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Vogliamo prepararci alla protesta?

3 Aprile 2012

Sono rimasti in pochi coloro che si rendono conto della presa in giro che si sta montando a carico dei cittadini.
L’operazione Monti ormai ha mostrato il suo vero volto. Si scarica sui cittadini il peso di una cattiva amministrazione dello Stato e si lasciano pressoché indenni i costi della politica e della burocrazia (quello che si taglia è un’inezia, pensate a quanto costa il Quirinale: Re Giorgio ci costa più del doppio della Regina Elisabetta).
Partiti e burocrazia la fanno da padroni e ciò che concedono è il minimo per salvare la faccia. Ma in realtà tutto resta come prima, gattopardescamente.

Anzi, i partiti si permettono perfino di sfidare i cittadini. Approfittando di un bipolarismo che è stato rissoso per colpa soprattutto della sinistra, che l’ha utilizzato per fare una guerra personale a Berlusconi, ora cercano di rinnegarlo e di fare marcia indietro per avere di nuovo le mani libere nella scelta dei programmi, dei governi e dei premier. Una pacchia per loro, un ritorno all’antico.

Come riusciremo mai ad arginare, ad esempio, la spesa pubblica se questi signori saranno liberi di fare ciò che vogliono senza l’obbligo di onorare gli impegni elettorali e soprattutto senza l’obbligo di rendere conto a nessuno? Il passato ci insegna che proprio costoro ci hanno condotto al disastro e proprio costoro non si vergognano di scaricarlo su di noi.

Già ora, nel pieno della crisi, abbiamo letto del distacco dei partiti dal paese reale. Parlamentari che rubano, parlamentari che vanno a godersi le vacanze nei posti più esclusivi mentre il cittadino stringe la cintola ogni giorno di più; parlamentari che guadagnano cifre che un normale cittadino guadagna in molti anni di duro lavoro; parlamentari che usufruiscono di una pensione da sogno anche se in parlamento ci si sono appena affacciati.
Una piaga, un cancro.

Possiamo continuare a tacere? Possiamo subire senza protestare?
Un tempo, per risolvere problemi come questo, del distacco ossia della politica dal Paese, si facevano le rivoluzioni, sempre sanguinose, si tagliavano le teste e si faceva piazza pulita. Tempi barbari? Forse.La Storiain qualche modo li ha digeriti e assolti.

Ma oggi la democrazia ha fatto passi in avanti tali che ripercorrere quella strada sarebbe un’autentica follia.
Gli strumenti li abbiamo. Si possono organizzare proteste in piazza, ma si possono, ancora di più e meglio, aggregare milioni di cittadini intorno ad una forma di dissenso ancora più forte ed incisiva.

Il punto centrale, il cuore di questo dissenso, sta nel diritto del popolo ad esercitare la sua sovranità, riconosciutagli dalla carta costituzionale.
La legge elettorale vigente era un primo passo in questa direzione, e qualche anno fa tutto faceva sperare in un ulteriore progresso.
Invece, ecco che i partiti, approfittando della crisi che ci ha frastornati, razzolano alle nostre spalle per tornare alla vecchia e sciamannata prima Repubblica.
Se li ascoltate, vi diranno che non è affatto così, ma mentono.

Ieri ci ha pensato Angelo Panebianco a scoprire le carte, uno dei pochi che è riuscito a mantenere la necessaria lucidità.
Ma quanta forza può esprimere un tale isolato, anche se autorevole, smascheramento, di contro agli osanna dei lacchè del potere?

Occorre perciò muoverci in massa.
È noto che i moderati non amano scendere i piazza. Su dieci milioni di dissidenti, sarebbe   un successo raccoglierne un milione. Troppo pochi per ottenere ciò che vogliamo.
È invece nel momento più alto della democrazia, ossia nell’esercizio del voto, che la protesta assumerebbe un valore immenso e ad essa non si sottrarrebbe nessun elettore. Potremmo diventare milioni e milioni.

Se è vero che circa il 50% degli elettori è intenzionato a non recarsi alle urne, diciamo a costoro che si aggreghino a noi.
Ho una proposta. Perché non incollare sulla scheda (o vergare di proprio pugno) un biglietto in cui è scritto, ad esempio:

Tornerò ad esprimere il mio voto quando avrete ridotto le tasse e quando potrò scegliere premier, maggioranza e programma

Pensate un momento a ciò che significherebbe trovare nel corso dello scrutinio per esempio dieci milioni di schede, e anche di più, con una tale scritta.
Credete davvero che i partiti e le Istituzioni potrebbero ignorare la protesta?
Essa varrebbe molto di più di una o più manifestazioni in piazza.
Sottovalutarla, infatti, significherebbe innescare un processo dalle conseguenze pericolose, imprevedibili ed incalcolabili.

Diamoci da fare. Diffondiamo la proposta dappertutto, così che possa raccogliere un vasto consenso.
Il tempo non ci manca. Ci dividono dodici mesi dalle elezioni politiche del 2013, e se ce la metteremo tutta potremo ancora fare molto.

www.i-miei-libri.it


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart