Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

STORIA: I MAESTRI: Napoleone Bonaparte. Prima attacco poi vedo

28 Giugno 2014

di Raimondo Luraghi
[da ‚ÄúLa fiera letteraria‚ÄĚ, numero 37, gioved√¨, 12 settembre 1968]

DAVID CHANDLER
Le campagne di Napoleone
Rizzoli, pagine 1360, lire 7500.

La letteratura italiana su Napoleone Bonaparte √® sterminata. Eppure √® sor ¬≠prendente constatare quanto poco sia stato studiato quello che √® l’aspetto fondamentale della personalit√† napo ¬≠leonica: il militare. E quel poco √® per

pi√Ļ dovuto a uomini che non face ¬≠vano prevalentemente professione di storia, come ad esempio l’indimenti ¬≠cabile Waterloo, del generale Pollio.

Si deve quindi salutare come un av ¬≠venimento la traduzione italiana delle Campagne di Napoleone, dovuto a uno studioso britannico: David Chandler, insegnante alla Reale Accademia Mili ¬≠tare di Sandhurst. Per la prima volta il pubblico del nostro Paese e i nostri studiosi hanno a disposizione un’opera che non solo offre un’analisi minuzio ¬≠sa ed esauriente del pensiero strategi ¬≠co e tattico di Napoleone ma che, a differenza di vecchie opere anche ec ¬≠cellenti come quella del prussiano Yorch von Wartenburg, appare aggior ¬≠nata in base alle esperienze pratiche ed agli studi pi√Ļ recenti.

Il Chandler ha saputo padroneggia ¬≠re, attraverso quattro anni di lavoro, una immensa bibliografia: il quadro che ne esce √® grandioso, analitico e nello stesso tempo organico e comple ¬≠to. Alle vicende personali e politiche di Napoleone, all’et√† che fu sua, l’auto ¬≠re dedica quel tanto di spazio e di at ¬≠tenzione che sono sufficienti ad inqua ¬≠drarne in maniera sintetica la sua fi ¬≠gura di generale e di stratega.

E’, per√≤, necessario osservare che egli rimanda costantemente ai maggio ¬≠ri studiosi dei problemi politici (e non solo politici) dell’epoca, come Georges L√©febvre, di cui mostra un’ampia e meditata conoscenza. Ma il vero, il reale tema dell’opera √® altrove. Quale fu, veramente l’essenza dell’arte mili ¬≠tare napoleonica? Come avvenne che le concezioni tattiche e strategiche del grande Imperatore si generarono e si svilupparono, dai primi passi alla ma ¬≠turit√†? E come fu che egli riusc√¨ a mutare durevolmente e per sempre (almeno fino a questo momento) l’o ¬≠rientamento dell’arte della guerra? Qual era, in sostanza, il ¬ę segreto ¬Ľ delle vittorie napoleoniche?

Napoleone √® uno dei condottieri pi√Ļ difficili da ridurre in schemi. Non era un artista della guerra come Epa ¬≠minonda, Annibale o Lee; n√© un con ¬≠dottiero come Caio Mario o Garibaldi il cui ¬ę segreto ¬Ľ stava essenzialmente nella immensa forza morale della vo ¬≠lont√† trascinatrice. Studiare, nella strategia di Annibale, il concetto del duplice avvolgimento d’ala come tema costante della sua strategia continuamente rivissuto e foggiato in forme nuove, estemporanee, originali e im ¬≠prevedibili, √® uno tra i pi√Ļ grandi pia ¬≠ceri intellettuali. Lo stesso accade per Epaminonda e il suo attacco d’ala, o per il metodo di Lee di usare la forti ¬≠ficazione campale come elemento per la manovra sia tattica che strategica. In tale senso questi tre condottieri sono probabilmente, nell’intera storia dell’arte militare, i soli le cui concezio ¬≠ni strategiche pi√Ļ Si avvicinino ad es ¬≠sere un prodotto puro di intelligenza assoluta.

Nessun piano d’operazioni

Ma l’arte militare napoleonica (simi ¬≠le, in questo, a quella di Cesare) √® ap ¬≠parentemente la pi√Ļ inafferrabile, ap ¬≠parentemente priva di un tema comu ¬≠ne. E’ tuttavia parere del Chandler che tale tema esista: del resto gi√† Jo- mini era stato di questa opinione ed aveva creduto di rintracciarlo nella manovra per linee interne. Il Pieri in un suo breve, ma fondamentale stu ¬≠dio, aveva invece posto in rilievo l’uso spregiudicato della intimidazione stra ¬≠tegica: ma aveva anche osservato co ¬≠me il vero ¬ę schema ¬Ľ napoleonico fos ¬≠se proprio per cos√¨ dire, di non avere schemi.

