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L’antiberlusconismo, una psicosi di massa

10 Ottobre 2013

di Arturo Diaconale
(da “L’Opinione”, 10 ottobre 2013)

A dispetto della vulgata generale che considera finito il ventennio berlusconiano, le reazioni al messaggio alle Camere del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano indicano con assoluta chiarezza che il ventennio potrà considerarsi esaurito solo nel momento in cui sarà stata debellata la paranoia antiberlusconiana che affligge e paralizza il Paese. Il problema, ormai, non è più politico ma è medico.

Due decenni di predicazione ossessiva contro il personaggio Silvio Berlusconi hanno provocato una psicosi di massa che non si fonda più su ragioni ideologiche o politiche, ma che è provocata solo ed esclusivamente da una degenerazione psichiatrica della capacità di una parte considerevole dell’opinione pubblica e dei suoi rappresentanti e interpreti di rapportarsi in maniera normale con la realtà.

Il caso del messaggio alle Camere di Napolitano è emblematico. Tutti conoscono la situazione drammatica del sistema carcerario e tutti sono a conoscenza che per risolvere un cancro contro il quale si scaglia l’intera Europa c’è l’assoluta e urgente necessità di una riforma della giustizia seguita da un indulto e da una amnistia. La consapevolezza, a parole, è generale. Ma quando il Capo dello Stato ufficializza una proposta al Parlamento che già aveva anticipato in passato la sindrome paranoica scatta come un riflesso pavloviano.

E dalla parte malata della società parte un’operazione rivolta a bloccare qualsiasi iniziativa diretta a riformare la giustizia, a svuotare le carceri e a mettersi in regola con l’Europa con la denuncia che a beneficiare della complessa e sacrosanta operazione potrebbe essere anche Silvio Berlusconi. Napolitano ha commentato la vicenda sostenendo che chi contesta le sue indicazioni è talmente ossessionato dalla voglia di eliminare una persona da fregarsene delle necessità di un’intera comunità.

E con la sua battuta ha centrato perfettamente il problema. C’è una minoranza paranoica che vede Berlusconi dietro ogni angolo e che, per la propria forsennatezza mentale, continuerà a vederlo anche quando sarà morto fisicamente. Un rimedio contro questa sindrome non esiste.

Solo il tempo riuscirà a mitigare ed eliminare questa psicosi di massa. Ma solo a condizione che chi l’alimenta in continuazione e l’ha trasformata nel sistema migliore per tutelare i propri interessi e privilegi venga denunciato e smascherato. L’antiberlusconismo, infatti, è diventato una psicosi di massa perché qualcuno lo considera un ottimo affare e una sicura assicurazione per la vita.

E non perde una sola occasione per diffonderlo come Assad ha fatto con il gas nervino per consolidare il proprio potere e, soprattutto, per imporre la propria volontà al resto della società italiana. Tutti conoscono i nomi e i cognomi di questi gassificatori di coscienze e tutti conoscono il loro modo di operare usando strumentalmente l’antiberlusconismo per aumentare il proprio potere di condizionamento della politica nazionale. Per frenarli non c’è bisogno del Prozac. Solo di informazione corretta e senza sudditanze di sorta!


Quel poco che resta del finto Ventennio
di Vittorio Sgarbi
(da “il Giornale”, 10 ottobre 2013)

C’è qualcosa di stolido nel giubilo o nella mestizia con cui si parla della fine del Ventennio berlusconiano come della fine di un’epoca, evocando il Ventennio fascista. Che fu tale per infamie e anche per grandi imprese, di cui ancora vediamo gli effetti. Per tutte, nel campo che conosco meglio, la legge di tutela del patrimonio artistico e culturale.

Nulla di tutto questo, in nessun settore, tanto meno quello legislativo, si può dire dell’inconsistente Ventennio berlusconiano. Prima di tutto perché Berlusconi ha governato per circa 8 anni. Poi perché non ha elaborato efficaci leggi ad personam ma almeno due leggi contra personam determinanti per le sue condanne più gravi: la decadenza da parlamentare e l’interdizione per 6 anni, stabiliti dalla legge Severino; 7 anni in primo grado per la legge sulla prostituzione minorile voluta da due parlamentari del Pdl. Inutile ricordare che per lo stesso reato, nel 1953, 60 anni fa, in una Italia evidentemente più liberale, Pier Paolo Pasolini fu assolto.

