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Scalfari ha dimenticato l’amore

27 Settembre 2010

Apro con una parentesi. Stamani Angelo Panebianco sale davvero in cattedra e si staglia su tutti i multiformi e a volte camaleontici commentatori politici. La logica stringata che ispira l’articolo, la sua lucidità e la sua chiarezza, dovrebbero indurre la sinistra a rivedere le proprie posizioni aperte al ritorno della frammentazione politica. Ci spero, anche se il bene del Paese è messo dalla sinistra sotto i tacchi preferendo praticare l’antiberlusconismo a tutti i costi.

Torno al tema. Ieri Eugenio Scalfari è stato durissimo con Fini. Gli ha rimproverato di non aver abbandonato la sua nuova famiglia, non appena è scoppiato lo scandalo (cosa che fece con la prima moglie), con ciò confermando che anch’egli non crede che l’operazione Montecarlo brilli per correttezza.

 Ha scritto:

“la risposta di Fini è comunque tardiva, poteva e doveva arrivare molto prima, subito dopo le notizie pubblicate dal “Giornale” di Feltri. Il presidente della Camera disse allora con una pubblica dichiarazione (e l’ha ribadito nel video di ieri) che nulla aveva mai saputo fino a quel momento della vicenda concernente l’abitazione di Montecarlo a suo tempo venduta ad equo prezzo (secondo le valutazioni di allora) da Alleanza nazionale che ne era proprietaria. Aggiunse che il coinvolgimento di suo cognato in quella vicenda gli aveva causato un forte disagio. Alle parole avrebbero dovuto seguire i fatti e cioè la netta separazione tra lui e la famiglia Tulliani. Comprendiamo benissimo che un comportamento del genere implicava non solo interessi ma soprattutto sentimenti, ma la responsabilità istituzionale avrebbe dovuto far premio su ogni altra considerazione anche a costo di mettere in gioco un assetto privato molto delicato.”

Qualche giorno fa anch’io toccai lo stesso argomento, concludendo il mio articolo con il paragone tra Gianfranco Fini e Roberto d’Asburgo. I lettori del Legno non hanno potuto leggere quella mia conclusione, ma la troveranno qui.
In essa, io davo, nella vicenda Fini, molta importanza all’amore. Ciò che non fa Scalfari.

È l’amore ciò che ha sconvolto la lucidità politica di Fini. La sua Maria Vetsera lo ha ottenebrato, al punto che egli non si rende del tutto conto di ciò che è accaduto e di ciò che sta accadendo. Perché una cosa è certa: sotto i suoi occhi passavano, a casa sua, tutte le trame monegasche. Non sono nate fuori delle mura della sua casa. Nessuno potrà mai crederci.

Questo può fare l’amore! Scalfari lo ha dimenticato. Non si può chiedere a Fini di abbandonare la famiglia. Non lo si potrebbe fare se non spezzando in lui l’amore per Elisabetta. Ma Elisabetta lo ha stregato e Fini è inginocchiato davanti a lei. Appassionato e confuso. È possibile che lasci Elisabetta, come lasciò Daniela? Non credo proprio. L’amore distribuisce intorno a sé una luce che muta le cose che ci circondano è dà loro una rifrangenza ed un significato che sfuggono agli altri. Fini vive dentro la campana dell’amore, e rompere quella campana significherebbe distruggere l’uomo intero. Non si può chiedere tanto. Combattere per distruggere l’uomo politico è lecito, ma non è lecito distruggere l’uomo intero.

Il destino ha voluto giocargli un brutto scherzo. Lo ha fatto innamorare di una donna che forse non lo ama con la stessa forza e la stessa passione. Elisabetta non poteva non sapere ciò che stava accadendo intorno a lui e in casa sua. Avrebbe dovuto proteggerlo, aprirgli gli occhi, anche contro il proprio egoistico interesse personale. In forza dell’amore, avrebbe dovuto farlo. Se fosse stato forte quanto quello che Fini nutre per lei. Credo che Elisabetta non lo abbia amato e non lo ami fino a quel punto. Ha visto Fini smarrirsi, soffrire, girare a vuoto, ma non ha voluto liberarlo dal contagio che lo stava aggredendo. Elisabetta ama (almeno così è apparso a tutti) più il fratello che Fini. È il fratello che vuol salvare. Forse ha abbandonato Fini a se stesso nel momento in cui An vendeva alla società off-shore l’appartamento di Montecarlo.

Oggi a Saint Lucia perfino l’opposizione (qui, e qui l’interessante intervista), per bocca del suo presidente Peter Alexander, non smentisce l’autenticità del documento e del suo contenuto, e chiede, per il bene dell’isola, che il governo pubblichi gli atti e collabori con quello italiano.

A quando, dunque, le dimissioni di Fini? A quando la moral suasion di Napolitano?

Articoli correlati”I pm: «Sulla casa di Montecarlo non convocheremo Tulliani »”. Qui.

“Fli: «Serve un vertice di maggioranza »”. Qui.

“I misteri del procuratore Walfenzao” di Corrado Zunino. Qui.

Morto Frank Stella. La storia con i Tulliani. Qui.


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4 Comments

  1. Commento by Maria — 28 Settembre 2010 @ 00:47

    La penso anche io come te, anzi, dirò di più: temo che Fini farà la fine di Gaucci.
    Una piccola notazione: la prima moglie si chiama Daniela Di Sotto, non Donatella

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 28 Settembre 2010 @ 00:57

    Grazie, Maria, ho corretto.

  3. Commento by Maria — 28 Settembre 2010 @ 01:04

    Non c’è di che’.
    Puoi anche cancellare tutti e tre i commenti che non hanno attinenza con l’articolo  

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 28 Settembre 2010 @ 10:03

    No no, Maria, va bene così. Grazie di nuovo.

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