione avrebbe tutte le ragioni per denunciare l’incapacità del governo a procedere sulla strada delle riforme e lo attaccherebbe definendolo il partito della propaganda e del non fare. È una previsione fin troppo facile.

Alle elezioni del 2013 il Pdl andrebbe, così, con le ossa rotte e accompagnato da una campagna denigratoria che lo porterebbe alla catastrofe.

Inutile dire che con la sconfitta elettorale si avrebbero anche la frantumazione e la rapida scomparsa del Pdl.

La sinistra, pertanto, salirebbe al potere nella situazione più facile, offertagli su di un piatto d’argento: governerebbe senza aver in pratica un’opposizione vera a contrastarla. Inizierebbe una lunga gestione all’insegna dell’immobilismo e delle compromissioni, come ci hanno insegnato le amministrazioni rosse.
Se non vogliamo arrivare a questo, occorre prevenire.

Fini non può tenere un piede su due staffe. Non può pretendere di avere un ruolo nel Pdl e remare contro imponendogli di praticare la politica dell’opposizione.

Sorridere, sia pure a denti stretti, a Fini affinché non se ne vada, è un errore che costerà molto caro. Meglio affrontarlo e pretendere che: o si muoverà in sintonia con le decisioni del partito oppure se ne vada a costruirne uno tutto per sé dove potrà tornare a fare il monarca assoluto così come faceva in An.

Fini deve rendersi conto che non ha il carisma di Berlusconi. Non può neanche sognare di prenderne il posto. Non ha mai lavorato, è cresciuto nelle sedi di partito, sa solo infinocchiare la gente.

Andate a leggere che cosa scrive di lui un commentatore ai miei articoli, un certo ermanno, che ha militato con lui nel Msi e ne ricorda le gesta eroiche, tanto eroiche che gli avevano affibbiato un curioso appellativo, il “Cachetta”, ossia uno che quando c’era da fare, si tirava indietro, insomma se la faceva addosso.
Dobbiamo dare il Pdl in mano ad uno così?

Già quello che sta facendo in questi mesi, in cui si è rimangiato tutto quanto aveva dichiarato in passato, la dice lunga sul carattere stravagante, lunatico e ambiguo di quest’uomo, al quale sarà il caso di dare subito il benservito (si fa per dire).

Come Fini sta facendo la conta dei suoi, così deve fare Berlusconi. Se alla fine della conta Berlusconi riscontrerà che può reggersi ancora su una buona maggioranza tanto al Senato che alla Camera (si badi: da quel momento la presenza in aula dovrà essere rigidissima) dica dei bei no a Fini e lo sbatta fuori dalla porta.
Il nemico è meglio averlo fuori di casa che dentro.

Altrimenti, se è vero quanto leggo qui  ( “In realtà perciò basterebbero una trentina di deputati e meno di 15 senatori per mettere in seria difficoltà il governo, a cominciare dal prossimo esame di provvedimenti importanti come la giustizia o le eventuali riforme.”), significherà che, grazie a Fini, ci stiamo preparando al karakiri.

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3 Comments

  1. Commento by Mario Di Monaco — 16 Aprile 2010 @ 10:31

    Io sono per l’intervento chirurgico risolutivo. Una bella resezione della parte malata è quello che occorre per ridefinire una linea politica nitida, che possa essere compresa e giudicata dagli elettori. Se occorre, sarà bene ritornare alle urne e andare alla conta.

    I continui ondeggiamenti di Fini hanno finito per inquinare il progetto originario del PDL, allontanando sempre più coloro che per scegliere hanno bisogno di capire.
    I successi della Lega dimostrano che i cittadini chiedono ormai da tempo  programmi chiari e comportamenti coerenti, con buona pace dei nostalgici gattopardi.

  2. Commento by Ambra Biagioni — 16 Aprile 2010 @ 10:51

    Dal Legno

  3. Commento by Ambra Biagioni — 16 Aprile 2010 @ 10:55

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