In realtà si può dire, con distacco, che quel Ventennio non sia mai cominciato. Berlusconi ha rappresentato la speranza ed è stato il rifugio e il simbolo per tutti quelli che non votavano a sinistra. Lui da solo è stato uno dei due poli. Senza di lui si passa dal bipolarismo al polarismo, con una grande ammucchiata al centro e due ali laterali di modesto ingombro e comunque contrapposte. Berlusconi lascia un vuoto, incolmabile. Il centrodestra è stato lui. Una grande illusione e un grande inganno con i correttivi antiliberali e statalisti di Alleanza nazionale e della Lega, con traditori e falsari come Fini e Bossi, tenuti insieme per fare massa contro i comunisti, spesso più liberali, sempre confusi.

Berlusconi ha fatto la resistenza contro il fascismo giudiziario, ha restituito dignità ai vilipesi partiti tradizionali. Ha combattuto contro l’oscurantismo di Di Pietro che non ha perseguito i corrotti, ma cancellato le idee e i partiti costringendo l’Italia a un bipolarismo innaturale. Ora Di Pietro, con la sua barbarie culturale, è stato sconfitto, non da Berlusconi, ma un’ora di televisione di Stato di sinistra, un’ora della solitaria Gabanelli. Caduto l’uno, cade l’altro. Che era l’ultimo grande obiettivo della magistratura di Sinistra. Il ciclo è chiuso. E la magistratura non saprà più chi combattere. Simul stabunt simul cadent.

Con la caduta di Berlusconi finisce l’unico Ventennio: quello della magistratura. Berlusconi negli ultimi tempi aveva coscienza del suo destino come delle sue difficoltà, e ripeteva come una ossessione: «Il premier non ha potere se non di fare l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri ». In realtà, in democrazia, il potere non è quello che hai, ma quello che ottieni. Lo dimostra Napolitano, l’unico vincitore. In questo inutile Ventennio.


Silvio Berlusconi, difficile la clemenza per corruzione e frode fiscale. Lo confermano Piero Longo e Giovanni Tamburino
di Redazione
(da “L’Uffington Post”, 10 ottobre 2013)

Bene l’amnistia e l’indulto, ma è “difficile” che si possano applicare al caso di Silvio Berlusconi: “Bisognerà vedere come sarà formulato il testo. È un dato di fatto che stando al percorso storico, l’amnistia finora ha riguardato reati che avevano come pena massima tre o quattro anni, escludendo la frode fiscale. L’ultimo indulto approvato, invece, escludeva esplicitamente i reati fiscali e finanziari”. Lo sottolinea Piero Longo, avvocato del Cavaliere e deputato del Pdl, in un’intervista al “Messaggero”.

Amnistia e indulto – spiega – sono interventi tampone, ma la situazione delle carceri italiane è al di là dell’orrore e dunque è necessario intervenire subito, con entrambi i provvedimenti”, dice Longo. “Solo dopo si potrà pensare a modifiche come la riduzione della custodia cautelare in carcere e la depenalizzazione, a partire dalla eliminazione della detenzione come unico intervento”.

Quanto alla domanda di affidamento ai servizi sociali per Berlusconi, dice l’avvocato, “preferisco non parlare, perché nessun atto rivolto al tribunale deve essere anticipato tramite i giornali. Quello che posso dire è che generalmente al tribunale di sorveglianza di Milano bisogna aspettare un anno o un anno e mezzo per ottenere una decisione, ma nel caso di Berlusconi i tempi sono sempre stati molto più celeri”.

Tamburino: “La clemenza non riguarda i corruttori”. “Un provvedimento di clemenza non riguarderebbe i corruttori”. Lo dice in una intervista alla Repubblica, Giovanni Tamburino, direttore delle carceri italiane secondo il quale, dal messaggio di Napolitano su indulto e amnistia sono i fuori i reati commessi dai “colletti bianchi”. “L’intervento del Capo dello Stato – spiega – si riferisce alle migliaia di detenuti stipati nelle celle per reati di scarsa gravità e comunque tipicamente quelli commessi da persone ai margini della società, perchè sono proprio questi che affollano le carceri”. Quanto ai reati dei cosiddetti “colletti bianchi”, “credo che a stento – aggiunge Tamburino – si arrivi a un migliaio di casi sugli oltre 64.500 detenuti oggi. Quindi è evidente che questa realtà è proprio fuori dall’ottica del messaggio di Napolitano”.


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1 commento

  1. Commento by zarina — 11 Ottobre 2013 @ 19:18

    Condivido l’analisi di Sgarbi e la diagnosi del sempre ottimo Diaconale   Però,   più che la terapia,   a me sembra che manchi   la volontà di disintossicazione, a tutto vantaggio degli spacciatori di odio e disinformazione.

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