David Chandler dedica una serie di paragrafi allo studio delle origini stori ¬≠che e della genesi del pensiero milita ¬≠re napoleonico. In queste pagine (che si sarebbero volute pi√Ļ ampie e per cui quindi il ricorso al fondamentale studio del Colin su L’√©ducation militaire de Napol√©on rimane indispensa ¬≠bile) vengono lumeggiati tre elementi: l’influsso, cio√®, esercitato su Bonaparte dalle teorie del Bourcet e del Du Teil rispettivamente sulla guerra in monta ¬≠gna, sull’uso degli eserciti nazionali di massa e sull’impiego dell’artiglieria. Di questi, il terzo fu probabilmente quello in cui si espresse il contributo pi√Ļ propriamente napoleonico all’arte della guerra: ch√© gli eserciti nazionali egli li trov√≤ gi√† pronti, creati dall’immensa forza suscitatrice della Rivolu ¬≠zione francese.

La fortuna di Bonaparte fu quella di non essersi trovato troppo presto a capo di eserciti eccessivamente nume ¬≠rosi. Egli evit√≤, cos√¨, di essere schiac ¬≠ciato da compiti per cui non aveva an ¬≠cora l’esperienza (come sarebbe suc ¬≠cesso durante la guerra civile america ¬≠na al generale McClellan). La campa ¬≠gna d’Italia rimane, nel pensiero del ¬≠l’autore, la chiave per tutti gli eventi successivi. L√† Bonaparte svilupp√≤ per la prima volta con immenso successo l’intimidazione strategica (Montenotte); la manovra per linee interne (Lo ¬≠nato e Castiglione); e, sul piano tatti ¬≠co, l’uso dell’artiglieria tenuta in pu ¬≠gno dal comandante in capo per fran ¬≠tumare il fronte nemico con il fuoco prima che le colonne di fanteria gli dessero, alla baionetta, il colpo finale.

¬ę Je n’ai jamais eu un pian d’operation ¬Ľ; ¬ę Je m’√©ngage, depuis je vois ¬Ľ. Questo era ci√≤ che Napoleone ebbe a dire di se stesso. E per quanto rivela ¬≠trici siano queste frasi circa la immen ¬≠sa sua adattabilit√†, la sua mancanza di schemi, la sua capacit√† di mutare ful ¬≠mineamente piani, direzioni di attac ¬≠co, linee di operazione ad ogni emer ¬≠genza, esse non dicono tutto. Il Chan ¬≠dler mette giustamente in rilievo un altro giudizio di Napoleone: ¬ę Il fuoco deve essere concentrato su un sol pun ¬≠to, ed appena una breccia si apre, l’e ¬≠quilibrio √® rotto e il resto non conta pi√Ļ nulla ¬Ľ. E la cosa pi√Ļ straordinaria √® che verso quelpunto le divisioni francesi marciavano sin dall’inizio non gi√† della battaglia, ma dell’intera campagna.

Il capolavoro di Ulm

Chandler mette bene in rilievo come la tattica napoleonica sul campo non fosse che la continuazione della sua logistica (cio√® dell’organizzazione del ¬≠le sue marce) e come il tutto si inqua ¬≠drasse nella sua strategia, avente un solo fine: la massa principale del nemi ¬≠co. ¬ę Io non vedo che una cosa: le mas ¬≠se ¬Ľ, egli soleva dire. La direzione del colpo principale nella sua strategia era fissata fin dall’apertura della cam ¬≠pagna (pronta, beninteso, ad essere fulmineamente mutata ad un mutare di prospettive): la battaglia non era che il momento finale, l’istante in cui il suo pugno di ferro colpiva l’avversa ¬≠rio dopo essere stato orientato e diret ¬≠to fin dall’inizio (e, in questo senso, il capolavoro napoleonico fu probabil ¬≠mente Ulm, ove, giunti i due eserciti sul campo, gli austriaci si trovarono gi√† talmente battuti senza speranza che non rimase loro se non la resa senza combattere).

