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Sentenza Mills. Niente champagne, niente caroselli

26 Febbraio 2012

Immagino la delusione della sinistra che, come ormai tutti si aspettavano, compreso lo stesso Berlusconi, era arcisicura della sua condanna per corruzione.

Invece ancora una volta, ecco che la nemesi ha preso in mano la situazione e ha scagliato i suoi strali (avete notato che perfino la sostituzione di Berlusconi con il governo Monti si sta rivelando un boomerang per il Pd?).
Bastano le parole dell’avvocato della difesa Piero Longo a far capire la situazione imbarazzante in cui sono precipitati, a causa di questa sentenza, i politici di sinistra, veri e propri difensori tout court della sede giudiziaria milanese:

“Una prescrizione a Milano per il presidente Berlusconi è un successo – ha commentato  l’avvocato Piero Longo, legale del Cavaliere – perché gli avversari politici diranno che è uno scandalo”.

Champagne e caroselli rimarranno dunque bloccati in attesa di una prossima occasione. Quale? Non c’è che da scegliere, tante sono le strade aperte dai pm, soprattutto milanesi. Ora si lavorerà per il caso Ruby, sforzandosi di non fallire anche questa volta.La Boccassini, che ha in mano le carte, non vorrà certo farsi infilzare allo spiedo come è accaduto al collega De Pasquale.
Ma il caso Ruby non è ancora giunto alle sue fasi finali e avremo modo di riparlarne.

Il caso Mills, come anche i sassi ormai sanno, è stato montato in assenza di prove certe di colpevolezza e forzando una sentenza della Cassazione che non poteva affatto essere trapiantata sic et simpliciter così come è stato fatto. Ribadisce la difesa:

“Secondo l’avvocato Longo sia i media che la pubblica accusa hanno spesso utilizzato “un pregiudizio”, ossia “hanno sempre detto ‘ma c’è la sentenza a carico di Mills'”, per giustificare una condanna a carico di Berlusconi. “Questo è un pregiudizio – ha aggiunto – che alcuni hanno usato in buonafede e altri in malafede”.

Una magistratura normale, insomma, e non politicizzata, proprio per la mancanza di prove certe avrebbe mandato assolto l’imputato nel rispetto del dettato costituzionale.
Si è detto che in altre Nazioni dell’Occidente non esiste l’istituto della prescrizione. È vero, ma si dimentica di ricordare che là esso non ha ragion d’essere in quanto i processi hanno una durata ragionevole, ben più breve di quella che auspica la nostra Costituzione.

Ma torniamo alla sentenza.
Il Pd si meraviglia in modo quantomeno ipocrita quando sostiene che vi è un paradosso nel caso Mills giunto ieri a sentenza con il proscioglimento di Silvio Berlusconi per prescrizione dei termini. Il paradosso consisterebbe nel fatto che è stato accertato dalla Cassazione che nella vicenda vi è un corrotto, mentre è mancata l’individuazione del corruttore.

In realtà, le cose non stanno proprio così, giacché la difesa di Berlusconi ha più volte indicato, perché dichiarato dallo stesso Mills, da chi sono arrivati al legale inglese i soldi della corruzione. Tanto di nome e cognome che i pm hanno deciso di trascurare.
Del resto, non si è mai trovato traccia di un movimento di denaro che uscisse in qualche modo da Berlusconi in direzione di Mills.
L’accusa, secondo la difesa, ha perfino impedito l’audizione di testimoni a favore dell’imputato.

Dunque, di chi la colpa se non si è voluto individuare il corruttore? Non certo della difesa che lo ha denunziato nelle sue carte.

Il Pd pertanto se la prenda con i pm milanesi che, pur di perseguire Berlusconi, hanno chiuso gli occhi davanti alle prove documentarie della difesa.

Che dire poi del pm De Pasquale che – ora che è stato certificato dalla sentenza di ieri – si è perfino incaponito a conteggiare il tempo della prescrizione a suo modo, con valutazioni che paiono pertanto quantomeno imprudenti e sospette.
Se, come sembra, ci saranno ricorsi da entrambe le parti – rimaste insoddisfatte per ragioni opposte – avremo modo di tornare in argomento.

Ma qui preme soffermarci sulla dichiarazione del Pd secondo la quale nel caso Mills è presente il paradosso citato all’inizio, ossia, si è individuato il corrotto ma non si è voluto individuare il corruttore (“Il Pd è amareggiato: “Oggi lo Stato ha perso – sostiene la capogruppo in Commissione giustizia Donatella Ferranti -, siamo al paradosso di avere un corrotto senza un corruttore”, qui). Basterà ricordare a quel partito che anche al tempo di Mani Pulite avvenne un paradosso analogo, seppure in senso inverso. Ossia si individuò che una borsa contenente un miliardo della tangente Enimont era entrata in via delle Botteghe Oscure, ma non si trovò mai su quale scrivania si fosse andata a posare.
In quel caso fu scoperto il corruttore ma non il corrotto.

Non rammento che qualcuno dell’ex Pci abbia fatto notare allora che si trattava di un paradosso e neppure che si trattava della sconfitta dello Stato. Anzi, ancora oggi si fa di tutto per mettere il silenziatore ad una vicenda che grida vendetta.

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Altri articoli
“Se la magistratura sembra l’inquisizione” di Vittorio Sgarbi. Qui.

“Il grande sconfitto De Pasquale furibondo coi colleghi” di Luca Fazzo. Qui.

“Un esito figlio di tre leggi” di Carlo Federico Grosso. Qui.

“I fallimenti della toga ad personam” di Filippo Facci. Qui.

“Presidenzialismo parlamentare” di Giovanni Sartori. Qui.

“Mills, il giorno dopo la prescrizione. Bossi: “Che brutta impressione”. Qui.

“Prosciolto per il caso Mills Berlusconi – pm: 25 a zero” di Vittorio Feltri. Qui.

“E adesso il Cavaliere può pensare al Quirinale” di Paolo Guzzanti. Qui.

“Berlusconi al contrattacco: ora la riforma della giustizia” di Fabrizio De Feo. Qui.

“Mills: “Scusa Silvio, dissi balle, la vostra giustizia fa paura” di Nicholas Farrell. Qui. Da cui estraggo:

“«Mi chiedo: ma si comportano abitualmente così i tribunali penali in Italia? Più strano di tutto è che secondo il pm e la Corte d’appello il pagamento corruttivo da Berlusconi a me risale al 1997 ma l’accordo fra Bernasconi e me per quel pagamento sarebbe del 1999 ».”


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Bart