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Veronica Lario

22 Gennaio 2011

Tanto Santoro quanto Paragone, giovedì ad Annozero e ieri sera a L’ultimaparola, nell’iniziare i loro talk-show sul caso Ruby, hanno voluto ricordare che il tutto è nato dal giorno in cui Veronica Lario denunciò pubblicamente, era il 28 aprile 2009, i vizi privati del marito Silvio Berlusconi.

La coppia viveva separata da qualche anno, e mi pare di aver letto, ciascuno con una propria vita privata.
I due conduttori hanno fatto bene a ricordarlo.

Non fui tenero con Veronica Lario e criticai duramente (era il maggio del 2009) il suo gesto. Non si mettono in piazza i vizi del marito. A maggior ragione se si è una First Lady, una persona, ossia, che, volente o nolente, gode di uno status speciale e di privilegi di ascolto che non hanno molte altre donne italiane.

Penso che, se l’Italia sta attraversando un periodo critico nell’immaginario mondiale, una parte (non tutta, ma una parte, e significativa) della responsabilità vada attribuita proprio a lei, a Veronica.

Ancora oggi non sono riuscito a capire perché compì quel gesto folle. Non credo che non avesse presente le conseguenze che ne sarebbero derivate, che oggi sono sotto gli occhi di tutti. E allora perché? Mi domando se se ne compiaccia.

Ho sempre sospettato che quel gesto non fosse farina del suo sacco, e che qualcuno, un confidente stimato, glielo abbia suggerito per uno scopo politico, perfettamente raggiunto, come si vede.

Eppure Veronica Lario (al secolo Miriam Raffaella Bartolini) viene dal mondo dello spettacolo. Lo conosce bene. Quello che porta è ancora il suo nome d’arte. La sua ascesa nella società la deve, pure lei, a Silvio Berlusconi che un giorno la incontrò e la scelse. Come ha scelto tante altre ragazze.

Scriveva Vittorio Feltri il 30 aprile 2009 su Libero:

“Un pregiudizio che madame non dovrebbe avere perché lei stessa proviene dal mondo dello spettacolo, e memorabili sono le sue esibizioni a torace nudo sul palcoscenico del teatro Manzoni (Milano) dove Silvio la conobbe, innamorandosene.”  

Sempre su Wikipedia si leggono queste note che la riguardano:

“Miriam Raffaella Bartolini (in arte Veronica Lario) è figlia di Flora Bartolini. Fu registrata all’anagrafe con il cognome di sua madre poiché il padre naturale,sposato, non la volle riconoscere. Il padre di Flora, nonché nonno di Veronica Lario, Raffaele Bartolini, era un barrocciaio nato nel 1907 ed ucciso nel 1944 dai nazisti con altri 14 italiani nell’eccidio di Rio Conco di Vizzano.
Durante una rappresentazione al teatro Manzoni di Milano nel 1980, conobbe Silvio Berlusconi, proprietario del teatro, che a fine spettacolo volle incontrarla. Intraprese subito con lui una relazione e si trasferì a vivere nella sede operativa della Fininvest, presso villa Borletti di via Rovani a Milano. L’8 ottobre 1985, successivamente al divorzio di Berlusconi dalla prima moglie, i due iniziarono una convivenza ufficiale sposandosi con rito civile il 15 dicembre 1990”.

Dunque, Veronica frequentava Berlusconi quando questi era ancora sposato. È sbagliato dire che Berlusconi divorziò dalla moglie per sposare lei? Penso proprio di no. Cosa che non è avvenuta con le altre ragazze.

Possibile, mi sono sempre domandato, che Veronica Lario, nel momento in cui scriveva quella lettera, non si fosse ricordata del suo passato? Mi sono risposto che sì, non può non essersene ricordata.
E così mi sono convinto che Veronica Lario ha voluto ciò che è accaduto e sta accadendo.

Quando Santoro e Paragone hanno ricordato che è lei che sta all’origine dei guai attuali di Berlusconi, mi sono detto che è proprio sulle ragioni di quella lettera che bisognerebbe approfondire. Oggi ci spiegheremmo molte più cose. Ossia che non è stata un reviviscente gelosia a spingere Veronica Lario, o un suo desiderio inspiegabilmente vendicativo. Bensì, come continuo a credere, un movente politico di cui è stata consapevole strumento.

Mi sono anche chiesto tante volte perché i figli di Veronica: Barbara, Eleonora e Luigi, non abbiano impedito alla madre di fare quel gesto, oppure non ne abbiano mai preso le distanze. In questi mesi di lacerazioni che coinvolgono l’uomo a cui devono la vita, gli affetti e gli agi, avranno mai pensato di non aver fatto abbastanza per lui come figli?

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“Gli scandali a luci rosse non sono una novità della Seconda Repubblica, le feste scosciate non sono un’esclusiva di Berlusconi, la storia del nostro Paese ne è zeppa. Altro che Bunga Bunga. La differenza con il passato è che la Democrazia Cristiana aveva solidi legami con la magistratura, i servizi segreti, la polizia e i carabinieri, una rete che serviva – nei momenti essenziali – a far prevalere la ragion di Stato su qualsiasi altro tipo di pulsione o tentazione deviante, personale o di gruppo organizzato. Questo sistema ha consentito al Paese di cavarsela in periodi terribili, di mantenere la stabilità e assicurare la sovranità del Parlamento, tenendo a freno il naturale dispotismo della magistratura e dello stesso governo.”

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Il pensiero di Massimo Fini. Qui. Da cui estraggo:

“È plausibile che nei primi incontri il premier ignorasse la vera età di Ruby e che in seguito costei l’abbia ricattato come risulterebbe dalle carte della Procura. D’altronde non è che uno prima di andare a letto con una ragazza ammesso che Berlusconi ci sia andato – le può chiedere la carta d’identità. Non è reato nemmeno fare in casa propria festini dove le ragazze siedono a cena, orrore, con i seni al vento. Mi pare che qui venga fuori tutto l’ipocrita moralismo cattolico.”

“Anch’io, come tutti, non vedo l’ora che questo energumeno si tolga dai piedi, ma vorrei che fosse costretto a farlo perché ha commesso dei reati certi e gravi e non per delle dubbie infrazioni alla morale sessuale.”

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