In ci√≤ si inseriva naturalmente l’im ¬≠piego dell’artiglieria: non gi√†, come nel ‘700, in funzione di semplice ap ¬≠poggio sul campo di battaglia, ma co ¬≠me un vero e proprio maglio che dove ¬≠va vibrare il colpo (la cui forza era andata concentrandosi) esattamente nel punto pi√Ļ debole, colpendo il quale tutto il dispositivo avversario sal ¬≠tava.

Le pagine successive non sono che una stupenda esemplificazione (attra ¬≠verso quadri appassionanti) del modo con cui questo fondamentale sistema fu applicato, con coerenza e lucidit√† impressionanti, da Austerlitz a Jena, a Wagram sino alle campagne del 1814 e del 1815 che, per non essere state vit ¬≠toriose, furono nondimeno tra le pi√Ļ splendide della strategia napoleonica. Il Chandler, crediamo, mette bene in rilievo che a Waterloo la sconfitta fu essenzialmente tattica: il pugno cio√® (per continuare nella nostra immagi ¬≠ne) fu vibrato con abilit√† e maestria straordinarie; esso scart√≤ con precisio ¬≠ne cronometrica la guardia del nemi ¬≠co; ma al momento dell’urto finale la botta non fu amministrata con la con ¬≠sueta precisione e sicurezza. L’ostina ¬≠ta resistenza di Wellington, l’arrivo di Bluecher (che i collaboratori di Napo ¬≠leone si lasciarono ¬ę scappare ¬Ľ ) gli co ¬≠starono la vittoria e il trono. Queste pagine su Ligny e Waterloo sono tra le pi√Ļ magistrali del Chandler. Water ¬≠loo non pu√≤ essere veramente capita che nel quadro dell’intera campagna, che fu tra le pi√Ļ magistrali di Napo ¬≠leone.

I difetti non mancano: l’organizza ¬≠zione dello Stato Maggiore Generale napoleonico non √® sufficientemente chiarita; l’effettivo metodo di impiego dell’artiglieria sul campo √® precisato solo vagamente (scarsa √® la caratteriz ¬≠zazione della riserva d’Armata, cos√¨ importante per intendere il pensiero militare napoleonico). Manca poi del tutto ogni analisi sul nuovo carattere di guerra ¬ę industriale ¬Ľ generata dalla rivoluzione tecnologica. Sarebbe inte ¬≠ressante vedere fino a che punto il fuoco tambureggiante dei cannoni na ¬≠poleonici fosse reso possibile dalla nuo ¬≠va capacit√† produttiva delle fabbriche che l’incipiente rivoluzione industria ¬≠le andava scatenando. Nella cam ¬≠pagna di Russia, per esempio, gi√† ap ¬≠paiono chiare le linee di una strategia nuova, che avrebbe potuto estrinsecar ¬≠si completamente solo con l’avvento delle ferrovie e dei telegrafi. Qui sta il vero motivo della disfatta finale del condottiero: egli aveva cercato di eri ¬≠gere un edificio pi√Ļ imponente e pi√Ļ complesso di quello eh . i mezzi tecnici del suo tempo consentissero. Ma in ci√≤ si sentono gi√† gli echi di battaglie e di problemi futuri che egli lascer√† in re ¬≠taggio alle generazioni successive, ai Grant e ai Moltke.

Ma tutte queste sono mende minori.
Il libro √® destinato a fare epoca. La sua ricchezza, la sua profondit√†, la lu ¬≠cidit√† del quadro che esso fornisce so ¬≠no veramente indimenticabili. Sebbe ¬≠ne superi le mille pagine, lo si legge senza interruzione sino alla fine. E non solo per motivi di interesse mili ¬≠tare. Nelle pagine del Chandler la guerra appare veramente come l’urto supremo tra concezioni diverse del mondo e della vita, in una parola tra civilt√† diverse. Il dramma napoleoni ¬≠co, che nelle trattazioni puramente ¬ę politiche ¬Ľ viene in un certo senso appiattito, acquista cos√¨ rilievo ed una straordinaria immediatezza. Questo √®, veramente, saper scrivere la storia: qu√©sto d√† a David Chandler non solo la qualifica di storiografo, che √® qual ¬≠cosa, ma quella di storico, che √® molto di pi√Ļ.


Letto 1448 volte.
ÔĽŅ

Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart