Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Sulla scheda una parolaccia

7 Novembre 2012

Ormai mi trovo d’accordo con gli avversari del passato. Chiuso il periodo dell’antiberlusconismo per mancanza del bersaglio, sta emergendo che anche il Pdl, prima accanito sostenitore del bipolarismo, si sta convertendo in buona sostanza al vecchio sistema proporzionale. Che cosa vuol dire, infatti, stabilire una soglia, quella del 42,5%, che già in partenza si sa che non sarà raggiunta non solo da un singolo partito, ma da una intera coalizione? Significa mandare in parlamento i rappresentanti del popolo in modo pignolescamente proporzionale così che le maggioranze, le più inattese e disparate, si formeranno a urne chiuse e dopo estenuanti trattative, in forza delle quali qualsiasi programma presentato agli elettori sarà tradito. E ogni partito potrà dire al suo elettorato che il tradimento è stato la conseguenza di questa trattativa. Un po’ come l’altro giorno quando Berlusconi ha chiesto scusa agli italiani per non essere riuscito a mantenere le promesse, attribuendone la responsabilità agli altri.

Leggo e condivido:

“Il Pd: “Casini non scherzi”.  “Non può essere accettata una legge elettorale che certifica in partenza l’ingovernabilità. Non è un problema del Pd ma dell’Italia”. Lo dice il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Sul tema interviene anche il coordinatore della segreteria nazionale del Pd, Maurizio Migliavacca: “Nessuno vuole il 55 per cento dei seggi con il 30 per cento dei voti. Casini eviti di scherzare su un tema così serio”. Contro il blitz anche Matteo Renzi: “Vorrei una legge elettorale – scrive su Twitter il sindaco di Firenze – in cui dopo un’ora chi perde si congratula con chi vince. No al porcellum. Ma la modifica proposta è quasi peggio!”.”

Mi pare che la soglia proposta dal Pd del 40% sia più che ragionevole e, secondo me, addirittura ancora troppo alta per poter garantire la governabilità del Paese.
Io appartengo alla razza di coloro che sostengono che un partito o una coalizione che sopravanzi gli avversari anche di un solo voto debba prendersi tutto, ossia maggioranza parlamentare, governo e presidenza del consiglio.
L’Italia offre abbondantemente l’esempio che qualunque sistema diverso dal sistema di cui sopra, che chiamerei sistema pigliatutto, produce ingovernabilità.

Ricordo quando Alcide De Gasperi introdusse il maggioritario nel 1953 e il vecchio Pci in modo particolare vi si oppose definendo la nuova legge come legge truffa.

“Promulgata il  31 marzo  1953  (n. 148/1953), la legge, composta da un singolo articolo, introdusse un  premio di maggioranza  consistente nell’assegnazione del 65% dei seggi della  Camera dei deputati  alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più uno dei voti validi.” (qui ).

Se la si analizza oggi, dopo le catastrofi che ci hanno preceduto, si può ammettere che fu una legge preveggente, con in più il merito di dare il premio di maggioranza a chi la maggioranza se l’era comunque conquistata nell’urna.
Eppure si gridò allo scandalo e la legge fu presto abrogata.

Oggi ci troviamo in una situazione assai più critica, che giustifica, a mio avviso, un maggioritario ancora più spregiudicato rispetto al passato.
Non essendo immaginabile che un partito o una coalizione possa raggiungere il 50% più 1 dei voti e aggiudicarsi così un premio di maggioranza, la soglia va abbassata. E in questo senso si sta lavorando. Ma abbassata di quanto?

È mia convinzione che per non mandare a vuoto una tornata elettorale (con quello che ci costa) la soglia debba scendere anche al di sotto di quel 40% gradito al Pd. Su tutto deve prevalere infatti la governabilità, che in politica è un bene primario.

Già ora, in tante realtà, viene forzato il risultato. Ad esempio, nel calcio può succedere che in una partita  una squadra sia infinitamente più brava e più forte dell’altra, ma esca perdente dal confronto. Nessuno oserà mettere in discussione il risultato, poiché questa è una riconosciuta regola del gioco.
Una volta che anche in materia elettorale ci saremo dati una regola che sia al servizio della governabilità, questa regola deve diventare per ciò stesso democratica e giusta.

Per questo io mi rifiuterò di esprimere il mio voto se mi troverò di fronte ad una legge che perpetuasse nel Paese il disastro in cui siamo precipitati. Prenderò scheda e matita e vi traccerò sopra una parolaccia.


Travaglio qui.
Belpietro qui.
8 novembre: Marcello Veneziani qui.


Letto 1206 volte.


Nessun commento

No comments yet.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart